I ponti fiorentini: quando anche la pietra ha qualcosa da raccontare

ponte, toc toc firenze

Secolari rappresentanti cittadini, illustri passaggi e connessioni umane attraversate dal tempo.

I ponti non comunicano e basta, raccontano storie racchiudendo nella pietra momenti importanti di storia fiorentina.

Ponte Vecchio, metà del I secolo a.C.

Unico di epoca romana, attraversato dal Corridoio Vasariano e con tre arcate che sostengono i negozi disposti simmetricamente ai lati del ponte interrotti al centro da una piccola piazzetta.

I negozi in origine erano quarantatré, destinati ad arti come quella della Lana, a macellai e venditori di ortaggi.

Fu proprio la realizzazione del Corridoio Vasariano la causa dello sfratto gentile inflitto alle molte botteghe cosiddette “povere”.

Il corridoio metteva in collegamento la sede del governo della città, Palazzo Vecchio, e la nuova reggia medicea a Palazzo Pitti.

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Orafi, argentieri e gioiellieri erano sicuramente “affittuari” più graditi alla passeggiata nobiliare casa-lavoro e ritorno che, dal 1565, i Medici affrontavano quotidianamente
Delle semplici ma efficaci finestre volute nel 1939 da Mussolini permisero ad Hitler, in visita a Firenze, di ammirare il panorama della città da sopra l’arcata centrale della piazzetta, in maniera esclusiva e atipicamente turistica.
L’affascinante scorcio fiorentino convinse il Führer a risparmiare il ponte e la sua magnifica vista dalla furia tedesca in ritirata nel ’44.

Ponte alla Carraia, 1218

Piloni di pietra, carreggiata in legno, cinque arcate e un continuo traffico di carri e merci che lo battezzano all’architettura fiorentina con il nome “Carraia”.

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Adibito, fino agli inizi dell’Ottocento, a rampa per il lancio dei fuochi artificiali in occasione dei festeggiamenti del patrono di Firenze, San Giovanni, il 24 giugno.
Fatto saltare per impedire il passaggio delle truppe alleate dai nazisti in ritirata, fu nuovamente ricostruito e completato nel 1952, ma anche aspramente criticato dai cittadini per la sua curva molto accentuata simile ad una gobba.
Il  suscitato dalla strana forma- essa ricordava ai fiorentini il soprannome usuale con cui erano soliti connotare i calciatori e tifosi juventini – era talmente intenso che venne aperto al traffico senza una cerimonia ufficiale alla presenza delle autorità.

Ponte a Rubaconte, detto oggi Ponte alle Grazie, 1236

Nome di grande fama, in onore dell’illustre magistrato Rubaconte da Mandello, nove arcate e oltre duecento metri di pietra che mettono in contatto i borghi fuori le mura di Santa Croce e il quartiere di San Niccolò.

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Il terzo ponte fiorentino creato per contenere la foga travolgente dell’Arno, che periodicamente sconvolgeva la città.

Oltre ad assolvere il suo impegno con solida natura fu per pochi istanti anche il luogo prescelto intorno al quale, nel 1237, si radunò il popolo per assistere alla “Pace” che doveva porre fine alle lotte intestine tra guelfi e ghibellini, ma l’effetto sperato si raggiunge soltanto sette anni dopo.

Con l’andar del tempo, il ponte prese l’attuale denominazione “alle Grazie” da un antico tabernacolo, raffigurante la Madonna col Bambino, posto in cima alla testata dalla parte di via de’ Benci.

La devozione per la miracolosa immagine, intenta ad invocare la protezione della costruzione dalla furia degli elementi, si fece presto largo tra il popolo che vi si recava al suo cospetto per chiedere e ottenere le tanto sperate e agognate grazie.

Non solo teatro degli atti diplomatici, il ponte ebbe anche una parentesi più pacifica e rilassante: nella parte sud, a cospetto di San Niccolò, sorgeva un “bagno pubblico” chiamato il Fischiaio, dove i fiorentini di oltre otto secoli fa si rinfrescavano nei giorni più caldi dell’anno.

Ponte Santa Trinita, 1252

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Il ponte più giovane deve il suo nome alla vicina chiesa della Santa Trinità: esattamente a metà tra Ponte Vecchio e Ponte alla Carraia, unisce Piazza Santa Trinita a Piazza de’ Frescobaldi con quattro statue allegoriche raffiguranti le quattro stagioni.

Considerato uno dei ponti più eleganti di Europa, crolla nel 1259 sotto il peso della folla che assisteva ad uno spettacolo sull’Arno.

Bello e sciagurato di natura, fu colpito da ben due alluvioni, nel 1333 e nel 1557. La seconda risultò fatale, ma permise la costruzione della struttura odierna definitiva e innovativa.

Cosimo I de’Medici incaricò Bartolomeo Ammannati di realizzare un ponte più resistente e più bello che rispecchiasse l’aristocratica importanza di Via Tornabuoni e Via di Maggio, dove si erano stabilite molte famiglie nobili della corte medicea.

Il progetto, che durò una decina d’anni, si servì, pare, anche dell’aiuto di Michelangelo, che con un suo disegno suggerì la moderna linea ellittica delle tre arcate.

Fu distrutto dai tedeschi nell’agosto del ’44 e ricostruito con tanto di inaugurazione il 16 Maggio del 1958.

Furono ripescate dal fiume anche le quattro statue, ma per ritrovare la testa della Primavera si dovette aspettare fino al 1961.

 

Credits: pracucci,GOC53covilha, wikipediaCommonsJon Gonzalo Torróntegui

 

 

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