Parole fiorentine #4

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Per il giorno di Natale, tre parole fiorentine che riguardano il pranzo, l’affabilità dei commensali e la generosità dei regali.

Attacchíno

L’attacchíno altri non è che l’attaccabrighe; ma chiamato in questo modo acquista dei connotati piuttosto diversi. Viene visto con ironia, la sua aggressività viene disinnescata, e viene svuotato del suo pericoloso onore: insomma, è una parola propria di chi abbia uno sguardo maturo sulle liti.
In un’altra variante di significato l’attacchíno è l’avaro, cioè chi è troppo attaccato al denaro. In entrambi casi, se il Natale si fa in famiglia, chi sia attacchino diventa palese.

Desinare

Questa parola, così cara ai fiorentini, non è un piano sinonimo di pranzo o di pranzare; infatti la sua origine latina ci parla del desinare come di una rottura del digiuno: disieunare, composto da dis e ieunum digiuno. Il desinare ci deve quindi portare alla mente periodi storici in cui mangiare tutti i giorni non era scontato (quante volte abbiamo sentito dire ai nostri nonni, a fine pasto, “anche per oggi s’è mangiato”?), periodi in cui un pranzo davvero rompeva il digiuno. È quindi una parola che colora il concetto di pranzo con tutta la fame e l’aspettativa del mezzogiorno.
Notiamo che nel caso di Natale, il pranzo sarà un desinare etimologicamente corretto solo per i più avveduti – che si siano astenuti dal cibo in vista della gran scorpacciata o che non abbiano affrontato un cenone della Vigilia.

Chèche

Aver le chèche, a Firenze, vuol dire essere nervoso, intrattabile, lamentoso oltre ogni umana sostenibilità. L’origine non è cristallina, ma potrebbe esser trovata nel latino quicquid qualunque cosa, nel senso che qualunque inezia è sufficiente a scatenare l’incontentabilità di chi ha le chèche.
Durante il pranzo di Natale chi si è alzato con le chèche si riconosce perché si indispettisce per la pasta troppo al dente, delle melanzane alla parmigiana troppo unte, della musica troppo alta, della casa troppo piccola. Resta da ponderare il crinale fra chi è attacchino e chi ha le chèche.

Buon Natale, e vi aspettiamo mercoledì prossimo con tre nuove parole fiorentine!

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Credits: C. Fonzi

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