La Seconda Guerra Mondiale: la battaglia della nostra arte

seconda guerra mondiale, toc toc firenze

Nessuno di noi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale, di lei fortunatamente ne sentiamo solamente parlare.
Firenze nel 1939 era lì, bella come un diamante, e la guerra l’ha investita, l’ha martoriata.

In questo articolo vogliamo raccontare almeno in parte, anche attraverso materiale fotografico, come un elemento fondamentale della nostra città abbia vissuto la guerra: la nostra arte.

Scoppia la guerra: l’arte deve essere salvata

Noi fiorentini siamo sempre stati, ovviamente, attaccati visceralmente alla nostra arte: per noi non vi è città al mondo che racchiuda tanta bellezza e tanta storia. Per i nostri bisnonni e per i nostri nonni era la stessa identica cosa. Quando scoppiò la guerra i nostri antenati decisero di salvare il nostro patrimonio, e forse è anche grazie a loro che oggi possiamo ammirare intatta la bellezza che tanto amiamo.

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Per i quadri la faccenda era abbastanza semplice: questi venivano imballati e nascosti al sicuro. In questa foto originale si vede la Madonna del Magnificat di Botticelli che viene portata via. Strazia il cuore vedere l’opera stipata in un anonima cassa di legno per traslochi di pessima qualità, e la scritta “fragile” certo non riesce a rendere l’idea dell’inestimabile valore del tesoro che custodisce.

Non era sempre così “semplice”

Quadri e piccoli oggetti erano facilmente salvaguardabili, ma come tutelare un monumento? Come tutelare una statua?
Anche loro avevano l’estrema necessità di essere protetti, ma la cosa non solo era più complicata ma anche meno efficace.

Le statue come il Biancone o quelle che decorano Orsanmichele ed il Duomo, erano notevolmente esposte ai bombardamenti. Per loro si pensò a più metodi, due in particolare: le statue di Orsanmichele vennero murate con sacchi di sabbia, mentre attorno al Biancone venne costruito un vero e proprio recinto di legno.

In parole povere: le statue o le opere che non potevano essere trasportate, venivano murate in gabbie di legno o circondate da sabbia.

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Cosa perdemmo durante la seconda guerra mondiale

Luglio del 1944: in previsione degli attacchi nemici, i tedeschi ordinarono a più di 150.000 persone di abbandonare le proprie case. Il motivo era semplice: volevano bombardare tutti i ponti per impedire agli alleati di passare.

I tedeschi non sottovalutavano affatto il valore artistico dei ponti, ed infatti si dividevano tra “pro e contro” l’abbattimento.  Ciò che convinse loro in massa al bombardamento fu quando, pochi giorni prima della strage, aerei americani sorvolarono Firenze lanciando dei volantini che invitavano i fiorentini ad insorgere contro i nazisti. In quel momento la guerra prevalse sulla coscienza.

Decisero di salvare solo Ponte Vecchio, bloccandone però gli accessi. Ma non finì qui: per rallentare il passaggio degli americani, i tedeschi bombardarono anche tutte le case sulle rive dell’Arno, riempiendo la strada di enormi detriti e, ahinoi, tanta tristezza.

Questa “strategica mossa” però non funzionò perché gli americani in pochi giorni costruirono il Ponte di Ferro passando di qua d’Arno senza troppi problemi.

Dopo tanta tristezza, una cosa positiva

I tedeschi, durante la loro occupazione, avevano trafugato diverse opere dalla nostra bella città. In questa foto leggiamo sul cartellone: “le opere d’arte fiorentine tornano dall’Alto Adige alla loro sede”.

 

Diciamo pure finalmente e fortunatamente a casa.

 

Fotografie: Vecchia Firenze Mia

Da questo articolo è stata rimossa una foto appartenente all’archivio Foto Locchi, che ne detiene il copyright, erroneamente attribuita alla Pagina Facebook Vecchia Firenze mia

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