Pausa caffè – La bottega di Calliope

Dopo svariati temi molto profondi affrontati con coraggio e intelligenza dai nostri scrittori del gruppo EsseCìEffe, è giunta anche per loro l’ora di prendersi una pausa, ma sempre in pieno stile culturale.
E’ ben noto a tutti che la pausa caffè rientra in quei momenti magici della giornata, 5 minuti in cui puoi dimenticare tutto quello che stavi e che dovrai fare d’ora in avanti per concederti un attimo di respiro. Pochi istanti in cui la mente è capace di compiere viaggi da fare invidia  a Marco Polo. Il compito dei nostri prodi scrittori è stato proprio quello di imbrigliare questi viaggi e riportarli nero su bianco, ed ecco ciò che ne è scaturito.

La pausa caffè

Arriva il momento in cui la poltrona del tuo ufficio diventa scomoda. Le pratiche le accantoni in un angolo della scrivania invaso da penne e puntine della spillatrice. Il telefono suona e attacchi la segreteria perché probabilmente cominceresti a parlare di ciclo mestruale o della voglia di mangiare sushi stasera con qualcuno. L’idea di pressarti l’incavo del naso all’altezza degli occhi con le dita, pare buona ma poca duratura. Dal naso sbuffi via i pensieri, che si rigenerano come le teste dell’idra tagliate. Come un effetto domino che non finisce con l’ultima tessera, perché l’ultima tessera non c’è mai.
Cerchi l’abbraccio del tuo egocentrismo, del tuo pensare a te stessa, ma senti solo male ai piedi per colpa dei tacchi. Raccogli i capelli perché le punte che puntellano sul collo sono aghi arroganti. Sbottonare i primi bottoni della camicia darebbe un senso psicologico di libertà, ma scatenerebbe le voglie latenti dei colleghi.

“Un caffè buono, grazie”

Il barista ti sorride e sai già che quel caffè sarà il più buono della giornata. Il rumore di porcellana e quello del cucchiaino. L’aroma che fuma via dalla tazzina. Ecco il caffè più buono della giornata.
Lo respiri, lo raffreddi soffiandoci ma non per scacciarne l’odore, solo per non ustionarti la lingua.
Come io e te.
Respiro la tua pelle e vivo la tua anima bollente. Che fa bruciare il tuo corpo così forte da non poterti toccare. Io sono stata il tuo calmante di ghiaccio. Per un po’. Per troppo.
E fino ad oggi ho usato lo zucchero nella mia tazzina, per addolcire, per tirarti fuori il bacio del buongiorno. I cristalli dolci che hanno quel sapore del per sempre, non li sciolgo più. Senza nascondere l’amaro del mio caffè. Mio e basta.
E senza pensare a nessun sebbene, nessun forse o nessun ma, lo bevo. Ogni papilla ingloba dentro di sé il gusto della decisione amara. E anche se scivola lungo la gola, il sapore rimane intrappolato tra i miei denti.
Ma non è fastidioso come una foglia di prezzemolo. Sicuro, fermo, stabile. Forte.
E come ne annuncia l’arrivo, il suono di porcellana, annuncia anche la fine del mio caffè. Tazzina vuota, lingua amara, testa libera.

Autrice: Elena “Sole” Meini

Breaking, breathing:

Turbinio grigio di pensieri ansiosi,
caotico ronzio di sottofondo,
segni rossi tracciati su pagine già colme,
date, che incombete come montagne,
nervose, odiose, insistenti, ridondanti lancette,
arrestatevi adesso, tacete voi tutti, dissolvetevi nella luce del giorno.
Già si avverte nell’aere la dolce, salvifica essenza.
Un sospiro si innalza: è arrivato il Caffè.

Autrice: Diletta Chirici

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Credits: ecodallaluna

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