Parole fiorentine #3

Parole fiorentine, toc toc firenze

Che siano nobili derivati latini, termini storpiati o retaggi di mestieri andati, nella galassia locale di una città le parole hanno una capacità sorprendente di perpetuarsi – continuando a dare una medesima forma al pensiero di chi vi abiti. Oggi vi proponiamo uno sguardo meno comune su tre parole piuttosto conosciute.

Capogatto

Se dico che certe chiacchiere mi fanno venire il capogatto, difficilmente fuori dalla Toscana troverò qualcuno che mi capisca. Nel nostro lessico esoterico il capogatto è una vertigine, un capogiro, un frastornamento: senza che uno se lo aspetti, etimologicamente deriva dal latino caput captum, cioè testa presa, in un senso analogo a mentecatto. Tipicamente questa parola viene impiegata in espressioni come fare o far venire il capogatto, indicando in special modo una confusione infastidita causata da ciarle, lagne o lazzi rumorosi.
Avrebbe anche altri significati: capogatto è il nome popolare di certe malattie del bestiame e di un modo di propagare la vite ponendo sotto terra parte del tralcio. Ma certo sono significati secondari.

Lascivo

A Firenze il lascivo non è solo legato al voluttuoso e al licenzioso; per un’assonanza (o meglio, un accostamento paretimologico) il lascivo è stato avvicinato al lasciare – in particolare, definendo chi è incline a lasciar correre. Così nel fiorentino, impropriamente, è diventato anche sinonimo di indulgente.
Questo fatto dà adito a normali qui pro quo: insomma, se si sente parlare di una professoressa lasciva ci si possono creare in mente due immagini… piuttosto differenti. È quindi una parola da usare con cautela, in questo senso di indulgente: può passare facilmente come segno di ignoranza del significato italiano corretto, può dare problemi di comunicazione – ed è quindi bene limitarla a quei contesti raccolti in cui si è sicuri di farsi intendere a modo.

Merdaiolo

È una delle offese più celebri di Firenze, che trasmette un dispregio ampio e sentito. In passato il merdaiolo era colui che raccoglieva gli escrementi deposti dai cavalli lungo le vie della città: un mestiere umile come pochi, svolto da persone che evidentemente non ispiravano una speciale stima – tanto da diventare il paragone di offesa per antonomasia.
Nonostante di merdaioli non se ne vedano più da mezzo secolo, è una parola ancora rigogliosa; notiamo però che nell’epoca dello smog e delle polveri sottili il merdaiolo acquista i caratteri dell’eroe romantico, operatore ecologico ante litteram che, recuperando il prodotto ultimo della vita, alla vita lo restituisce, fuori città, nei campi, acciocché la sostenga ancora.

Vi aspettiamo mercoledì prossimo con tre nuove parole fiorentine!

Sei un appassionato di fiorentino? Scopri subito tante altre parole fiorentine!

[Credits: Giuseppe Moscato]

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