Il nono rintocco – Raccontami Firenze

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Firenze è bella.

Firenze è antica.

Firenze è magica.
Le campane suonarono nove rintocchi. Netti, pesanti e rimbombanti.
Lei cammina veloce verso il luogo dell’appuntamento.
Sera inoltrata. Sant’Ambrogio zona Nazione, luglio.
Una telefonata di pochi secondi e sapeva che lui sarebbe arrivato.
Si erano visti solo in foto.  L’attesa è snervante e si domanda, nei minuti che passa ad aspettare, se davvero non stia facendo una cosa folle. Del resto è una novellina per questo genere d’incontri, e su internet ci si trova di tutto. Ma lui arriva davvero a bordo di una Audi nera.
E’ anche meglio di come se l’era immaginato.
– Alessandro – le dice porgendole la mano un po’ imbarazzato.
E in lei qualcosa è scattato.
Lo avverte subito.
E’ questione di pelle, di voce, di odore.
In quel preciso momento l’universo intero smette di girare. Tutto si ferma lì dov’è lui.
Del resto non è affatto male. Indossa una camicia azzurra che gli aderisce al torace quasi alla perfezione sottolineando un fisico ben lavorato.
Lei sale in macchina preoccupandosi di sistemare al meglio borsa e vestito.
Un’abile manovra e la vettura corre liscia sui viali. A luglio, le strade sono libere ed è uno spettacolo ammirare le torri vecchie di tanti secoli ma, in quelle condizioni, da quella posizione così vicina a lui, lei a stento le vede.
E’ concentrata sulle mani di lui. Perfette e un filo abbronzate.
Durante la cena in un noto locale di sushi in piazza Ferrucci, la serata si tinge di magia.
Parlano di tutto, del lavoro, dei viaggi che hanno fatto e che hanno in mente di fare.
Lui ha un passato frenetico vissuto per lavoro in tante città del mondo ma casa sua è lì a Firenze ed è tornato per restare.
Ha due occhi vispi e neri, il naso leggermente imperfetto che gli conferisce ancor più un’aria genuina e sexy. Il sorriso poi… beh quello mette fuori gioco ogni respiro. E lo esibisce con classe  come se non procurasse nessunissima reazione a chi lo guarda. Sorride ogni volta che parla del nipote. Anche lei è zia e finiscono per raccontarsi di quanto matte siano le loro famiglie.
Belle e numerose. Piene per entrambi di fratelli davvero iper presenti, ma che senza sarebbe peggio.
Poi c’è la parte più personale di ogni vita. Quella caratterizzata dagli ex, che adesso sono dimenticati e lontani, e degli amici dolci e sempre presenti. Le migliori amiche e i migliori amici. Parlano delle loro abitudini quotidiane, lo sport, lui gioca a tennis, le passioni, i progetti futuri e dei libri che lei ha scritto.
Si raccontano davvero tutto quello che colora le loro vite perchè improvvisamente la vita stessa appare fantastica e sorprendente.
Lei lo fa ridere, lui ogni tanto la sfiora e lei sente tremare il tavolino.
E’ un uomo curioso ed elegante ed entrambi si prestano attenzione. Si studiano con crescente convinzione di piacersi. Per ore sembra che nessuno sia mai entrato in quel locale. Sembra che nessun cameriere sia venuto a prendere le ordinazioni e nessun altro ceni vicino a loro.
Lei vede e sente solo lui.
E’ l’alchimia. E’ allineamento delle orbite di ogni vita. La sua si e’ schiantata contro quella di lui. Se solo si fossero conosciuti in un altro contesto lei avrebbe abbassato ogni difesa ma il desiderio di viverlo nonostante tutto è palpabile. Quando escono dal locale e’ notte inoltrata e i Lungarni sono illuminati dalle luci tiepide dei lampioni. L’aria è fresca e l’Arno li invita a camminare.
Senza smettere di parlare percorrono tutto Lungarno Serristori. Il Duomo e  Palazzo Vecchio fanno capolino maestosi dagli alti palazzi e mostrano fieri i loro colori.
I lampioni ai margini della strada si stendono, con le proprie luci, come un tappeto di eleganza. Ogni tanto passa una carrozza condotta dal fiaccherino e sembra davvero di essere nel ‘800. Lei in quel momento è una dama, lui un giovan Signore facoltoso.
Attraversano poi Ponte san Niccolò e come sfondo hanno un Ponte Vecchio che fa innamorare. Qualcuno è ancora sveglio. Le luci delle case sono accese e si riflettono sullo specchio d’acqua. Non c’è nessun altro posto al mondo dove lei vorrebbe essere.
Il cielo quella notte è completamente libero e si staglia pieno di stelle sopra gli Uffizi regalando ai due una pausa davanti alla scalinata. Da i Canottieri arriva della musica leggera. E’ un pezzo del momento e lei ne conosce il titolo è “Stay with me” di Sam Smith e sembra fatto apposta per loro.
Ma loro non si fermano. Passano sotto il corridoio Vasariano e davanti all’imbocco del ponte.
Adesso sono nel Rinascimento con le pietre delle strade e le torri che lasciano ogni turista sbalordito.
Al Ponte  Santa Trinita lui sale sul muretto e le porge  una mano.
E per la prima volta si toccano davvero.
Fiduciosa lei si fa spingere in alto e si ritrovano insieme in cima al mondo, sopra quel muretto.
Lui le sorride e fa un balzo verso il vuoto lasciandola a bocca aperta. Un piccolo salto, in realtà, per atterrare sui triangoli di pietra alla base del ponte. Si siedono lì davanti allo splendore di quella notte tutta loro e lui l’abbraccia. Lei sente il cuore di lui battergli nel petto. Lo aveva visto pulsare anche al ristorante quando gli aveva osservato con attenzione i polsi, le braccia e il collo perfetti, scoperti dalla camicia girata sugli avambracci. Aveva avuto davvero una fortuna sfacciata a incontrarlo e non faceva altro che ripeterselo. Guardando il fiume che andava ondeggiando verso Le Cascine capiscono che si sono incontrati per caso, ma che per scelta non si lasceranno più.
Se lei avesse potuto fermare il tempo lo avrebbe fermato a quella notte di Luglio.
Se lei avesse potuto scegliere una musica allora avrebbe scelto di sentire “Stand by me”di Ben E. King.
Ma qualcosa spezza di colpo l’aria estiva.
Le sensazioni si fanno confuse e in un attimo tutto viene risucchiato da un rumore forte e sgradito.
Le campane di Sant’Ambrogio stanno risuonando l’ultimo rintocco. Il nono.
Lei è ancora ferma davanti al luogo dell’appuntamento. Immobile, torna alla realtà.
Firenze se vuole ti strega.
Firenze se vuole mentire lo sa fare bene.
Lei sorride tristemente portandosi una mano allo stomaco, lì dove adesso c’è un gran vuoto.
Non c’è più traccia delle belle luci e delle tante parole.
Ha sognato tutto.
Lui a quell’appuntamento non ci è neanche mai andato.

Un racconto di Samuela Adamidis
Mi chiamo Sumela Adamidis e sono nata a Firenze, dove a tutt’oggi vivo con il mio cane, nell’aprile del ’83. Amo scrivere e questo è il mio quarto racconto.

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Credits: Giovani Racca

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