Living in London #5: i motivi per partire… e quelli per non farlo.

living in london, toc toc firenze

Siamo tanti, italiani a Londra, un numero esorbitante, che lievita ogni ora di ogni giorno, alla ricerca di un America ad un paio di ore da casa.

Ci accontentiamo di qualsiasi lavoro, qui a Londra, facendo spesso quello che in Italia non ci abbasseremmo mai a fare. E poi ce lo facciamo andare bene, piangendo sulla foto di mamma prima di andare a letto, con la schiena a pezzi.

Londra non regala niente. Ti offre un lavoro, e poi un altro e un altro ancora se vuoi cambiare.

Ma senza un progetto, senza un motivo davvero forte per lasciare tutto, ne vale davvero la pena?

Nessuno ne parla, non ne parlano i giornali, non ne parla la televisione. Ci stiamo spostando in massa, rincorrendo un’America politicamente corretta ad un paio di ore da casa, che ci fa sentire indipendenti, viaggiatori del mondo. Londra non è El Dorado. Non è il paese delle meraviglie dove la vita è semplice. Londra è cara, innanzitutto. E’ caro il cibo, il costo della vita, è cara una birra al bar e una cena fuori. Sono cari i trasporti, gli affitti, l’università, i corsi. Non venite a Londra per fare i camerieri. Non venite a Londra perché siete annoiati della vostra vita in Italia. Se è “un’esperienza” quella che cercate, senza un’idea ben precisa, andate in Nord Europa, andate in America, dove di italiani se ne trovano ancora pochi, dove le possibilità di imparare un buon inglese sono ancora alte.

Certo, il lavoro a Londra c’è, eccome. Ci sono miliardi di possibilità, di aspettative. Ma, senza studiarlo, l’inglese rimane ai livelli elementari, si impara a capire, ma non a esprimersi, finendo per passare il tempo con altri italiani, perdendo la cultura, la lingua, il nocciolo stesso di un’esperienza all’estero. I tempi sono frenetici, folli. Ogni individuo è un treno che corre sul proprio binario, sfruttando ogni minuto di questa città per ricavarne meriti da inserire su un curriculum che verrà utilizzato in altri Paesi, in altre città, magari a casa sua, magari…

La solitudine ti stringe le spalle, ti penetra nelle ossa. Sei sposato col tuo lavoro. Devi pensare, mangiare, vivere, in corrispondenza di quello che fai, che si prende tutto il tuo tempo, tutto lo spazio. E non c’è tempo per l’amore, non c’è tempo per le relazioni, per l’amicizia, quelle vengono dopo. Facciamo i lavapiatti, le pulizie, i baristi, spezzandoci la schiena, tagliandoci le mani, accettiamo orari illegali firmando fogli per lavorare più di 48 ore a settimana, e ne siamo quasi contenti, perché tanto a casa non c’è niente da fare. Parliamo con gli amici su WhatsApp prima di andare a dormire, rimpiangiamo il caffè, la minuta bellezza delle città italiane, il sole che ti batte sul viso, di quel colore che qua non esiste. Rivogliamo l’Italia, la amiamo di un amore profondo, genuino, diventiamo patriottici nel momento in cui in Italia non ci viviamo più. E guai a chi la offende, la nostra patria adorata.

Ma senza un motivo, senza un’idea, se un qualunque lavoro assolve la funzione, non è Londra la città dove andare.

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Se invece l’idea ce l’avete…

Se quell’idea vi tiene svegli di notte, se vi sentite arrabbiati, di quella rabbia così forte, così grande, che poi diventa sana, perché ti fa adirare così tanto che ti costringe a muoverti, se avete quell’idea, allora venite a Londra.

La senti, subito, dopo qualche giorno in cui sei sceso da quell’aereo Ryanair, nell’aria pungente d’Inghilterra. Ti senti invadere le ossa di un’energia nuova, e ci credi, così, come se fosse sempre stato normale. Come se non ti avessero tolto il domani con manovre politiche di dubbia utilità e una crisi economica gestita male, con le tasse che ti dimezzano un magro stipendio. La senti scorrere dentro, ti innamori di quel nuovo te stesso che cammina testardo sulle strade larghe, sconosciute. Ti scopri pieno di una forza di volontà che non sapevi di avere, e leggi libri, e ti concentri ogni giorno per imparare una lingua che ti hanno sempre detto che è semplice, ma quando si tratta di scherzare… condurre una conversazione, coniugare un verbo, è tutta un’altra cosa.

Caterina Soffici, nel suo libro “Italia yes Italia no”, riassume in dieci parole il motivo che ci porta qui: “Perché a Londra si sta peggio, ma si sta meglio.

 

Stay tuned! Vuoi partire per Londra ma hai bisogno di qualche consiglio? Leggi gli altri articoli di Living in London!

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