Proverbi – La bottega di calliope

Da sempre parte integrante del comune parlare di ogni persona del mondo, i proverbi sono antichissimi portatori di profonde verità. Dalla nascita dei primi linguaggi fino ai giorni nostri e chissà per quanto ancora verranno tramandati di generazione in generazione, di popolo in popolo.
Così misteriosi ed affascinanti, i nostri scrittori questa settimana hanno preso spunto proprio da loro per dare vita a nuove storie.

Pignatta e cucchiaio

La famiglia Di Biasimo era come tante altre. Non era troppo ricca, ma lo era in misura tale da stare più che bene e ogni tanto togliersi qualche bello sfizio, come un viaggetto all’estero o l’ultimo modello di smartphone in voga. Era molto unita e sempre pronta a risolvere i piccoli e, per fortuna, pochi problemi che le si presentavano davanti. I suoi membri erano di numero dispari, i due ovvi genitori e i tre classici figli, di cui due femmine e un maschietto, rispettivamente di 24, 17 e 10 anni.
La famiglia Di Biasimo aveva due caratteristiche particolari che la differenziava da tutte le altre: amava stare a tavola sempre insieme e soprattutto amava spettegolare sulle altre famiglie.
Ed erano proprio a tavola quando ebbe luogo questa conversazione:
“Allora Patrizio, hai più saputo niente poi di Pignataro?” chiese entusiasta Silvana, la madre, versandosi un bicchiere di vino.
“Pignataro il fioraio? Mi hanno detto che quell’ubriacone si è fatto l’amante!”, rispose il capofamiglia masticando un pezzo di pollo. “L’hanno visto consegnare fiori ogni settimana in un palazzo famoso per il via vai di gente che c’è.” Continuò l’uomo, che finalmente decise di ingoiare quella poltiglia di carne trita.
“Di sicuro una casa chiusa, altrimenti non si spiega” si intromise Tatiana, la maggiore dei tre figli, sistemandosi gli occhiali da vista sul naso col dito indice.
“Gliel’avrà fatta conoscere la figlia, Michela mi ha detto di averla vista uscire proprio da quella casa!” sentenziò Carmela, in procinto di divorare le adorate zucchine gratinate e leccandosi le labbra pregustandone il sapore.
“Povera figlia… e ha solo sedici anni!” rispose sconsolato Patrizio.
“A me invece avevano detto che fosse lesbica, però” affermò Tatiana, un po’ dubbiosa.
“Gianluca a scuola piange sempre” disse dal nulla Paolo, giusto per dire qualcosa, per apportare il suo contributo alla conversazione.
“Con una famiglia così, piangerei tutti i giorni anche io. Paolino, mangia anche le zucchine, non farmi arrabbiare, che ti fanno bene o altrimenti ti stacco la play eh, ti ho avvisato” si spazientì Silvana, cercando di imboccare suo figlio seduto accanto a lei.
“Certo che sono proprio una famiglia disastrata e la madre sembra una sciattona incapace a fare anche un uovo sodo, ha sempre quell’aria da mammalucca!” concluse infine Patrizio, poggiando coltello e forchetta sul piatto, decretando la fine del pasto serale e della conversazione.
La famiglia Di Biasimo ignorava in realtà ciò che si presentava ai loro occhi in maniera così limpida. Vedevano e sentivano fatti che erano tutt’altro che ovvi.
Il padre della famiglia Pignataro aveva le guance rosse perché soffriva di un’allergia ai profumi e alle esalazioni delle rose canine che ogni settimana consegnava personalmente alla donna che dava lezioni private alla figlia. Non sapeva come altro ripagarla. Il negozio di fiori stava quasi per fallire e ogni giorno ringraziava Dio per avergli fatto incontrare una professoressa così generosa da accettare questo compromesso. Ci teneva all’educazione della figlia e la matematica proprio non le entrava in testa. Figlia che oltre a prendere lezioni, faceva da babysitter tre volte a settimana al bimbo di tre anni della suddetta signora. La madre della famiglia Pignataro invece soffriva di depressione a causa della mancanza di denaro di cui a sua volta soffriva la sua famiglia e per questo non comprava più una gonna nuova dal lontano 2001. Gianluca, infine, andava a scuola tutti i giorni ben sapendo che lo aspettavano i suoi compagni per prenderlo in giro. Lui non aveva né playstation 3, né smartphone, né viaggio alle Maldive di cui vantarsi.

Autrice: Graziella Linardi

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Cielo a pecorelle, pioggia a catinelle

Hyetos il pastore

Hyetos era un giovane pastore onesto e molto attento al suo gregge, mai aveva smarrito uno dei suoi animali e riusciva sempre a trovare un pascolo verde per loro. Le sue pecore erano tutto per lui e ringraziava gli dei per ogni giorno sereno, ruscello fresco e fronda d’albero sotto la quale poter riposare le sue stanche membra.
Ma una mattina trovò tante delle sue pecore accasciate a terra, non aveva mai visto qualcosa di simile. Decise di andarsene lontano da quelle rive il più velocemente possibile con i pochi capi rimasti, ma si rese presto conto che non è possibile sfuggire dalla stretta di Ade. Di giorno in giorno vide le sue compagne cadere una dopo l’altra, finché anche l’ultima spirò tra le sue braccia. Abbandonato non solo dal suo gregge, ma anche dagli dei che serviva con profondo rigore e rispetto Hyetos iniziò a vagare senza meta inconsapevole e incurante del suo destino. Dall’alto del Monte Olimpo nel frattempo lo stesso Apollo, dio della musica e della poesia, ma anche della agricoltura e del bestiame, impietosito dalla sventura del giovane pastore, decise di strapparlo dalla terra che tanta pena gli aveva recato, lo donò al cielo e gli affidò un nuovo ed eterno gregge, le nuvole da lui modellate a immagine delle sue preziose pecore.
Ma Apollo aveva esagerato, così facendo non si accorse di usurpare il dominio del padre, Zeus il dio del cielo, il quale adirato maledì il frutto della pietà del figlio rendendo quelle nuvole portatrici di terribili tempeste.

Autore: Matteo Mazzoni

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Credits: Fabio Pitrola; Zanzibar

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