Palazzeschi e il suo dono all’Università di Firenze

aldo palazzeschi

Abbiamo incontrato il direttore del Centro di Studi «Aldo Palazzeschi», il professor Gino Tellini, per parlare delle attività che svolge e per conoscere meglio lo scrittore fiorentino di fama internazionale.

Difficile rendere l’idea in poche righe sul prestigio internazionale del Centro e sull’impegno quotidiano degli amanti degli studi letterari che lo arricchiscono giorno per giorno. Noi ci proveremo in queste poche righe, sperando di suscitare in voi quella curiosità “buona” che ha spinto noi, dopo la chiacchierata con il professor Tellini, ad andare a curiosare tra una poesia e uno sceneggiato.

aldo palazzeschi

Un fiorentino anti-accademico

Per coloro che non conoscono Firenze o la conoscono poco, alla sfuggita e di passaggio, dirò com’ella sia una città molto graziosa e bella circondata strettamente da colline armoniosissime

Qual’è stato il lato umano dello scrittore? Abbiamo chiesto al direttore qual era il rapporto di Aldo Palazzeschi con Firenze e cosa possa celarsi dietro la scelta di lasciare in eredità all’ateneo fiorentino il suo patrimonio. Ci dice in proposito il professor Tellini:

Si sa che Palazzeschi è un grande scrittore, un autentico classico del Novecento, che si caratterizza per una forte personalità antiaccademica, come mostra la continua irrisione, presente nella sua opera, nei confronti dei professori e degli eruditi di ogni età. Si legge, infatti, nella celebre «canzonetta» E lasciatemi divertire, anno 1910:

«Labala / Falala /Falala / eppoi lala / Lalala lalala. / Certo è un azzardo un po’ forte, / scrivere delle cose così, / che ci son professori oggidì / a tutte le porte!» (vv. 77-85).

Perciò ha destato stupore il fatto che Palazzeschi (alla sua morte, avvenuta a Roma nel 1974) abbia lasciato erede delle sue sostanze l’Università di Firenze. Certo è però che Palazzeschi ha sempre mantenuto verso Firenze, la città dov’è nato (nel 1885) e nella quale è vissuto fino al 1941 (quando si è trasferito a Roma), un rapporto di affetto profondo e all’Università di Firenze ha voluto lasciare in eredità i suoi libri e le sua carte (manoscritti, corrispondenza, libri, riviste, foto, ricordi di famiglia). Inoltre ha chiesto di essere sepolto nel cimitero di Settignano (sulle colline fiorentine) e lì infatti riposa, nella cappella che si trova al centro del piccolo camposanto. La carica anticonformista, antintellettuale e antiaccademica di Palazzeschi si manifesta già nel 1909, nella poesia Chi sono? dove si legge, negli ultimi due versi (vv. 21-22):

«Chi sono? / Il saltimbanco dell’anima mia».

Definirsi «saltimbanco», nel periodo in cui era in voga D’Annunzio, cioè il poeta-vate e il poeta-superuomo, era un atto, al tempo stesso, irriverente e coraggioso. Il Centro di Studi «Aldo Palazzeschi» dell’Università di Firenze è nato nel 1998, sulla base dell’eredità dello scrittore, con lo scopo di aiutare gli studenti d’italianistica meritevoli dell’Ateneo fiorentino e di promuovere la conoscenza dell’opera palazzeschiana in Italia e nel mondo. Il Centro finanzia borse e assegni di ricerca, promuove convegni e giornate di studio, e cura la pubblicazione di collane editoriali.

Carteggi, poesie, scritti sparsi e corrispondenza privata. Questo e non solo il patrimonio appartenuto al Palazzeschi

Il Centro mantiene e si prende cura di questo lascito parallelamente alla realizzazione di una rete di convegni nazionali ed internazionali e alla pubblicazione di una serie di collane e testi inediti, a cura di assegnisti, studenti laureandi e docenti. A tale proposito potrebbero interessarvi i «Quaderni di Aldo Palazzeschi», una importante collana dove sono ospitati lavori di laurea in italianistica di allievi fiorentini: sono stati editi finora circa 50 volumi, con pubblicazioni di studi dedicati alla nostra letteratura, dal Trecento al Novecento.

aldo palazzeschi

 

Un’altra collana s’intitola «Carte Palazzeschi» e vi sono pubblicati carteggi e altri scritti palazzeschiani (carteggio con Marino Moretti, con Giuseppe Prezzolini, con Giovanni Papini, con Diego Valeri, con l’editore Mondadori, con Ardendo Soffici…). La «Biblioteca Palazzechi» è un’altra importante pubblicazione che raccoglie invece studi e atti di convegni, tra cui l’omaggio donatoci dal professor Tellini, intitolato “Alle origini della modernità letteraria“. Questo volume approfondisce la Mostra del Vate di Saltimbanco, allestita presso l’Archivio di Stato di Firenze nell’autunno del 2008, con lo scopo di guardare alla poesia come importante reperto storico-culturale e non solo come realizzazione artistico-letteraria.

L’eredità di Palazzeschi all’Università di Firenze

Abbiamo appreso dal professor Tellini che il patrimonio ereditato dall’Università di Firenze non si limita alle sole opere letterarie, scritti sparsi, poesie, carteggi e corrispondenze. Palazzeschi era appassionato di pittura e ha scritto in proposito numerosi articoli, raccolti nel volume, edito dal Centro di Studi, “Scritti sulle arti figurative” (stampato nel 2008). Ma è stato anche amico di artisti, come Umberto Boccioni, Ottone Rosai, Filippo De Pisis, Mario Marcucci, Nino Tirinnanzi e altri. Nel suo lascito all’Università di Firenze si trovano, insieme a tele di Marcucci e altri artisti, dodici magnifici quadri di Filippo De Pisis, che il Centro ha dato in deposito al Comune di Firenze, che li espone nell’appena inaugurato Museo del Novecento.

Credits: ColombiaEdu, Arte.it, vivalascuola  

 

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