Parole fiorentine #6: pispolo, brancicone e trottapiano

Oggi vi proponiamo tre parole che in italiano sono praticamente estinte, ma invece ben vive nella parlata fiorentina.

Pispolo

Cerca un po’, c’è un pispolo, lo pigi e si apre. È una parola quasi completamente desueta, ma a Firenze il suo uso è ancora rigoglioso. Deriva da pispola, il nome di un uccelletto, nato come voce onomatopeica, che per estensione è passato a significare il fischietto che ne simula il richiamo; quindi il pispolo è dapprima ciò che somiglia ad un fischietto, e poi un nottolino, un piccolo oggetto cilindrico – che in particolare sporge da qualcosa, e che spesso si intende vada premuto o tirato.

Brancicone

Il brancicone è quello che mette la mani dappertutto, il palpeggiatore. Al mercato si sentiranno i fruttivendoli inveire contro i branciconi che tastano tutta la merce, e le ragazze si lamenteranno dell’amico brancicone che non sa tenere le mani a posto.
Questa parola scherzosa e colorita viene dal verbo brancicare, un derivato di branca, nel senso di zampa, grinfia – e che indica anche la mano con un connotato spregiativo.

Trottapiano

Questa parola di splendida ironia – saldatura di trottare e piano – ci parla di una persona lenta, un posapiano che per compicciare qualcosa ci mette un’eternità. Insomma, la calma è la virtù dei forti, ma fino a un certo punto.
Ha il vantaggio di essere sì ironica ma poco aggressiva (come potrebbe invece essere la qualifica di lumacone): si rivolgerà al nipote che viene a dare una mano a raccogliere le olive (e le coglie una alla volta), o all’amico che ci mette un mese per sbobinare mezz’ora di lezione.

Vi aspettiamo mercoledì prossimo con tre nuove parole fiorentine!

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[Credits: Rodrigo Soldon]

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