Pinocchio, il burattino fiorentino!

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Pinocchio è una fiaba italiana. Fiorentina nell’animo e nel sangue.

“C’era una volta…
–Un re!– diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Alzi la mano chi non conosce questa fiaba e, in questo caso, vada subito a prendere il libro nella Biblioteca più vicino ( che in tempi di crisi, la cultura rimane comunque gratis, per fortuna!)

Carlo Collodi è lo scrittore, in realtà si chiamava Lorenzini ed era fiorentino, nato in Via Taddea. Studiò grazie all’aiuto della famiglia Ginori ma interruppe a metà il seminario per seguire la sua passione: la letteratura. Iniziò a lavorare come commesso di una libreria, poi iniziò a scrivere per varie testate locali e nazionali. Una carriera sfolgorante fino al 1848.

Non vi dice niente questa data?

Rimandati a Settembre per Storia Italiana! Allo scoppio della Prima guerra d’indipendenza Collodi si arruolò volontario, cosa che fece anche nel 1859, cioè durante la Seconda Guerra d’Indipendenza.

Prima e dopo la sua scesa nei campi di battaglia fu…sorprendente o, come direbbero gli inglesi, multitasking: fondò un giornale satirico e collaborò con moltissimi giornali trattando qualunque argomento, dalla musica alla politica, ma con un unico denominatore. Firenze. Rimase sempre nella nostra splendida città e, in questo periodo, assunse il nome d’arte Collodi (il motivo del cambio è rimasto sconosciuto…in effetti, poteva andargli peggio. Poteva chiamarsi Germanotta, vero Lady Gaga?)

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Nel 1875, comunque, riceve il compito da Felice Paggi di tradurre le fiabe straniere. Beh, noi italiani non siamo bravi a tradurre troppo fedelmente ( ricordiamo che siamo la patria ove “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” è diventato “Se mi lasci ti cancello”) e Collodi decide di inserire una vera e propria morale in ogni fiaba (molti anni prima di Walt Disney!), in pieno stile Grillo Parlante.

Iniziò poi a collaborare con il “Giornale dei bambini”, un periodico settimanale pubblicato come supplemento del giornale “Il Fanfulla” e il 7 Luglio 1881 pubblicò il primo capitolo di Pinocchio.

Carlo Collodi non amava Pinocchio in verità

Collodi pubblica 8 capitoli di Pinocchio e lo definisce una “bambinata”, all’editore disse: “Fanne quello che ti pare; ma, se la stampi, pagamela bene, per farmi venire voglia di seguitarla”

E non è finita qui. Al termine dell’ottavo capitolo, infatti, Collodi scrisse la parola fine, con il burattino semi umano morto per impiccagione. Ma anche senza social network il pubblico si fece sentire, così Carlo Collodi riprese la storia in mano.

Fu un lavoro lungo e complesso, gli ci vollero due anni per riuscire a partorire la storia così come oggi la conosciamo, ovvero con l’happy end del burattino che diventa un bambino di carne e ossa.

Quante copie ne sono state vendute? E’ praticamente impossibile stabilirlo perchè nel 1940 sono scaduti i diritti d’autore, dunque chiunque può stampare la favola senza sborsare un solo centesimo. Si parla di oltre 240 traduzioni ed è sicuramente uno dei libri più venduti della storia della letteratura italiana.

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In effetti, Pinocchio divenne così famoso da essere quasi plagiato. E sapete da chi? Aleksej Nikolaevič Tolstoj! Non è uno scherzo, dato che egli scrisse una storia intitolata La piccola chiave d’oro o Le avventure di Burattino. La storia parte in modo molto simile a quella di Pinocchio ma dopo l’incontro con i burattini di Barabas.

Insomma, oggigiorno si va dal giudice per meno!

Carlo Collodi, grazie al suo odiato burattino, divenne ricco e famoso, ma nel 1890 morì a causa di un infarto. E’ sepolto al Cimitero delle Porte Nuove, a San Miniato, in modo che da lì possa sempre vedere la sua adorata Firenze!

Credits: myguideflorence, tigullionews, placesonline

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