Living in London #3 : il dramma dell’inglese

london, toc toc firenze

Chi sostiene che la lingua inglese sia semplice dovrebbe farsi un esame di coscienza: essere bilingue o limitarsi a hello e apple non conta.

La lingua inglese è maledettamente difficile.

E’ una delle lingue più dinamiche del mondo, con circa 500.000 termini, in continuo aumento e cambiamento. L’ostacolo più grande, soprattutto per un italiano, a parte la pronuncia, è il caos delle regole grammaticali. L’italiano ha delle regole ben definite, che, se osservate alla lettera, permettono di esprimersi in modo appropriato. L’inglese presenta miliardi di sfumature, a partire dalla pronuncia delle vocali dove il suono cambia a seconda della parola, alle parole con circa dieci significati diversi che vanno contestualizzate, ai phrasal verbs che istigano a prendere il primo volo disponibile e tornare in Italia, allo slang: essenzialmente parole senza senso o con senso completamente diverso da ciò che si vuole intendere combinate insieme nel colloquiale.

Galleggiare nel pantano dell’inglese sembra pressoché impossibile. Per non parlare dei manager a lavoro che se ne escono dicendo: “ok, ti faccio lavorare, ma in un mese devi sapere l’inglese”. Contando che la maggior parte degli italiani scende dall’aereo sapendo a malapena chiedere indicazioni per il centro città con una pronuncia da accapponare la pelle, le richieste dei boss sono molto simpatiche, soprattutto facilmente raggiungibili; aggiungendo che a Londra lavorare 50 ore a settimana è assolutamente normale, la combinazione è fatale.

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L’inglese è effettivamente l’unico, vero, ostacolo al mondo del lavoro.

Più si padroneggia la lingua, più ampio è il ventaglio di possibilità lavorative che si apre davanti. Purtroppo l’inglese scolastico non basta neanche per ordinare al ristorante. Chi ha intenzione di trasferirsi deve studiare più possibile prima di partire, per avere una base su cui migliorarsi, arricchendo il vocabolario e arrivando alle parti del discorso complesse. Si può optare per un corso di inglese appena arrivati, o poco prima della partenza, a seconda della disponibilità economica. Se i liquidi scarseggiano, un libro caldamente consigliato è “English is not easy” di Luci Gutiérrez: intuitivo, essenziale, ironico, impari l’inglese facendoti due risate. I contenuti sono spesso a sfondo sessuale, quindi non è adatto ai più piccoli, ma è ben organizzato in “lezioni” che aumentano progressivamente di difficoltà.

Altra risorsa a costo zero sono i podcast, disponibili online in larga misura. Anche mettere una qualsiasi radio inglese come sottofondo per le faccende di casa o per cucinare è un buon esercizio. Più si riesce ad inserirsi nella lingua più è facile comprenderla. Film, libri…
All’inizio sembra impossibile riuscire a carpire anche solo una parola, ma, piano piano qualcosa di distingue, andando sempre a migliorare. Un altro consiglio è lo scambio lingua. A Firenze vengono organizzati spesso incontri tra persone straniere e fiorentini, per parlare in italiano e in inglese davanti ad un caffè. Un sito sicuro e molto utile è Conversation Exchange: si inseriscono i dati, la lingua che si conosce e quella che si intende imparare/migliorare e si scorrono i profili delle persone che, per un certo periodo, si trovano a Firenze. Qualche tempo fa è uscito un articolo interessante dove diversi imprenditori lamentavano il fatto di avere posti di lavoro vacanti ma di non riuscire a trovare candidati che sapessero l’inglese e che sapessero utilizzare il computer, social a parte. Quale scusa migliore per partire?

 

Stay tuned! Vuoi partire per Londra ma hai bisogno di qualche consiglio? Leggi gli altri articoli di Living in London!

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