Parole fiorentine #15: pettata, scrio, sicché

Proseguiamo la nostra esplorazione del fiorentino con tre nuove parole.

Pettata

A Firenze per pettata si intende una salita eccezionalmente ripida. Da San’Alessandro a Fiesole c’è una vista!… Ma che pettata, per arrivarci. Si tratta di un derivato di petto: infatti salendo i pendii più scoscesi gli animali da soma sforzano in particolar modo i muscoli del petto – un po’ come faremmo noi scalando una parete. Da questa osservazione così fisica, quasi anatomica, si ottiene una parola che magnificamente dipinge una salita attraverso lo sforzo che richiede.

Scrìo

Questa parola, usata sempre con una ripetizione che la raddoppia (scrio scrio), ha origini antiche; infatti deriva dal verbo latino screare, che propriamente significa scatarrare. Il significato ne che acquista è quello di puro, schietto, e anche ben conservato – come idealmente è ciò che è stato spurgato (a forza di sputare catarri). Certo non è un’immagine aulica, ma viene descritta con grazia, e l’attenzione è tutta volta a un senso di semplicità e di purezza. Può essere scria scria un’osservazione diretta e sincera, può essere scrio scrio un vino schietto e privo di sofisticazioni, può essere scrio scrio un tema stiracchiato e un po’ troppo semplice.

Sicché

Questa congiunzione, composta da e che, sarebbe un piano sinonimo di e di conseguenza, e perciò; ma i suoi usi sono estremamente versatili. Infatti accanto al suo impiego conclusivo (Eri in ritardo di un’ora, sicché mi son preso un bicchiere di vino), può anche essere impiegata interrogativamente, con un uso assoluto (Sicché? Ci sei uscito?); ed è proprio quest’ultimo uso a rappresentare un tratto caratteristico della parlata fiorentina. Un’espressione che riempie la bocca e che incalza amichevolmente l’interlocutore.

Alla prossima, con tre nuove parole fiorentine!

Sei un appassionato di fiorentino? Scopri subito tante altre parole fiorentine!

credits: Chris Yunker

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