Parole fiorentine #21: nini, doddo, bocco

parole fiorentine

Tre brevi parole fiorentine, tre scorci di una Firenze che pervade i nostri discorsi.

Nini

Si tratta di un allocutivo, cioè un termine usato per rivolgersi a qualcuno stabilendo una comunicazione, ed è una delle cifre più tipiche della fiorentinità. Il suo essere diminutivo fa sì che il suo uso si adatti sia al tono affettuoso, sia a quello aggressivo: ci si può rivolgere al bambino chiedendogli Nini, dov’è la mamma? e al tipo che dopo aver bucato una precedenza scende furente dall’auto si può sibilare Nini, sta’ calmino – prima che inizi la rissa.

Doddo

È forse uno dei fiori più delicati nel bouquet fiorentino che variegatamente esprime la stupidità: il doddo è il tonto, un po’ stupido, un po’ lento. Il suo suono morbido lo rende particolarmente intonato ai colori dell’affetto: insomma, riesce difficile pensare a doddo come offesa mortale gridata durante la lite furiosa. La sua etimologia, al pari di quasi ogni altra parola con significati simili, si perde in un’incerta origine onomatopeica.

Bocco

Tre volte bono vor di’ bischero. E tale è il bòcco. Si fa fregare ingenuamente, ripone una fiducia schietta e totalmente priva di acume, crede a tutto. Anche in questo caso si può notare che lo sguardo con cui è visto questo semplicione è tendenzialmente benevolo – nonostante resti vero che il farsi fregare per ingenuità, a Firenze, è culturalmente un peccato mortale.

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Credits: Tijanatimebomb

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  • Fiorentino, scrittore, dottore in giurisprudenza. Da grande farò il cavaliere.

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