Pittori fiorentini di arte contemporanea: attenti a quei tre!

La pittura del ventesimo secolo fiorentino è ricca di personaggi di spicco che hanno lasciato il segno nella storia dell’ arte contemporanea, ma di cui sfortunatamente molti di noi ne sono all’oscuro.

Abbiamo così selezionato quelle che ci sono sembrate le figure più interessanti e rilevanti dello scenario fiorentino del secolo passato.

Vinicio Berti: un artista a tutto tondo

Nato a Firenze nel 1921, è stato uno dei principali fondatori dell’astrattismo italiano esordendo nei primi anni ’40 con opere di carattere realistico-impressioniste, attraverso l’organizzazione di tre mostre importanti tenutesi a Firenze tra il ’47 e il ’49 in collaborazione con svariati artisti dal pensiero innovativo.

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Definisce quello che egli stesso chiama una “nuova classicità”, decisamente contrapposta al tradizionalismo stagnante ancora presente nell’arte contemporanea. Nella mostra del 2011 a Firenze “Guardare in alto”, emerge un filo conduttore che racchiude l’ideale di fondo dell’intera mostra: ”pensare positivo” .

Berti può essere così definito un artista a tutto tondo, dagli ideali innovativi e allo stesso tempo coincisi. L’astrattismo convinto, quasi schematico è senza dubbio il carattere dominante che contraddistingue la sua intera opera artistica.

Galileo Chini: non solo un pittore

Nato a Firenze nel 1873, figura emblematica dello stile Liberty italiano, non solo in campo pittorico, ma anche architettonico e grafico. Alla luce della sua carriera artistica emerge uno spiccato senso della versatilità, che si può notare nella sua partecipazione all’abbellimento di alcune facciate di palazzi e ville, e al tempo stesso nella realizzazione pittorica di ritratti, nature morte e paesaggi marittimi. Lavora anche come illustratore, realizzando alcuni manifesti e locandine di eventi.

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Chini si può definire una personalità eclettica, poliedrica, aperta alle novità e incurante delle tendenze dell’epoca, che spazia tra il Divisionismo e il Simbolismo per poi terminare in una fase espressionistica.

Last but not least: Giovanni Colacicchi

Nato ad Anagni nel 1900, pittore realista e paesaggista ma anche fondatore di svariate riviste culturali dell’epoca. Esordisce nel 1924 con “La malinconia”, un’opera dal realismo magico, influenzata dal coetaneo Giorgio De Chirico, la quale sancisce l’inizio di un’attività artistica molto prospera. Nota distintiva di Colacicchi è da riscontrare nell’uso materico molto denso, in grado di conferire all’occhio dell’osservatore un senso di coinvolgimento tale da farlo sentire parte integrante dell’opera stessa, rintracciabile particolarmente nelle nature morte e nei paesaggi.

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Come afferma egli stesso la pittura e la scultura sono “arti essenzialmente figurative con una funzione insostituibile e sociale, perché soltanto in questo modo possono più naturalmente esprimere umane idee, e aspirazioni, e spirituali pensieri”.
Possiamo così dire che Colacicchi rappresenta senza dubbio l’ideale dell’artista che fonde realtà e sentimento, in un connubio che lascia a dir poco senza fiato.

Enjoy!

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