Psicologia a Firenze: un tirocinio che serve a qualcosa

Prendi un neolaureato in psicologia a Firenze, incontralo anche in un locale, chiedigli che cosa fa nella vita. Avrai una bella risposta

Se non ha deciso di cambiare tutto dopo essersi laureato, ti dirà che è un tirocinante in psicologia. Il tuo interesse potrebbe scemare, oppure potresti rispondere con quelle formule che si adottano in situazione di circostanza: Ah bello, cioè? Cioè, per diventare psicologi servono, dopo la laurea, dodici mesi di tirocinio non retribuito, seguiti da un Esame di Stato. Cinquecento ore in una struttura, altrettante in un’altra. Ah, e com’è?
La risposta determinerà il bivio della serata: o tutto finirà lì in un paio di battute e avrai scoperto una cosa nuova, oppure, come diciamo noi Millennials italiani, te la farà scendere tantissimo, nonostante la cannuccia infilata nel miglior Cuba Libre del panorama fiorentino.

levgroup

Ogni anno escono dalla facoltà (oggi si chiama Scuola) di Psicologia di Firenze circa duecento laureati alla laurea magistrale ( per capirsi, nella formula 3+2, sono quelli che si laureano nel +2). Dati questi numeri, la probabilità di incontrare una di queste mine vaganti si impenna, proprio come la tua cannuccia prima di essere infilata in bocca. Questo articolo potrebbe guidarti nel cavarvela nel miglior modo possibile da una conversazione con uno di questi soggetti.

Il tirocinante

Il tirocinante in psicologia non morde, si lava, più o meno come tutti quanti e, se te lo porti a casa, non sporca. Il rischio con lui, o con lei, è sempre quello di fare un giro nel tunnel delle cose peggiori che possono capitare a chi finisce un corso di laurea in psicologia. Il tirocinio le raccoglie tutte. All’interno di questo il neolaureato deve sviluppare quella serie di competenze che gli permetteranno di stare al mondo come psicologo professionista.

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Un passaggio fondamentale dalla carta stampata dei libri di testo alla vita reale, quella dove le formule e le teorie non calzano affatto a pennello, è con ciò che ci si può trovare davanti. Non stiamo parlando necessariamente di casi clinici tipici dei thriller a sfondo psicologico. Si parla della vita vera, della bellissima diversità che ci contraddistingue come esseri umani, della variabilità che permette al nostro funzionamento di prendere le distanze da una teoria, seppur scientificamente formulata (ah, sì, la psicologia è una scienza).

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Ti spiegherà che 1000 ore (anche se non retribuite) sono un tempo giusto per prendere almeno confidenza con il saper essere e il saper fare, dopo tanto, tantissimo, sapere. Un’esperienza formativa, nei fatti. Di questo si parla quando ragioniamo di tirocinio in psicologia. Un neolaureato ancora in formazione; uno studente, parlando letteralmente. Si tratta di guardare, toccare un pochino, sempre sotto la supervisione di un tutor (nominato per legge) con il quale il tirocinante dovrà avviarsi verso l’agire professionale (se usa questi termini vi è toccato l’esemplare peggiore), quando potrà vantarsi con voi di essere un psicologo vero. Passo passo e con la rassicurante presenza del supervisore, il tirocinante “brutto anatroccolo” diventerà un magnifico “cigno” psicologo (ma che dolce, penserai).

Il tirocinio

Arrivati a questo punto, individuato il contesto del discorso, il tirocinante in psicologia ti racconterà di quanto è bello assistere fior fior di psicologi mentre fanno il loro mestiere e che grazie al suo tutor sta imparando un sacco di cose che nei libri non si trovano. Oppure, e qui dovrete farti trovare pronti, ti dirà che la sua esperienza di tirocinio altro non si tratta che di sfruttamento gratuito della sua persona. Avrai beccato quello sfigato.

repubblicadeglistagisti

Secondo quanto si evince da un sondaggio somministrato a 82 neolaureati che sono stati tirocinanti nell’area fiorentina tra il 2012 ed oggi, il 65% di questi ha affermato che la presenza dei tirocinanti all’interno della sede scelta era fondamentale per le attività svolte all’interno di questa. “Ma come? Non si era detto guardare, toccare un pochino?” penserai, posando il bicchiere gelido. In molti casi la presenza del tirocinante in psicologia diventa buona per portare avanti attività che dovrebbero essere di competenza di professionisti già formati e abilitati, e purtroppo non si parla di fotocopie.

Il tutor

Il tirocinante diventa vero e proprio operatore della struttura con, in alcuni casi, pesanti responsabilità. C’è dell’altro: il 48% dei rispondenti al sondaggio hanno affermato di essere stati guidati dal proprio tutor per nessuna o meno di tre ore a settimana, il 27% per 3-5 ore a settimana, il resto dei partecipanti più di 5 ore a settimana. E la rassicurante presenza del supervisore? Stai parlando ufficialmente con un frustrato. Riprendi il bicchiere, continua a bere perché, da qui in poi, solo tu saprai ripristinare le buone sorti della serata. Evita movimenti bruschi.

Psychologist

Come se non bastasse, in alcuni casi il tirocinio non permette a queste individui di poter svolgere altre attività. Ad esempio lavorare per mettersi due soldi in tasca, tipo. Tornando al sondaggio, il 45% dei partecipanti ha dichiarato che l’esperienza del tirocinio non permetteva loro di svolgere altre attività al di fuori della struttura. Dunque, hai beccato il più sfortunato, il tempo che sta passando in tua compagnia è probabilmente uno dei pochi momenti liberi della sua giornata. Abbi pietà, e se il drink vale davvero il prezzo, allora offrigli (o offrile) il prossimo giro. Niente malizia, solo solidarietà.

Credits: levgroup, docsity, adrianostefani, francescoridolfi

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Arturo Mugnai

25 anni, laureato in Psicologia (UniFi). Chianino trapiantato alle Cure (Firenze). Vorrebbe guadagnarsi da vivere raccontando storie. Redattore sportivo altrove, tirocinante ancora per poco.

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