Marcia trionfale – La bottega di Calliope

Innanzi tutto dobbiamo un doveroso ringraziamento allo scrittore Daniele Pasquini, che è stato ospite del nostro scorso incontro di scrittura creativa e si è reso partecipe con preziosi commenti e interessanti interventi tratti dal suo ultimo libro “Ripescati dalla piena edito da Intermezzi Editore. Solo il primo di una lunga serie, tutti noi speriamo, di ospiti speciali che prenderanno parte ai nostri incontri.

Tornando a noi e ai nostri affari, la sfida di oggi è senza ombra di dubbio quella che ha colto più interpretazioni diverse da ogni scrittore del gruppo EsseCìEffe. E per diverse intendiamo veramente diverse, da chi ha preso come spunto personaggi storici, chi invece ha deciso di dare voce a trionfi più personali ed altri decisamente personali. Non vogliamo sciuparvi la sorpresa, non resta dunque che leggere oltre.

Marcia trionfale

Non ti temo morte.
Ti ho visto ma ho vinto
ed ora marcio tronfio di
orgoglio attraverso i Campi Elisi;
vi osservo vili vinti e non provo
che il desio di dominare le vostre
puerili ed insulse vite.
Ho emulato Magno,
ho riunificato il mio popolo,
ho sconfitto i miei più acerrimi nemici
ed ora vedo l’ombra della loro
torre inginocchiarsi ai miei fratelli.
Non temo la morte, non temo nemici:
il sud di italici vigliacchi
ho assoggettato con finta alleanza.
Gli ispanici mi sono fedeli temo solo
la grande isola, ma la nera mano
è già sullo stretto.
Conquistata l’Europa mi dedicherò
al napoleonico sogno e
frantumerò il polacco patto;
marciando ad est attraverso
le sovietiche steppe sconfiggerò
gli invincibili ed entrerò nella storia
come il più grande conquistatore
dopo il latino Cesare.
Non temo la morte io sono
la falce che miete le insulse pavide
e bieche vite, ripulirò il mondo
dalle impurità ed eleverò il mio popolo
ad unico imperante dominatore.

“Al vincitore nessuno chiederà mai conto di quel che ha fatto”.

Autore: Emiliano Bini

La vetta

Esco quasi fluttuando dalla cartoleria. Sento ancora il profumo di carta nuova, che adesso si mescola a quello dei fiori in boccio, e di terra fertile e bagnata. L’odore di una primavera ormai matura.
A maggio il cielo è spettacolare, ogni cosa cambia radicalmente volto, come illuminata dall’interno.
Rade, grosse, livide nuvole attraversano smarrite il cielo splendente. Macchie dense, nere e viola, così fuori posto in tutto quell’azzurro, in quella luce.
Una dolce e costante brezza ha spazzato via le loro rissose sorelle maggiori, e spento il fragoroso temporale che ha segnato la fine della notte.
La pioggia ha già iniziato ad evaporare, e respiro anche quella, mischiata agli odori di una città brulicante, e della bella stagione.
Stamattina mi sono svegliata tardi, con grande calma. E non con il gracchiante suono della radio-sveglia che per l’ennesima volta ha perso la stazione.
Nessun rumore mi ha strappata al sonno. Solo la luce del sole, che filtra languida da dietro le imposte.
Uscita di casa, in un moto di allegria, ho deciso che occorreva festeggiare, così ho fatto colazione al bar. Una coccola, un lusso da poco, ma che mi concedo raramente. Di solito ho fretta. Oggi non è così.
Il cappuccino mi rende elettrica, non ricordavo neanche più quanto fosse buono. Sopra la schiuma, il barista aveva disegnato una spiga di grano con il cioccolato in polvere. Adoro queste cose.
Una breve passeggiata mi separava dal mio obiettivo. Ed eccomi qui. Nella borsa quasi vuota identifico la chiavetta USB che contiene il mio lavoro di mesi. La fatica, lo studio, la confusione, i mille errori e le diecimila correzioni. Ma anche le scoperte, e la curiosità, le speranze e l’impegno, ed i progressi, visibili e concreti.
Varcando quella soglia, ero già piuttosto su di giri.
L’ultimo, grande tratto in salita del mio percorso universitario è ancora caldo di stampa, e pesa ora tra le mie braccia, più di quanto pensassi.
La copertina di un intenso verde salvia enfatizza il luccichio di neonate lettere d’oro.
Dentro, le pagine sono lievemente ingiallite. Sulla carta riciclata, numerose parole spiccano nitide, tracciate in lucido inchiostro nero. Parole mie. Scritte da me.
Al centro, sotto il bordo decorato, sotto il titolo in grassetto, sotto il simbolo dell’ateneo, scritto in lettere slanciate ed eleganti, come una firma ben fatta, il mio nome.

Autrice: Diletta Chirici

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Questione di bisogni

Sì come lo esimio condottiero torna in terra natia dopo mirabile trionfo, io ritornai in lo feudo mio. Ivi m’attendean festanti mille et più migliaia d’omini. V’eran madonne de li più lontani lidi, omini ch’avean sopraffatto le più truci fiere de li du mondi. Et poi v’eran chierici de le più differenti dottrine, et ancora stav lì eziandio li più gloriosi sovrani che Iddio avesse mai potuto mirare. Ogne individuo, in quello istante, era in sito solamente per magnificare la mia aulica persona. Da l’estremità a meco opposta s’alzaan inni totalmente offerti a me medesimo. Li più gloriosi facean “ la mamma di Lorenzo piscia in piedi!”, oppure “ ollellè ollallà, faccela vede’, faccela tocca’!” Lo mi sembiante era sì fiero di cotanta impresa che a stento dominai la vergogna, tuttavia io non poteo ignorar tali manifestazioni d’affezione a la mi persona de tutti li omini et le madonne ivi presenti, per lo quale motivo decisi di pronunciar favella: “ Omini et madonne de le più varie terre, dottrine et costumi, grazie, et mille migliaia di volte ancora, grazie. Tale recente et lungo momento de la mi vita fu un tormento, ma, grazie a lo Signore o a chi per esso, adesso anco io posso vociare: Laurenzio sono, et finalmente est solo esiguo lo tempo da lo quale scaricai lo ventre per la ultima volta! Omini e madonne, voglio far voi presente una cosa de magna importanza: Ne la vita, per campare, c’è lo bisogno di cacare!

Autore: Lorenzo Cambi

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Credits: Turista gratis; Emilius da atlantide

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