La distruzione del Mercato Vecchio: come perdemmo arte e buon senso

mercato vecchio, toc toc firenze

Ci sono luoghi a Firenze della quale sentiamo spesso parlare ma che non vedremo mai. Ci sono luoghi a Firenze che non stimolano la memoria neanche ai nostri nonni, eppure erano posti vivi poco più di un secolo fa. Ci sono luoghi a Firenze ricchi di storie incredibili ad raccontare, ma ricoperti da nuovi palazzi, da nuove costruzioni, da una nuova Firenze.

Stiamo parlando del “Risanamento di Firenze” avvenuto tra il 1865 e il 1895, periodo che in parte coincise con gli anni nella quale la nostra bella città fu capitale. Due luoghi in particolare subirono dei fortissimi cambiamenti: il Mercato Vecchio e l’antico Ghetto, anzi diciamo pure che vennero rasi al suolo e sulle loro fondamenta fu costruita una nuova città.

Il Mercato Vecchio di Firenze, un luogo fondamentale per la città

Il Mercato Vecchio era situato in un luogo con un forte valore simbolico: basti pensare che la Colonna dell’Abbondanza è situata al centro dell’incrocio tra il Cardo ed il Decumano.  Il Mercato Vecchio non era solo uno dei punti più importanti della città, era anche un luogo di ritrovo di estrema importanza. Se Piazza Duomo era il centro delle attività religiose, Piazza della Signoria di quelle civili, il Mercato non poteva che essere centro e sede della maggior parte delle attività commerciali.

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Questo luogo pullulava di artigiani di ogni genere, persone che in quel luogo svolgevano la propria vita dal giorno alla notte perché chi possedeva una bottega, spesso abitava al piano di sopra. Potevi comprare dal cibo, l’olio d’oliva, il vino ad addirittura trombe e nacchere nelle varie vie!

Lo sventramento del Centro Storico

Ci sono tante versioni di questa storia, una popolare ed una politica.
Nel 1880 il giornalista Giulio Piccini scrisse numerosi articoli di denuncia delle condizioni nella quale gli abitanti del centro storico erano costretti a vivere: degrado si, c’era tanto da migliorare, ma quel luogo permetteva loro di lavorare e di avere un tetto sulla testa. Infatti negli articoli, ed anche nei provvedimenti seguenti, poco contò questo aspetto fondamentale, come poco contò il valore storico e culturale di quella piazza.

Gli storici in realtà affermano che la salute pubblica ed il decoro non furono che dei pretesti che portarono allo sventramento o, come preferivano definirlo gli architetti di allora, al “risanamento” del luogo. Infatti i veri motivi sarebbero stati di tipo economico: grazie a questo si fece in modo che i ceti poveri che abitavano il quartiere fossero costretti a spostarsi fuori dal centro storico. Al posto delle loro abitazioni ed attività volevano far sorgere palazzi signorili e commerciali di alto livello.

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Nell’Aprile del  1885 venne approvato il progetto definitivo e già in Giugno tutte le famiglie della zona vennero evacuate e le proprietà espropriate. I lavori procedettero di buona lena fino al 1888 quando fu buttata giù tutta la parte tra la Colonna dell’Abbondanza e l’attuale Gilli eliminando tutti gli edifici presenti in quel raggio. Adesso la piazza appariva completamente diversa: in puro stile ‘500 con la Loggia del Pesce del Vasari sullo sfondo.

Avrebbero dovuto fermarsi ma non lo fecero

Non lo fecero perché ormai il centro era governato da forti poteri economico speculativi che desideravano per la città (?) pomposi palazzi e abitazioni di lusso. La demolizione quindi non si fermò: vennero inglobate numerosissime vie e piazze e fu inevitabile la perdita di numerosi palazzi storici, di chiese antiche, di case-torri e le vecchissime botteghe d’arte. Non dimentichiamoci però anche il vecchio Ghetto, raso al suolo assieme a ben due sinagoghe.
Tutto venne spazzato via, dall’arte alle case, dal posto di lavoro di numerosi fiorentini ai loro luoghi di culto per dare luce a Piazza della Repubblica.

Cosa perdemmo in quei pochi anni

Ciò che perdemmo fu inestimabile: 26 antiche strade, 20 tra piazze e piazzette, 18 vicoli; furono abbattuti 341 immobili ad uso abitativo, 451 botteghe e vennero allontanate 1778 famiglie per un totale di 5822 persone.

Ma non solo il lato civile ne perse ma pure quello artistico. Furono distrutti numerosi tabernacoli e chiese con opere stimate e citate dal Vasari, edifici di rilevanza storica come vecchie abitazioni delle famiglie più importanti di Firenze tra cui i Medici e gli Strozzi, e tantissimo altro.

Insomma quei luoghi che vennero “risanati” erano il vero centro caratteristico della città. Là si poteva ancora respirare l’aria originale della Firenze culla del rinascimento con i suoi palazzi e le sue strutture di epoca medievale. Non ci resta che consolarci con le numerose fotografia d’epoca e con i dipinti lontani.

Come disse il grande artista Telemaco Signorini in risposta ad un impiegato comunale che gli chiese se “quegli occhi lagrimosi” erano per le porcherie che venivano giù “gli occhi lagrimosi sono per quelle porcherie che verranno su.”

Noi  non pensiamo questo, ci chiediamo solamente se, addirittura al di là delle drastiche conseguenze civili che questa scellerata demolizione ha portato nella vita di 5822 persone, il gioco è valso la candela.

 

Credits: Vecchia Firenze Mia

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