ISIA Firenze: cosa sta succedendo

isia firenze, toc toc firenze

L’ISIA Firenze rischia di chiudere ma non si capisce perché. Ma sopratutto molti non sanno cos’è l’ISIA, l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche. Abbiamo ripercorso passo passo quello che è successo fino ad oggi riguardo ai problemi di fondi e sedi di questa scuola d’alta formazione. Ma siamo andati anche a vedere le facce di studenti e docenti che ci vivono ogni giorno.

Non è colpa del Demanio se quando ha accettato la proposta dell’ISIA di occupare l’ex Caserma Vannini, anche il Comune di Firenze ne desiderava l’occupazione. Non è colpa del Comune di Firenze se quando l’ISIA si è accordata per la sede col Comune di Scandicci, ha deciso di rinunciare agli spazi dell’ex Caserma Vannini. Non è colpa della Provincia di Firenze se la legge 508 del 1999 gli impedisce di farsi carico delle spese ISIA e non è colpa del Ministero, se una volta arrivati alla scadenza ultima dello sfratto dall’attuale sede ISIA, non ci sono più i fondi promessi per trasferimento, ristrutturazione necessaria e mantenimento di didattica e ricerca.

In tutto questo, l’unico dato positivo è che si è presa coscienza della presenza ISIA Firenze nel territorio.
Da non sapere dove e cosa questa ISIA fosse, adesso non c’è conversazione d’attualità cittadina che non tiri in causa il nome dell’istituto con sede assai provvisoria in via Alfani.

Facendo il punto della situazione, i sostanziali problemi sono la mancanza di fondi in sfortunata contemporaneità con l’obbligo di abbandonare la sede di proprietà dell’Istituto degli Innocenti entro il giugno 2014, a causa della cessione di quest’ultima all’ente UNICEF.

Dunque il futuro dell’ISIA rimane sospeso, in pressante richiesta di attenzione ed aiuto, attendendo risposte concrete.

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Ma l’ISIA non è soltanto la sede fisica di un istituto di alta formazione nel campo della progettazione e della comunicazione,
l’ISIA è il luogo dove si vive il presente e si forma il futuro. Degli studenti e della società.
Sì, perché si è parlato di diritto allo studio, di promesse politiche, di progetti celebri ma della realtà ISIA, dell’identità ISIA, ancora non si è detto.

La prima cosa che gli studenti del primo anno si sentono dire entrando all’ISIA è ” dimentica la tua vita sociale, da oggi fai l’ISIA” e tale affermazione, seppur scherzosa, porta in sé una grande verità: la realtà ISIA si fonde con la vita degli studenti.

All’ISIA non si impara ad usare il giusto software per il giusto fine, non si impara a lavorare il materiale, non si impara a comunicare un concetto o fare analisi di un prodotto, o meglio, non solo.
All’ISIA si impara un modus vivendi, un reale approccio alla vita. E conseguentemente un approccio al progetto.

Quello che viene formato all’ISIA non è un semplice progettista, è un individuo consapevole e responsabile del proprio ruolo e della propria funzione nella società.

Per gli studenti ISIA, l’istituto non è soltanto una scuola, l’istituto diventa casa, diventa famiglia.

La stessa cosa vale per il corpo docente, che si dedica agli allievi, non per obbligo curriculare ma con impegno e dedizione profonda e personale, instaurando un legame reale con gli studenti e permettendo uno scambio personale di esperienze e conoscenze.

È da questo profondo senso di identità dell’istituto, nell’istituto, con l’istituto che è nata la grandissima esigenza di proteggere l’ISIA e di salvaguardarne l’esistenza.

I tagli del Ministero hanno già causato la chiusura di innumerevoli corsi e facoltà in tutta Italia e ad oggi nulla fa presagire che l’ISIA di Firenze non sarà l’ennesimo istituto che verrà ricordato nella memoria amara degli ex studenti.
La Provincia si impegna a sensibilizzare quanto più possibile i propri contatti alla “causa ISIA” e di concerto a permettere il totale sgombramento della sede proposta dal Comune di Scandicci, da parte del Liceo Artistico Alberti (che attualmente ne usufruisce di una parte).

In attesa dell’incontro con la Commissione Cultura e dell’appuntamento col Sindaco Renzi, gli studenti continuano la loro campagna di protesta animati dalla più nobile e profonda passione.

“noI SIAmo FIRENZE” dicono.
Loro ci sono. E Firenze?

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