Sognando Firenze – Raccontami Firenze

Raccontami Firenze, Toc Toc Firenze

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“Eccoli lì”, pensai, guardando i cavalli di Piazza della Repubblica che splendevano immobili , bellissimi nelle loro antiche rifiniture. Oro, rosa, celeste e rosso erano i colori che ornavano quei puledri eleganti, balie di tutti i piccoli fiorentini.
Giravano e giravano e poche volte si fermavano a raccogliere qualche altro bambino.
Ora i giovani erano pronti per il Paese delle meraviglie: seguirono le orme di quel vecchio pezzo di legno toscano che prometteva loro caramelle a non finire e che , con la punta del suo lungo naso, indicava loro la strada per la felicità.
I bambini, però, sapevano che la vera sorpresa non era fatta di dolciumi e, grazie alle ali della fantasia, cominciarono a volare sulla città di Firenze.
Prima su quei grandi ponti; poi sulle chiese più antiche; e dopo ancora nell’ultima delle più lontane campagne , si lasciavano cadere nei campi di girasoli.
Ecco che, all’insaputa di tutti gli altri, uno di questi posò la punta del piedino su di un rosso ombrellino dalle rifiniture bianche che parevano merletti.
Si divertiva a guardare tutto dall’alto di quell’enorme struttura la cui ombra copriva il centro della città.
Ma a porre fine all’infantile giuoco furono gli occhi di marmo del riccioluto ragazzo in posa. Il bambino, intimorito dalla stazza e dallo sguardo accigliato del giovane muscoloso, si fermò all’istante capendo che, forse, quel giuoco appariva come una sorte di mancanza di rispetto agli occhi del più grande colosso toscano.
Quest’ultimo apriva il passaggio ad un maestoso palazzo, dall’aria così severa e imponente. Picchiettato da merli guelfi e ghibellini, esso nascondeva le storie più avvincenti di una Firenze antica, le giornate di uomini che si ricordano ancora nei libri e nelle leggende che si tramandano da generazioni.
Il cielo nel palazzo era d’oro, ornato da mille storie che ricordano i valorosi cavalieri, i miti più importanti e le statue riproducevano gli uomini più forti ed eleganti.
Non c’era bambino che non ne fosse ammaliato: tutti insieme entrarono nella vecchia struttura e ne ammirarono i più piccoli dettagli.
Dalle foglie in oro, ai piccoli putti, agli armadi decoratissimi , alle scale immense, ai dipinti più grandi : tutto creava stupore, tutto, agli occhi di quei giovani sognatori, si mostrava come la vera bellezza di una città ormai troppo affollata dal futile e dal moderno.
“Amici, è ora… dobbiamo andare” disse Giovanni, il più grande dei ragazzi. I bambini a malincuore capirono che s’era fatto tardi e che era arrivato il momento di tornare a casa.
La notte, infatti, calava sulla città come un drappo di seta azzurra picchiettata da numerose puntine d’argento che calmavano gli spiriti infantili e cullavano i sogni dei fiorentini.
Ora per le antiche strade erano rimasti solo i giovani innamorati che, seguendo l’Arno, si adagiavano amorevolmente nei grandi campi un po’ fuori città.
Guardavano Firenze addormentata da lontano e tra baci e carezze si promettevano amore eterno e ,come un’antica Ginevra e un amorevole Antonio, guardavano al futuro con passione e dedizione l’uno per l’altra.
Calato è il silenzio su piazza della Signoria , sui lungarni e nei vicoli più scuri : adesso Firenze sogna e immagina già quale bellezza si svelerà con il rosato dell’alba.
Il fiume s’incendia di colore prima del grande e azzurro giorno e gli uccelli cominciano il loro canto per destare le donne e gli uomini che del nuovo dì saranno i protagonisti.
Bella e ricca è questa nuova Firenze: piena di storia e di amori tormentati; di guerre e vittorie; di sognatori e cantori; di leggende e ricorrenze; di arte e di modernità; di passato e di futuro.
Volto le spalle e con le lacrime agli occhi ricordo quei dolci borghi che m’hanno fatto da maestri; piango e sorrido perché già so che un giorno tornerò da te.
Mia dolce città tu sola potrai , con la tua cultura e la tua gente, portare nel mio cuore quella sensazione di conoscenza e di più profonda ammirazione per i nostri antichi parenti.
Ecco Giovannino, “non cambia mai!” dissi ad alta voce sapendo che un giorno lo avrei rincontrato.
Fu lui a farmi da guida un tempo, a mostrarmi il vero paese delle meraviglie ed oggi che non posso più volare, oggi che non mi godo più l’inizio di un amore, non posso che essere anche io tra quelle mamme in pena che guardano i figli giocare sulla giostra, avendo però fede nella guida amorevole di un giovane protettore.
Un racconto di Emilia Vergalito
Mi chiamo Emilia Vergalito, ho 21 anni e sono Molisana. Vivo a Pisa dove frequento l’Università e studio “discipline dell’arte e dello spettacolo”.

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Credits: Giuseppe Moscato

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