Questa è Firenze- Raccontami Firenze

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17:45, la lezione è terminata. Esco dalla facoltà di Via Laura e faccio una telefonata mentre, tra una chiacchiera e l’altra, mi avvio verso la stazione. Finisco di parlare, riattacco ed eccomi in piazza Santissima Annunziata. È un giorno come tanti, ma di colpo sono pervasa da una strana sensazione: uno strano senso di calore, di gioia. Non capisco. Mi fermo guardandomi intorno, come in cerca di spiegazioni. La piazza non è troppo affollata: davanti a me la solita statua immobile, impassibile. Ogni volta penso a quanto sarebbe bello se quella statua potesse parlare. Penso a quante storie potrebbe raccontare, quante persone ha visto e quante persone hanno visto lei. Allora mi avvicino, la fisso e le giro intorno cercando di farmi notare, forse cercando una certa partecipazione emotiva; ma lei rimane lì, nella sua composta imponenza e mi arrendo. Sposto lo sguardo facendo una panoramica della piazza che ogni giorno percorro e d’improvviso capisco. Capisco di voler diventare un gigante, o che la città si rimpicciolisse con tutte le sue statue, i musei, i palazzi e con tutte le persone che ogni giorno la popolano e la rendono viva. Vorrei che ciò accadesse per stringerla un un abbraccio devoto, amorevole e affettuoso. Per cercare di trasmetterle anche una minima parte di tutta la voglia di vivere che lei trasmette a me e con questa consapevolezza riprendo a camminare felice.
Via de’ Servi.
– Oh che mangi?- Grida un uomo seduto di fronte a me al tavolino di un bar.
Non capendo lo guardo con aria interrogativa.
– Oh che vuoi? Ho fame.. Mangio!- La voce proviene da un negozio alla mia destra. Ok, non stava parlando con me. A quel punto, incuriosita dalla conversazione, mi volto e vedo l’uomo del negozio che con orgoglio addenta il suo panino. Effettivamente sembra molto buono.
– È da quando sei arrivato ‘e tu mangi! Sei qui per mangiare o per lavorare? Se no te ne potevi anche sta’ a casa tua!
– Era meglio!
L’uomo del bar scoppia in una fragorosa risata. Incrocio il suo sguardo e gli sorrido, poi punto subito gli occhi verso la fine della strada, come faccio ogni volta. Lui è là: bello, autorevole e rassicurante. Con questa luce il duomo appare più bello che mai. Il suono di una fisarmonica mi accompagna nella contemplazione di questa bellezza, rendendo il momento ancora più magico. Devo svoltare. Lo faccio a malincuore perché so che da questo momento non potrò più vederlo, ma so che Lui, in u modo o nell’altro, potrà vedere me.
San Lorenzo. Questa volta decido di immergermi tra la folla avventurandomi nel sentiero tracciato dai numerosi banchi del mercato, che vendono prevalentemente prodotti in pelle. Gli esercenti cercano di catturare l’attenzione dei turisti che percorrono il mio stesso cammino. Cerco di ascoltare i discorsi dei passanti, sperando di sentire che anche loro provano le mie stesse sensazioni. Cerco di mescolarmi tra la folla mentre osservo affascinata chi mi sta intorno e sono felice di percorrere un tratto di strada con sconosciuti provenienti da chissà quale parte del mondo, ognuno con una storia diversa e che con ogni probabilità non vedrò mai più. Una ragazza davanti a me si lascia aiutare dal compagno che ripone qualcosa nel grande zaino da viaggio mentre le dice qualcosa. Lei lo guarda, evidentemente provata dal viaggio e dal peso dello zaino, e abbozza un sorriso. Intorno a noi gente che ride, si abbraccia, scatta fotografie.. Per un attimo credo di essere finita in un film dove tutto è perfetto. Ma un particolare mi assicura di essere nel mondo reale: l’inconfondibile profumo di pelle che proviene dai banchetti. No, non è un film. Questa è Firenze.
Penso che sarebbe un peccato dimenticare tutte queste sensazioni e subito mi viene un’idea brillante: comprare il diario in pelle con impresso il giglio, che vendono proprio al banco di fianco a me, per rendere indelebili le emozioni che Firenze mi trasmette.
– Scusi, quanto costa?
– 9 euro.
Guardo nel portafoglio, sperando che per qualche assurdo miracolo i soldi si siano moltiplicati come i pani e i pesci, ma ovviamente rimango delusa. Adesso ne sono sicura: non è un film. Il commerciante deve essersi accorto della mia delusione perché quando rialzo gli occhi mi guarda sorridendo. Ricambio il sorriso e aggiungo:
– Mi sa che sarà per la prossima volta.
Un po’ affranta riprendo il cammino e quando arrivo alla stazione il mio treno è già al binario ad aspettarmi. È ancora presto quindi il treno è quasi deserto e posso scegliere la carrozza che più mi piace. Appena la trovo salgo, scelgo il mio posto e poso la borsa con un gran sospiro. È sempre un enorme dispiacere lasciare la città, anche con la consapevolezza che la mattina dopo sarà sempre là ad aspettarti.

Un racconto di Lisa Bitossi

Sono Lisa Bitossi, studio Scienze Umanistiche per la Comunicazione all’Università di Firenze e ho 22 anni. Sono nata e vivo a Livorno, dove mi sono diplomata al liceo linguistico. Ad essere sincera non sono un’aspirante scrittrice, ma ho colto l’occasione per condividere con voi una pagina della mia vita, che altrimenti nessuno avrebbe mai letto. Oltre a non voler diventare scrittrice mi piace viaggiare, conoscere ciò che è diverso da me, mi piacciono le persone spontanee, la musica, ma soprattutto suonare il mio ukulele.

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Credits: Wikipedia

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