Parole fiorentine #1

parole fiorentine, toc toc firenze

Una parola sconosciuta del fiorentino, una parola italiana che i fiorentini usano in maniera strana e una parola fiorentina arcinota in tutta Italia: ogni settimana gli autori di Una parola al giorno.it vi proporranno un tris di parole così strutturato, in un percorso alla riscoperta della lingua parlata a Firenze.

Scacato

Si dice scacato, o scacagnato, il modo di parlare becero del vero fiorentino. È vero, vorrebbe essere una parola spregiativa; ma l’essere scacato è spesso un punto d’onore, per il fiorentino, che ostenta con fierezza la sua parlata sia fra i suoi concittadini sia con chi viene da altre parti d’Italia. Il carattere più evidente del parlar scacato è la perdita dell’elemento occlusivo di certe consonanti – che vengono quindi dette senza chiudere la bocca e bloccare il flusso d’aria del parlare: è il caso della seconda p di papa, della g di gente, della t di carota e della seconda c di scacato, di cui ora comprendiamo l’origine: un’onomatopea che descrive il famoso “ovo in bocca” con cui parlano i fiorentini.

Ghianda

E ll’è di ghianda! Con questa espressione il fiorentino comunica che qualcosa è di bassa qualità. Ma che c’entrano le ghiande? La storia è la stessa della ciofeca: in tempo di guerra, o comunque in tempi di grave povertà, quando non ci si poteva permettere il caffè, ci si ingegnava a trovare una bevanda che gli assomigliasse, anche solo alla lontana. In certe parti d’Italia si usavano le radici dello zigolo dolce (chufa in spagnolo, da cui ciofeca), mentre in Toscana si usavano le ghiande macinate. Il risultato non era un gran che. A dirla tutta, era acqua macchiata. Ma da quella situazione di disagio, lo spirito ironico del fiorentino ha mutato la ghianda in vivace antonomasia per indicare, in generale, qualcosa di poco buono. 

Garbare

In questo verbo tipicamente fiorentino si uniscono raffinatezza e vigore. Infatti il “mi garba” non è un “mi piace” ottuso, né un sofisticato “gradisco”, né un “apprezzo” contabile. Il garbare comunica l’andare a genio con una grazia gentile e schietta, e non senza una vivida forza espressiva che riempie la bocca. Dire “la ribollita mi piace” dà l’idea di aver trasmesso un’informazione asettica con le mani raccolte in grembo; dire “la ribollita mi garba” invece esprime un gradimento che salta fuori da pancia e cuore accompagnato da un gesto ampio delle braccia – ma senza volgarità: garbo deriva dall’arabo qālib, modello, significando un paradigma di grazia.

Vi aspettiamo mercoledì prossimo con tre nuove parole fiorentine!

Sei un appassionato di fiorentino? Scopri subito tante altre parole fiorentine!

Credits: Matteo De Felice

Top
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE