Si va più al cinema o a teatro a Firenze?

Teatro e cinema sono un po’ fratelli coltelli: richiamano entrambi un particolare tipo di pubblico, che, in caso in difficoltà, non esitano ad accaparrarsi

Entrambi però hanno dei natali eguali: se prima la serata a teatro o al cinema era vista come un lusso per signori altolocati, nel contemporaneo, con la massificazione dei media e delle comunicazioni generali, ma soprattutto con l’abbassamento dei prezzi, il pubblico si è ingrandito, concedendo quel lusso alle famiglie medio-borghesiIn passato il pubblico teatrale e cinematografico si divideva per la forma di intrattenimento proposto: il teatro detiene un tipo di intrattenimento generalmente “attivo”, in cui ci sia la possibilità di partecipare, emotivamente, alla storia dell’opera messa in scena, rappresentata ad hoc, mentre il cinema, riproponendo e ritrasmettendo il film meccanicamente, punta ad un intrattenimento “passivo”, più evasivo.

A causa della crisi sia culturale sia economica il teatro si è spinto alla riproposizione dei classici del teatro, nazionale e straniero, e alla produzione di opere comiche e leggere, mentre il cinema è rimasto pressoché lo stesso. Non mancano però casi di ibridazione, per lo più sperimentale, in cui al divertimento si aggiunge la riflessione, sociale e politica, che garantiscono una certa elevatura culturale nel panorama teatrale. Ma nonostante queste premesse, negli ultimi anni purtroppo teatro e cinema a Firenze hanno risentito notevolmente della sempre meno affluenza e attrazione al panorama teatrale della città, gravando sul bilancio delle amministrazioni sia teatrali sia comunali, lasciando che il pubblico puntasse più sul cinema.

Il palcoscenico a Firenze

Firenze in fatto di palinsesto teatrale non presenta una situazione difficile: mentre nella penisola si registra un calo nella produzione teatrale (dal 2007 al 2013 il numero delle rappresentazioni è passato da 207.401 a 169.672), Firenze, con attivi ben venti teatri, ogni anno promuove numerosi spettacoli, con diverse prime nazionali (ad esempio, negli ultimi due anni il teatro storico della Pergola ha iniziato la sua programmazione con le rappresentazioni de “Le colonne della società” di Ibsen nei primi di Novembre 2013 e “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, l’anno dopo, tutte e due dirette da Gabriele Lavia), e anche con l’interessamento di nuove produzioni inedite, come gli spettacoli di Filippo Timi e di Fabrizio Gifuni, e sperimentali (un esempio è il Teatro Florida e il Rifredi).

Non di meno ha ospitato anche spettacoli comici di grande successo, come “Servo per Due” con Pierfrancesco Favino e “Benvenuti in casa Gori” di Alessandro Benvenuti, garantendo anche un interesse verso il pubblico della commedia, e non solo del dramma. *Per migliorare anche il rapporto del pubblico diverse compagnie hanno organizzato anche delle giornate in cui si può intervistare direttamente dal palcoscenico gli attori.

Il palco

Il problema però è nel pubblico: secondo l’ISTAT, oggi solo venti persone su cento si dedicano al teatro (con una prevalenza femminile del 22,2%, contro il 17,9% degli uomini), mentre cinquantadue al cinema; a Firenze, secondo il bollettino mensile di statistica del Servizio Statistica, il 35,2% della popolazione cittadina è dedita alle attività ricreative (cinema, teatro…). Se si fa due conti, il sette per cento della popolazione va a teatro, oggi, mentre al cinema ci va ben il diciassette per cento.

In aggiunta, le ultime statistiche riportate dai uno dei principali teatri fiorentini, il Rifredi, avvalla la minor affluenza: nel 2013 registra 33.532, ma nel 2015 solo 26.144 (gennaio-novembre), nonostante l’aumento di 2.123 spettatori l’anno primaE’ possibile che a concorrere al calo dell’affluenza possano essere stati diversi fattori, quali il costo del biglietto e il gap generazionale, ovvero il passaggio tra generazioni.

Il biglietto a teatro e al cinema

Sempre l’ISTAT segnala negli ultimi sei anni un calo delle vendite, da 35.900 a 33.105. Anche il cinema presenta un calo lieve, pur avendo avuto un incremento del 141% nel numero degli spettacoli (da 1.266.082 a 3.014.642): da 116.430 a 105.740 biglietti venduti. Sempre l’ISTAT si nota come la spesa per il biglietto al teatro sia aumentata sensibilmente, da un 16,75 € a biglietto nel 2005 a un 19,15 € nel 2013, mentre il cinema passa da 5,73 € a 6,08 €.

 

Con la crisi imperante il costo di un biglietto teatrale supera tre volte tanto quello del cinema, e questo chiaramente non stimola l’interesse del pubblico, per quanto sia giustificabile il costo del biglietto per via delle spese di manutenzione, del pagamento delle compagnie e per l’allestimento dello spettacolo. Per cercare di arginare il problema teatri come la Pergola hanno prodotto delle offerte scontate (dal prezzo intero, dai quindici ai trenta euro, a quello ridotto, dai dieci ai diciassette euro) per studenti universitari o, più in generale, per ragazzi aventi un’età inferiore ai ventisei anni; il prezzo era comunque poco competitivo davanti a quello massimo del cinema, dieci o dodici euro per la proiezione in 3D.

Il gap e il tag

Un altro punto interessante della questione è nell’età media del pubblico degli spettacoli teatrali. Oltre al costo ridotto del biglietto, la popolazione giovane è più interessata al cinema per la grande capacità di distribuire novità allettanti per la gioventù, quasi in sincronia con i suoi gusti, le sue mode e le sue condizioni umane.  Tra l’altro, è interessante notare che tra le parole chiave del programma di pianificazione di Google AdWorks il sintagma “cinema a firenze” abbia una ricerca mensile media di 2400 visualizzazioni, mentre “teatro a firenze” ne ha 140, e “teatro firenze” 1600. 

Meeting delle Accademie Teatrali Europee

Il teatro, malgrado presenti in continuazione spettacoli freschi e sempre più tendenti ad un pubblico giovanile, rimane saldo alla tradizione, non tanto culturale, ma sociale: molte opere portate a teatro sono più tese ad un pubblico maturo, quindi a tematiche serie, importanti, e non a leggerezze o a farse, e questo porta ad attrarre un medesimo pubblico, il quale però non garantisce quel gap necessario per mantenere stabile l’economia dei teatri.

Il teatro a Firenze è in crisi?

Il dramma scatterebbe qualora si dovesse scegliere tra il teatro e il cinema per lo sviluppo culturale della società: il teatro, prima del cinema, garantiva una certa educazione letteraria, che bene o male ha inciso nelle generazioni successive; il cinema solo negli ultimi trent’anni ha cominciato a sviluppare in massa una certa tensione intellettuale (prima erano pochi i casi di registi/autori; erano per lo più minoritari nel panorama cinematografico del tempo), ma in maniera diversa, perché nell’educazione teatrale ad apprendere è sia il pubblico e sia l’attore, ed è tra di loro che avviene la diffusione, mentre nel cinema non sempre il pubblico intende, e anzi accetta passivamente il contenuto. Molte sono state le famiglie che hanno potuto godere più da uno spettacolo teatrale che da uno cinematografico: nel teatro avviene quell’intreccio di azioni che immergono completamente lo spettatore nell’opera, e lo fanno vivere; nel cinema avviene sì la sospensione dell’incredulità ma è più artificiale, non naturale, reale come tra esseri in carne ed ossa.

pergola, toc toc firenze

Comunque, già l’economia ha deciso per quale puntare le risorse, garantendo maggiori concessioni e sovvenzioni al mondo cinematografico piuttosto a quello teatrale, dato che il cinema può anche avvalersi del merchandising e del marketing pubblicitario ad oltranza per aumentare il proprio fatturato. Ma ci auguriamo che il pubblico non decida così facilmente. Almeno non per Firenze: teatri come la Pergola nel tempo sono diventati dei veri fiori all’occhiello nella città, sia per la loro immancabile presenza (costruito nel 1656, è l’unico ancora attivo della sua epoca), sia per la loro grande resistenza agli eventi della Storia (seppur bombardata, appena conclusa la guerra ha riaperto i battenti); teatri come Rifredi hanno dato casa a esordienti commediografi e a piccole produzioni che in seguito hanno raggiunto la fama nazionale (un esempio è il già citato “Benvenuti in casa Gori”), sostenendo al contempo lo sperimentalismo di certe avanguardie teatrali. Una città come Firenze perderebbe molto prestigio se dovesse perdere i teatri di punta, anche molto turismo. E questo sarebbe una sorta di tramonto per la città del Rinascimento.

Credits

operadifirenze, novaradio, images.style

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