Parole fiorentine #17: brindellone, impazzare, moccolo

parole fiorentine

Una parola pasquale, una parola italiana che a Firenze ha un significato speciale e una parola celebre dall’etimo inaspettato.

Brindellone

La domenica di Pasqua si avvicina, e con essa lo Scoppio del Carro – una tradizione vecchia quasi mille anni. Ora, tutti i fiorentini sanno che il carro carico di fuochi d’artificio che viene acceso dalla colombina si chiama brindellone – e che questa parola è stata estesa a significare anche le persone alte e malvestite. Ma perché? Quale è il nesso?
L’antica parata organizzata dalla Zecca di Firenze ogni 24 giugno per la festa del suo patrono, San Giovanni Battista, consisteva in un alto carro carico di fieno che sfilava per tutta la città, con in cima un tizio vestito da Giovanni Battista – cioè con uno straccio di cammello indosso. E fu questo il primo carro che i Fiorentini chiamarono brindellone, vista la sbrindellata mise del relativo figurante. Da allora e per un certo periodo brindellone fu un nome buono per designare qualunque carro da parata – attestandosi infine e per sempre sul più celebre carro di Firenze.
Capiamo bene, quindi, il perché del significato esteso di questa parola: il brindellone è malvestito, alto, e si muove in maniera piuttosto incerta. Come un ragazzotto, come un clochard alticcio o come il San Giovanni in cima al carro.

Impazzare

In italiano, quando si parla di impazzare, si parla di folleggiare, di fare confusione, di essere in voga: ad esempio si può dire che nel ’65 impazzava il geghegè, o che fra i bambini impazzano i gormiti. In fiorentino, invece, altro non è che una variante di impazzire. Si può dire che la moglie del vicino è impazzata – lanciava le stoviglie dalla finestra -, e si può fermare la mano di chi sta mettendo il formaggio nella ribollita chiedendogli se è impazzato.
Il risultato finale dell’impazzare rispetto all’impazzire è più corposo: la a ha un suono ben più largo della i, e lo trasmette all’intera parola.

Moccolo

A Firenze il significato principale di questa parola è la bestemmia – grande, antica passione dei Toscani. La sua origine, però non è scontata.
In latino per mucus si intende il muco. E difatti il primo significato di moccolo è proprio quello di moccio che cola dal naso. Per similitudine questa immagine viene accostata alla candela, che fa colare ciò che non brucia – in particolare, al mozzicone di candela, quasi completamente consumato. Tradizionalmente, la candela è il più comune degli ex voto: ad esempio, si accende un moccolo al santo. Con un rivolgimento ironico (o per meglio dire, antifrastico), il moccolo diventa la bestemmia.

Alla settimana prossima, con tre nuove parole fiorentine!

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