L’odore – La bottega di Calliope

Questo è stato il tema che ha riscosso più successo all’interno del gruppo EsseCìEffe ormai da diversi mesi, riscontrando un numero record nelle presenze all’incontro e una moltitudine di testi originalissimi. C’è chi ha parlato dell’odore dei ricordi, l’odore del legno, l’odore del sangue, dell’ospedale, della pioggia. Ma uno ci ha colpito in particolare, una riflessione che ha aperto gli occhi a molti di noi, anzi il naso!
Perchè troppo spesso passa inosservato proprio il nostro odore, senza parlare di profumi, essenze o shampoo, ma letteralmente il proprio odore.
Buona lettura.

Il proprio Odore

Nell’Anno Domini duemilaesedici facciamo ancora a gomitate con catene di misteri irrisolti. Viaggiamo a cavallo del ventunesimo secolo eppure il Dio del ventesimo secolo, la Scienza, sembra battere la fiacca su tante, troppe piste. C’è qualcuno che sa spiegarmi una volta per tutte questa storia dell’energia oscura senza dover ricorrere ad altrettanto oscuri concetti? Delle probabilissime forme di vita nella galassia cosa si sa in fondo? Ma poi la rete wireless  fa o non fa male? E quali sono con precisione gli ingredienti della coca-cola? Misteri, arcani, stregonerie! Dall’universale oggettivo al particolare soggettivo l’ignoto non demorde, questa nera macchia ingorda si ingozza di false credenze, di punti ciechi, di vere e proprie falle nel sistema dell’IO ( non dell’Ios, mi raccomando). E’ forse necessario esemplificare un caso più intimo? Bene, troviamo qualcuno che conosca il proprio odore. No non sto scherzando affatto, sono piuttosto serio: l’odore personale resta il più grande mistero di sè a se stessi dopo la scoperta dell’inconscio. E non mi venite a parlare della voce! A quella in primis hanno pure dedicato un noto talent show, quindi già per tale motivo rimane fuori dal gioco dei pensieri. Senza contare poi quello stato di castrazione dell’anima universalmente condiviso che si prova nel riascoltare la propria voce registrata. Non conviene sprecare altre parole al riguardo, perchè della propria voce si sa tutto, ma proprio tutto, del proprio odore non si sa nulla. E non parlo del puzzo, dell’olezzo e del tanfo che si acquista in maniera indistinta dopo un’ora di cyclette come membri della specie homo sapiens, sarebbe troppo facile. No intendo quell’attributo, quella particolare proprietà standard per cui sono riconosciuto quando attendo, quando desidero, quando non c’è un quando: il mio odore insomma. Tentare di spiegarlo a parole rimane arduo quanto descrivere la Cappella Sistina ad un cieco. Ad esempio, Flavia mi abbraccia e fissandomi negli occhi si inventa quell’aroma di biscotto appena sfornato che le ricordo , poi però la mamma ovunque e comunque non si dimentica di rammentarmi quella punta caprina che mi caratterizzerebbe. Il fatto si tinge di ridicolo e di assurdo, come assurdo è il relativismo che lo avvolge, tanto che sia giusto pensare di non avere questo o quell’odore, ma di non avere alcun odore in partenza, per poi invece acquisirlo nelle circostanze. Forse bisognerebbe issare la bandiera bianca e stop, voglio dire ci sono questioni più importanti da affrontare: la materia oscura, l’energia oscura, l’oroscopo di Rob Brezney.. Forse le cose più ovvie rimangono quelle più sfuggenti e intangibili, quelle che ci circondano tutti i giorni e che portiamo addosso con quell’immediatezza scevra dai “perchè”. O forse, è solo la fatica e la vergogna di tentare il giro più lungo da soli, che tanto mica dobbiamo essere noi stessi a doverci riconoscere. Un vecchio sofista disse che “l’uomo è misura di tutte le cose”, ma oggi sembra più corretto dire “l’uomo è misura di tutte le cose degli altri”. Delle proprie in fondo che cosa ci rimane?  Sbaglierò, ma preferisco continuare a sbagliare di testa mia,perchè un mistero intimo come il proprio odore pesa più di centoventi verità surrogate. Quindi rigetto il sofista e accolgo il monito del vecchio stregone che rimprovera allo sciocco: “Quando sei nel dubbio, segui sempre il tuo naso”.

Paradosso dell’odore: Io sono riconosciuto per qualcosa che non so riconoscere, che non so identificare. Saranno sempre gli altri a dirmi qual’è, quindi saranno gli altri a guidarmi. Voglio essere io a farlo, anche a costo di non saperlo mai. E’ più utile sbagliare con la propria testa che accettare un surrogato di verità rivelata.

Autore: Guido Landini

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Credits: Rita M.

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