Storia dei terremoti fiorentini

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Le prime tracce della storia dei terremoti in Toscana risalgono al 1293

Questo sisma di cui si hanno imprecise testimonianze storiche, colpì Pistoia causando numerosi danni e vittime. Da quel momento la storia testimonia almeno altri 12 forti sismi toscani, di cui almeno altri due prima del nostro secolo, interessarono la città di Firenze. Il primo nel 1592, colpì la città indirettamente dall’epicentro del Mugello. L’ntensità fu di 5.9 della scala Richter. Esso causò 113 morti e 289 feriti. Gravi danni e crolli interessarono almeno 20 paesi. I più colpiti furono Scarperia, Vicchio, Borgo San Lorenzo e Barberino di Mugello. 

Anni dopo, nel 1895, il Grande Terremoto di Firenze

Erano le 20.55 del 18 maggio. Firenze e il Chianti Fiorentino a sud della città, furono attraversati da un evento sismico di 5.4 della Richter. In città fu raggiunto il settimo grado della scala Mercalli. Mille edifici privati, 14 chiese, 9 monasteri e conventi, 16 edifici pubblici tra cui Palazzo Vecchio, il Loggiato di Antonio da Sangallo, lo spedale degli Innocenti e il palazzo del tribunale fu il bilancio del danno urbano alla città.

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I danni più gravi si verificarono alla Certosa di Firenze, dove crollò l’intero lato del chiostro, danneggiando numerose opere d’arte. Ma il campanile di Giotto, il battistero, la cattedrale, Santa Croce, San Lorenzo e Santa Maria del Carmine subirono anch’essi numerosi danni, seppur di entità inferiore rispetto alla Certosa. Meno di un mese dopo, precisamente il 6 giugno, Firenze fu attraversata da una fortissima replica che non sembrò causare ulteriori danni. Da quel giorno le scosse di assestamento proseguirono incessanti sino all’anno dopo, al giugno 1896. Questo evento fu ricordato da allora come Il Grande Terremoto di Firenze. Fu accompagnato da un boato che molti fiorentini paragonarono a un’esplosione. La stessa area fu poi colpita anche nel 1959 e in ultimo, in questi giorni a partire da 18 dicembre.

La storia dei terremoti fiorentini e la tutela del patrimonio artistico

Iscrizioni commemorative e ricordi sparsi su lapidi e su oggetti vari in ringraziamento alla Madonna e alla Divina Provvidenza, per ringraziare il cielo dello scampato pericolo, comparvero qua e la in seguito al Grande Terremoto di Firenze.

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Questo evento è emblematico del fatto per cui a una pericolosità sismica media non corrisponda una media entità di danni, svelando come i beni culturali esposti al sisma siano purtroppo molto vulnerabili.

Del resto, con lo stesso terremoto di 119 anni fa i crolli e i danni strutturali in città furono limitati, ma caddero e andarono in frantumi statue, maioliche, ornamenti, stucchi e oggetti antichi di grandissimo valore. Quello del 1895 è solo l’ultimo dei forti terremoti che hanno colpito la “culla dell’arte”: in passato effetti di danneggiamento esteso si erano già verificati in occasione dei terremoti del 28 settembre 1453 e del 28 novembre 1554.

Così si legge tra le parole di Filippo Bernardini dell’INGV di Bologna, nella sua ricostruzione della storia dei terremoti fiorentini

Firenze risente infatti delle scosse con epicentro nel Mugello (si pensi a quelle del 1542 e del 1919) e del Valdarno Superiore (la più grave nel 1770). Avverte che la città attuale è molto più esposta a rischi rispetto all’800, a causa dell’incremento di inurbamento dell’area cittadina, molto più esteso rispetto a un secolo fa. Le preoccupazioni riguardano tanto la tutela del patrimonio artistico quanto quella dell’impianto industriale sorto proprio nella zona epicentrale.

Il David di Michelangelo è il simbolo di questa emergenza

Già esposto a numerosi rischi di deperimento per vari fattori ambientali, potrebbe infatti essere la prima tra le vittime artistiche di Firenze. Sembra da tempo si discuta di spostarlo al sicuro durante i periodi di sciame sismico. Tuttavia queste sono solo chiacchiere reperite per il web tra le varie testate, e risalenti alla denuncia dell’architetto Fernando De Simone di Padova del 2011, che propose la realizzazione di un museo antisismico, per la tutela di tutte le opere d’arte di grande valore per la cultura universale.

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La soluzione arriva dal Ministero dei Beni Culturali che ha dichiarato a dicembre scorso, l’intenzione di finanziare una pedana antisismica del valore di 200 mila euro, necessaria a mettere in salvo l’opera dalle vibrazioni, dannose per le preesistenti crepe delle caviglie. Lo stesso De Simone non sembra appoggiare la soluzione adottata dal Ministero, ponendo l’enfasi sulla sua proposta, quella della costruzione di un nuovo museo antisismico. poiché se da un lato la pedana potrebbe attutire gli urti delle scosse, dall’altro non può impedire il crollo di soffitti e solai dell’Accademia. (la Nazione).

Crfedits: ingvterremoti.wordpress, la Nazione

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