Savonarola e il rogo delle vanità

Savonarola, Toc Toc Firenze

Quello di Girolamo Savonarola è un nome che tutti i toscani conoscono almeno per sentito dire. La sua fama a livello popolare non è dovuta al fatto che questi fu un personaggio di prima importanza nel contesto politico, religioso e filosofico di fine ‘400, ma è legata ad un episodio in particolare che fece discutere molto i contemporanei e accese l’immaginazione dei posteri!

Di quale episodio stiamo parlando?

Stiamo parlando del rogo delle vanità! Il frate domenicano assemblò un tale evento per propagandare la sua idea politica, ma soprattutto morale e religiosa di una fede nuova e depurata da ogni peccato e dalla presenza pagana. Se nel Medioevo troviamo altri esempi di roghi del genere, come quelli voluti da Bernardino da Siena e da Gregorio Magno, nessuno di questi arrivò mai ad avere un apparato teatrale, una consistenza e un significato paragonabili a quelli fatti da Savonarola.

Il primo falò si svolse il 7 febbraio 1497, quando il frate domenicano, dopo una messa nella cattedrale, esortò i fedeli a prendere parte al rogo delle vanità (ormai preparato da tempo) che si sarebbe tenuto nel pomeriggio.

La processione, preceduta da un Bambin Gesù di Donatello sorretto da quattro angeli, era costituita da migliaia di cittadini che tenevano piccole croci rosse in mano ed erano vestiti per la maggior parte in bianco. Si formò a San Marco, ed aveva come destinazione piazza della Signoria, ove i fedeli giunsero cantando lodi e inni sacri.

Savonarola, Toc Toc Firenze

Qui ai partecipanti si presentò uno spettacolo incredibile: al centro della piazza era stata innalzata un’immensa pira piramidale, alta quindici metri e larga sessanta, dove venne gettato un grandissimo numero di vanità dal valore inestimabile, che, si narra, uno scandalizzato mercante veneziano, si sarebbe offerto di comprare per ventimila ducati.

A nulla valsero le sue offerte perché ai quattro lati della pira venne appiccato il fuoco mentre gli angeli, che stavano sul sagrato, innalzavano inni sacri e lanciavano invettive contro il carnevale pagano che finiva proprio quel giorno e le trombe, i pifferi, le campane del palazzo e le urla della folla lì raccolta accompagnavano il “bruciamento” di quegli oggetti che per noi avrebbero un valore inestimabile.

Cosa si intendeva per vanità?

Materialmente le vanità erano oggetti condannati da Savonarola in quanto impudichi o inutili come quadri considerati lascivi (anche di Botticelli), carte da gioco, strumenti musicali, libri “disonesti” (compresi testi di Dante, Petrarca, Boccaccio e Pulci!), parrucche, profumi, belletti, specchi, bambole ecc.

Savonarola, Toc Toc Firenze

Savonarola, che voleva rendere all’uomo la sua purezza originaria privata dal suo rapporto con i sensi, aveva condannato totalmente la cultura pagana, la debolezza della carne e il libertinaggio. Per questo aveva allestito questo rogo che doveva bruciare e quindi eliminare sia concettualmente, che materialmente quei beni materiali che legavano l’uomo all’esperienza dei sensi.

Quello lanciato da Savonarola, era insomma un messaggio fortissimo e venne recepito dalla popolazione. Però mentre alcuni (come Machiavelli) lo disprezzarono, altri lo accolsero, se è vero che artisti come Baccio della Porta e Lorenzo di Credi distrussero volontariamente i loro studi di nudo perché improvvisamente parvero loro odiosi.

Credits: sterte, Prof. Mortel

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