L’omicidio di Giovanni Gentile, tra realtà e complotto

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L’omicidio di Giovanni Gentile: oggi vi raccontiamo una storia controversa.

Chi era Giovanni Gentile?

Esponente del neorealismo filosofico, Ministro della Pubblica Istruzione, primo direttore scientifico dell’enciclopedia Treccani e uno degli esponenti di punta del ventennio fascista.

Durante la seconda guerra mondiale si trasferì a Firenze nella Villa Montalto, ricoprendo un ruolo politico secondario, aderì alla repubblica di Salò e assunse la direzione della rivista “Nuova Antologia”.

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L’omicidio

La nostra storia comincia sabato 15 aprile 1944 alle 13.30 quando Bruno Fanciullacci e Giuseppe Martini aspettarono il filosofo Giovanni Gentile all’entrata di casa sua. I due, fingendosi studenti, si avvicinarono all’auto di Gentile e, quando il filosofo abbassò il finestrino, Fanciullacci esclamò: <<Non uccido l’uomo ma le sue idee!>>, dopodiché Gentile fu raggiunto da una scarica di colpi d’arma da fuoco. Immediatamente trasportato del suo autista all’ospedale di Careggi, Gentile morì tra le braccia del figlio chirurgo.
Le autorità della Repubblica Sociale Italiana risposero all’assassinio incarcerando tre professori universitari, indicati dal capo della provincia come mandanti dell’agguato e utilizzati come capro espiatorio: “dieci professori universitari per far pari con Giovanni Gentile”.

Il figlio di Gentile la sera stessa dell’omicidio, si recò dal questore riuscendo a dissuaderlo e facendo rilasciare gli arrestati, ritenendo ingiusto lo spargimento di altro sangue in nome di suo padre.

Ma qualcosa non torna

Può sembrare che non ci sia niente di strano e che si tratti di un semplice omicidio di guerra ma, esaminando attentamente la vicenda anche con alcune indagini compiute ai giorni nostri, è possibile evidenziare alcuni elementi che rendono la nostra storia poco chiara.

Uno di questi è la sparizione del fascicolo “Omicidio Gentile” dall’Archivio di Stato di Firenze, dove però è presente negli atti di registro;
dalla perquisizione dell’automobile di Gentile non risultano i tre proiettili presenti nel fascicolo delle perizie, che furono consegnati alle autorità dall’autista in una busta col timbro postale di Prato giorni dopo la perquisizione mentre la macchina era sotto sequestro;
leggendo il diario di Ernesto Codignola si può trovare riferimento al fatto di “dover togliere di mezzo Gentile”.
Tutto questo solleva dubbi che probabilmente non verranno mai chiariti; resta il fatto che la morte di Gentile divise il fronte antifascista toscano.
La prima rivendicazione avvenne soltanto il 20 aprile su “L’Unità”, seguita da un volantino che girò per Firenze due giorni dopo rivendicando l’uccisione di Gentile come vendetta alla fucilazione di tre ragazzi uccisi a Campo di Marte che avevano rifiutato la leva militare. Venne subito sconfessato dal Comitato Nazionale di Liberazione toscano, che votò disapprovazione dell’omicidio con la sola astensione del PCI.

Giovanni Gentile è una delle ultime persone alle quali è stato concesso l’onore di essere sepolta tra i grandi d’Italia nella basilica di Santa Croce; questo per volere di Mussolini in segno di riconoscimento, affinché fosse da esempio per le generazioni future.

credits: Wikipedia casaggimilazzo

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Lorenzo Mattei

Diplomato cuoco, laureato in sociologia, specialista in comunicazione politica e musicista a tempo perso. Visto che ci siamo proverò a raccontarvi Firenze.

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