Piedelibero: Firenze non dimentica nessuno

Piedelibero: la possibilità di ricominciare, la Firenze che non dimentica nessuno, toc toc firenze

Quando parliamo di carcere e di detenuti, a cosa pensiamo? In Italia a niente di positivo purtroppo. Associamo questa parola al sovraffollamento, alla criminalità, alle barbarie.

È una cosa nota e risaputa, che i carcerati che ricevono durante il loro periodo di reclusione una rieducazione sociale, che può essere impartita loro anche insegnandoli dei mestieri, tendano a delinquere notevolmente meno una volta usciti.

Piedelibero: la possibilità di ricominciare, la Firenze che non dimentica nessuno, toc toc firenze

Questo volto del carcere però non sempre è presente, e non stiamo parlando a livello locale, ma addirittura globale. Sempre noti e presenti sono infatti gli episodi di maltrattamenti sui detenuti, per questo parentesi come quella avvenuta qui a Firenze, sono avvenimenti che portano un ulteriore motivazione per la quale andare ancora più orgogliosi e fieri della nostra città.

Il 18 Settembre scorso è stato presentato Piedelibero.

Dieci le persone che fanno parte di questo progetto composto da ex detenuti ed attuali carcerati, tre dei quali minorenni, presi tutti dal carcere di Sollicciano e dell’Istituto penale minorile Meucci. Si occupano del recupero di biciclette abbandonate nel deposito comunale ed il loro successivo riassemblamento destinato alla vendita.

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Funziona così: nell’ultimo anno sono state prese ben novecento biciclette dal deposito grazie ad una convenzione con l’amministrazione comunale. Il 20% mediamente non sono riutilizzabili, ma vengono portate nelle 3 officine, due di queste presenti nelle carceri sopracitate ed una nella struttura della cooperativa Ulisse collocata in un edificio di proprietà comunale accanto al Ponte della tramvia.

La cooperativa Ulisse lavora con queste persone, il loro scopo è selezionare, smontare e riassemblare le bici abbandonate in nuovi prodotti pronti alla vendita.

Dare lavoro vuol dire dare speranza

I risultati sono veramente incredibili: seicento le biciclette realizzate in un anno da Piedelibero, settanta ruote sono state recuperate e spedite al comune e distribuite a vari uffici (servizi sociali, cultura, istruzione e Polizia Municipale).

Questa non è solo rieducazione, è anche lavoro. Per ricreare le biciclette dalle macerie delle loro vecchie antenate, è necessario uno studio di re-desing.

Non è finita qui, Piedelibero ha intenzione di estendersi e di arrivare al punto di ricreare non solamente biciclette, così da poter assumere molte più persone. Un ottimo proposito soprattutto in un momento nel quale la crisi si fa sentire soprattutto nel campo del lavoro.

È poi Catoni Associati, agenzia di pubblicità fiorentina sensibile alle tematiche sociali, che lancia l’idea di creare un marchio per rendere le biciclette realizzate da questo progetto uniche e riconoscibili di nome ”Piedelibero ri-cicli”.

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Sarebbe una cosa meravigliosa se

Se il fenomeno di rieducazione dei detenuti si espandesse ad ogni carcere presente, se ogni detenuto al proprio interno avesse veramente una seconda possibilità per riscattarsi, se i ragazzi che entrano negli istituti di pena potessero uscirvi sapendo fare un mestiere.

Sarebbe proprio una cosa superlativa se veramente ogni uomo non venisse mai dimenticato agli occhi dello stato, un po’ come è successo in questo caso nella nostra Firenze.

 

Credits: Piedelibero, Firenze Today

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