Lo scoppio del carro e Pazzino de’ Pazzi

scoppio del carro, toc toc firenze

Ogni anno, la domenica di Pasqua, a Firenze si ripete la tradizione antica dello scoppio del carro.

Il brindellone, svettante carro di legno, viene caricato di fuochi d’artificio e tratto fuori dal ricovero di via Il Prato, in cui riposa il resto dell’anno (avete mai notato quell’altissimo portale di legno?); con la forza di una coppia di buoi candidi, ornati di fiori e parati dalle gualdrappe coi simboli della città, viene portato fino davanti al Duomo.
Dall’altare maggiore, a un certo punto della messa di Pasqua, viene fatta partire la colombina: si tratta di un razzo a forma di colomba che, scorrendo lungo un cavo, accende i fuochi disposti sul carro, dando il via ad una spettacolare esplosione pirotecnica e tornando quindi a ripararsi all’interno della chiesa.
Il viaggio della colombina, secondo la superstizione popolare, è una profezia sull’anno venturo: se non incontra intoppi sarà un anno prospero. Se invece si blocca o non riesce a tornare indietro sarà un anno sciagurato. Superstizione, ma l’ultima volta che la colombina ebbe problemi fu nel ’66.
Ma come nasce questa curiosa tradizione?

 

Pazzino de’ Pazzi a Gerusalemme

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Correva l’anno 1099: la Prima Crociata, guidata da Goffredo di Buglione, era giunta a Gerusalemme. Fra i soldati cristiani che l’avevano cinta d’assedio c’erano anche duemilacinquecento fiorentini, comandati da Pazzino, capostipite della famiglia Pazzi; e fu proprio Pazzino, il 15 di luglio, giorno in cui la città fu espugnata, a raggiungere per primo, scalandole a mani nude, la cima delle mura di Gerusalemme, sgominando i difensori e sollevandovi il vessillo crociato. Per questo intrepido atto (ai tempi era questa la roba intrepida) Pazzino de’ Pazzi ebbe in dono dalle mani di Goffredo di Buglione tre schegge di silice provenienti dal Santo Sepolcro.

Pazzino torna a Firenze

Tornato a casa, Pazzino fu glorificato come eroe nazionale; e i Pazzi iniziano la tradizione di accendere un fuoco, per Pasqua, con le sacre schegge ricevute – un fuoco sacro, ça va sans dire. Era il 1101.
Questo fuoco sacro, pasqualissimo simbolo di vita nuova, veniva tenuto acceso nella cattedrale, e così offerto alla cittadinanza. Ma i Pazzi migliorarono l’usanza: si presero l’onore e l’onere di organizzare un carro che lo portasse a giro per Firenze, in modo che chiunque, munito di torcia, potesse attingerlo. La tradizione continuò senza scosse fino al 1478.

La congiura dei Pazzi, la cacciata dei Medici

Quando nel 1478 i Pazzi congiurarono contro i Medici, uccidendo Giuliano e attentando alla vita di Lorenzo (il futuro Magnifico), oltre a vedersi uccisi, esiliati e privati di ogni bene, persero pure il privilegio di organizzare la parata del carro pasquale (agli zoppi, grucciate).
La popolazione, innamorata della tradizione, non ci rimase un granché bene, e quando nel 1494 il vento girò e toccò ai Medici di essere cacciati dalla città, i Pazzi tornarono e la tradizione riprese – per la gioia di tutti. Ma con delle innovazioni: i fuochi d’artificio. Ovviamente, accesi col fuoco sacro.
Inoltre, originariamente gli scoppi del carro erano due: prima veniva fatto scoppiare fra il Duomo e il Battistero (scoppio che in quegli anni si prese a fare innescare alla colombina), e poi presso il Canto de’Pazzi (fra via del Proconsolo e via Borgo degli Albizi). Ma il secondo scoppio, retaggio di quel vecchio privilegio conquistato da Pazzino, si perse nelle brume di inizio ‘900.

Lo scoppio del carro oggi

Ai nostri giorni questa è una delle tradizioni più sentite dalla cittadinanza fiorentina – pari solo alla festa di San Giovanni. Pur essendo chiaro il primitivo significato religioso, lo scoppio del carro conserva un senso ampio e profondo anche in un’epoca più laica: una volta all’anno, nove secoli di vita fiorentina – dal fervore religioso alla coralità popolare allo sfarzo cortigiano – vengono ricapitolati, compendiati in uno spettacolo di straordinaria bellezza, in cui esplosioni, colori e fuochi proteiformi, in quella cornice così stupenda, ti lasciano sempre a bocca aperta – e sai che sempre lo faranno.

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