Save the planet – La bottega di Calliope

Un appello? Un estrema richiesta d’aiuto? O una semplice riflessione che troppo spesso diamo per scontata? Insomma abitiamo da milioni di anni questo pianeta e lentamente ma in modo inesorabile ne succhiamo la linfa vitale senza preoccuparci troppo di un domani. La fervida immaginazione degli scrittori dell’EsseCìEffe ha varcato le soglie dell’immaginario approdando su una terra lontana, altri invece hanno preferito stare ben saldi con i piedi per terra, la nostra Terra e affrontarne i problemi in modo duro e diretto. Una scrollata in entrambi i sensi che è dovuta e necessaria a tutta l’umanità.
Enjoy!

Da così lontano

Rimango sempre con il fiato sospeso nel nulla, ogni singola volta che da così lontano vedo questa enorme palla azzurra riflessa dal sole. Infonde una sensazione di calma, di casa, mi fa venire voglia di prendere e andarmene di nuovo lì. Voglia di sedermi a osservare il mare, il suo suono immenso, violento.
Sul piccolo schermo qui sul polso passano dei video e quasi mi viene male, scorrono immagini: una bambina parla al mondo per sei minuti, ha dodici anni Severn, che nome strano, la sua voce tuona come il cognome che porta, Suzuki. Davanti a lei tanti adulti. Forse è lì il problema. Lei finisce e passa l’enfatico spot di uno di quei vecchi dispositivi per le comunicazioni, in realtà ne appaiono molti, a noi sembrano tutti uguali, ma chi lo sa. Forse mi sono allontanato da troppo tempo, ma ho visto le foto di quello che da qui sembra un prato verde di proporzioni gigantesche. Immenso. Caldo nei suoi mille suoni. Le foto mi mostrano innumerevoli lingue marroni che lo tagliano in ogni direzione e bestie d’acciaio e calcestruzzo che ne fiaccano le vene smeraldo e amazzonite. Ho perso il conto delle foto simili. Quella dei delfini rosa ingannati e condotti in una baia, tanti uomini imbestialiti ma armati, e all’improvviso la foto è inondata dal rosso; una ragazza deve aver scambiato uno di quei cadaveri per un equino e ci monta sopra.
Riguardo la foto della terra, lo schermo al polso lo spengo ché non ce la faccio più. La testa mi gira e mi sale una bile di succhi gastrici e di colpa. Sei proprio bella cara terra. Eri proprio bella. Devo andarmi a stendere. Prima di chiudermi in questa bolla di serenità forzata guardo la parete, di alluminio e litio, con il cartello ritrovato: “Save the Planet”. C’è scritto così. Immagino che chi l’ha scritto non sia riuscito a farlo leggere.

Autore: Luca Pollara

FETTE DI PROSCIUTTO

Save the planet. Save the children. E save ‘stocazzo. Scusatemi il francesismo, lo so, la solita cinica sboccata. Ma, più che cinica, una persona che tenta di non essere una finta buonista, una pacifista da semplice bandiera sul balcone. Siamo tutti tremendamente bravi a puntare il dito verso le cose sbagliate ed ingiuste del mondo. “Vorrei la pace in Medioriente”, e nel frattempo ha tolto il saluto a Marta e non le parla più, per una sciocchezza successa quattro anni fa. Chè, le persone non cambiano? Tu non sei cambiata? Avete ragione voi, è meglio la chiacchiera da salotto, piuttosto che l’introspezione consapevole. “Ultime notizie: una persona su tre viene colpita da cancro.” Saranno anche ultime, ma queste notizie non sono affatto nuove, né tanto meno sorprendenti. Si lamenta delle ingiustizie della vitae: il capolo odio, la macchina consuma troppo, i figli non gli parlano, si fa male alle caviglie continuamente, non gliene va una giusta e tutti sanno di queste sue grandi problematiche. Sembra quasi non vera la regola fisica per cui il negativo chiama il positivo, quanto sembra molto più più plausibile la nuvoletta di Fantozzi: essa c’è fintanto è a proprio agio nella melma e nel grigiore. “Non ci sono più le mezze stagioni! Questo riscaldamento terrestre sta raggiungendo valori insostenibili, sarà meglio che mi compri una Panda a metano.” Disse, con in mano un hamburger che è costato al mondo, quello che vorreste salvare con la Panda a metano, circa 1980 litri d’acqua e parte della deforestazione pluviale. Cheeseburger, ovviamente. E ricordiamoci che quel cheese in ordine per essere cheap, viene da allevamenti intensivi. Mucche da macello. Mucche da latte. Ah, ci sono diversi tipi di mucca per diverse mansioni? No, ci sono diverse mansioni per mucca. La mamma viene stuprata reiteratamente, per poi esser derubata del suo latte e dei suoi figli. La femmina seguirà le orme della madre, mentre al maschio la solita fortuna: ucciso velocemente per poi esser frollato, cucinato e mangiato. “No, ma io amo gli animali”. “Odio l’inquinamento ambientale”. Urla, strepiti, botte, frecciatine, pregiudizi, giudizi, cattiverie e chi avesse qualcos’altro da dire, please speak up loud! E quindi fermatevi e pensate. “Save the planet” è un bello slogan, sì. Ma tu ti sei mai guardato dentro? E tu? Tu, hai mai fatto con pace con qualcuno con cui non parli da diverso tempo? Hai mai offerto un passaggio a qualcuno che ne aveva tremendamente bisogno? E tu ti sei mai messo dall’altra parte, negli occhi del tuo interlocutore? Del diverso da te? Prima di urlare i problemi del macrocosmo, ti sei mai fermato ad osservare il tuo personale microcosmo? Siamo noi che abbiamo la presunzione di poter e voler salvare tutti, quando noi siamo più persi di Dante, in quella notte, in quella selva oscura. Save yourself, the planet has his own.

Scrittrice: Jessica Nocentini

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Credits: Wesley Fryer

 

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