Turismo a Firenze: storia di un amore finito male

Turismo a Firenze: c’è un rapporto non semplice tra la città e le persone che le fanno visita. Da dove ha origine questo legame? Che direzione sta prendendo?

Un nuovo approccio al turismo?

Turismo e viaggi. Si può parlare di questi due elementi con un approccio storico? O meglio, è possibile studiare storicamente il “viaggio per svago” e ricercarne le caratteristiche comuni?
Oggi che il turismo pare diventare una risorsa ambigua per le città d’arte italiane, è possibile studiarlo attraverso una nuova disciplina che potremmo chiamare “archeologia del turismo“?

Soglie di sbarramento

Firenze, ed in generale tutta la Toscana, negli ultimi mesi sta prendendo in seria considerazione una revisione dei flussi turistici.
A Venezia si parla apertamente di ingressi a numero chiuso nelle piazze: è una guerra strisciante tra amministratori, cittadini e viaggiatori. Forestieri, li chiamavamo.
Tolleranza zero verso chi a Siena in piazza del Campo si distende al sole o chi a Firenze si siede sulle scale delle chiese all’ora di pranzo.

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Tanto tempo fa, in una terra lontana

Tutto questo in città e territori che sono turistici da sempre.
È da qua che sono partiti i mercanti, che con i loro commerci hanno in qualche modo rappresentato i primi viaggi ed i primi racconti di viaggiatori.
Da qui, che abbiamo accolto i prodromi del turismo religioso attraverso le vie che da tutta Europa portavano a Roma negli anni giubilari ed abbiamo aperto porte, chiese e spedali per accogliere i pellegrini.
Ed è da qui che le ville si sono aperte per ospitare la nobiltà europea che si accingeva all’esperienza del Grand Tour. Siamo noi, i toscani di oggi, che proveniamo direttamente da quegli incontri, da quei viaggi, da chi viaggiando ha scoperto le nostre città e si è stabilito qua.

A spasso per la Toscana e non solo

Ma se è cambiato, come dicevamo, il modo di accogliere i turisti è innegabile che sia cambiata anche la modalità di viaggio ed anche le mete stesse del viaggio.
Il turismo di massa è infatti sempre esistito: Firenze era meta di ogni viaggio in Italia, al centro dei sogni di avventura di ogni singolo rampollo della nobiltà francese o inglese che viaggiava lungo la penisola nel Settecento e nell’Ottocento.
Firenze, Lucca, Siena e poi giù verso il Trasimeno, Assisi, Cagli, Loreto, cascata delle Marmore, Roma, la Tuscia viterbese.
Alcuni di questi luoghi sono ancora mete turistiche, attirano il famoso turismo di massa, altre sono dimenticate, reperti turistico-archeologici da ritrovare o ricostruire.

Non ci resta che viaggiare

La Firenze del 2017 è molto diversa rispetto a quella ottocentesca o immediatamente post-unitaria. Come nel secolo del Grand Tour i viaggiatori visitavano le nostre città e battevano le nostre strade per conoscere non soltanto un Paese ma anche i suoi abitanti, le loro abitudini ed i loro costumi, così oggi dovremmo fare noi.
Metterci in marcia lungo un percorso stabilito e verificare i cambiamenti che il Paese e Firenze in particolare hanno avuto, constatare il cambiamento che c’è stato nel rapportarsi con i viaggiatori, con i turisti.

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La moda è passata

Sono nate e morte aree turistiche. Si potrebbe parlare di “archeologia turistica“. Grandi attrazioni che erano alla base dei viaggi del Settecento e dell’Ottocento oggi sono dimenticate o sotto tono. Pensiamo al lago Trasimeno, vero e proprio approdo turistico oggi abbandonato ad un nostalgico turismo “fuori stagionale”.
O le cascate delle Marmore attrazione della natura declamata dai più grandi poeti viaggiatori oggi meta soprattutto di turismo sportivo e sensazionale. Se due secoli fa citare Cagli, nelle Marche, equivaleva a citare Firenze o Venezia, oggi dobbiamo spiegare esattamente dove siamo e anche perché dovremmo esserci.

Un prezzo alto da pagare

Ma il cambiamento turistico d’Italia è anche più recente: Rimini, Cortina, la Versilia, mete turistiche che hanno dettato la moda per anni oggi devono scendere a compromessi come prima di loro ha dovuto fare la riviera ligure, per citare un esempio tra molti.
Le città d’arte si sono assestate turisticamente ma mettendo spesso in gioco le loro identità, divenendo un unico tour che dà ai turisti la sensazione di accedere ad un servizio, ad un luogo, non più farne esperienza.

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Quello che resta del Grand Tour

Forse da questo dipende la grande difficoltà che Firenze oggi ha nel gestire il proprio turismo. La sintonia, l’empatia, così come il suo contrario non sono flussi ad una direzione: così come il fiorentino non empatizza con il viaggiatore, lo stesso turista non troverà più nulla di empatico nella sua visita a Firenze.
Sono finite le avventure raccontate da Maugham, i diari à la Boswell o Chateaubriand, le visite a casa Lynch Piozzi, i racconti di Henry James , John Milton.
Oggi il Grand Tour finisce in cronaca nera o nelle recensioni negative di un’applicazione sullo smartphone, che mostrerà i fiorentini buoni a sfruttare economicamente un turismo che difficilmente troverà motivazioni per fermarsi più a lungo o per tornare.

Diari di viaggi attraverso Firenze

E pensare che sono i grandi viaggiatori del Seicento a fare da apripista ai successivi, che ripeteranno spesso in modo pedissequo e banale le stesse tappe, tramandando così un unico tipo di viaggio e facendo la fortuna di città e paesi perché citate in diari e guide.
Firenze con la sua storia di mercanti e con la presenza degli Studi, sarà subito tra queste.
Quel che spinge a conoscere il nostro Paese è la ricerca del pittoresco, i rimasugli dell’antichità, testimonianze di uno stereotipo che il viaggiatore ha ancor prima di partire.
Un nuovo punto di vista rispetto al Grand Tour è anche quello secondo cui questo segna la crisi dell’internazionalizzazione delle Università italiane: l’Italia viene visitata ma non si frequentano le sue università e lo studio individuale, che nasce dall’osservazione e dai percorsi di formazione singoli, vince sulle accademie.

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Tesori da riscoprire

Quello che propongo per le prossime uscite di Toc Toc Firenze è appunto un’esperienza personale ma profonda per conoscere le mete fiorentine che conoscono il turismo da secoli, una riscoperta archeologica – come dicevamo in apertura – di quei luoghi e di quei percorsi che hanno ospitato i viaggiatori e li hanno fatti parlare di noi fino ad oggi.
Luoghi magari dimenticati oppure ancora al centro dell’esperienza turistica, sia questa personale e sostenibile che di massa. Così come visitare oggi Loreto, Cagli, Assisi, Siena, Ravenna, Tuscania e Viterbo, percorrere le strade che i viaggiatori hanno percorso in carrozza o in treno non è una semplice operazione di nostalgia e neppure una banalizzazione del viaggio storico, lo stesso sarà su Firenze e la sua campagna.

Di nuovo in viaggio

Significa annotare le differenze: strade e percorsi cancellati , siti storici ed archeologici dimenticati, ville di campagna divenute periferia cittadina, ma anche nuove scoperte, nuova attenzione su qualcosa che i viaggiatori non conoscevano.
Ci sarà poi spazio alla contemporaneità a tutto ciò che è arrivato dopo il Grand Tour. La storia del novecento ha lasciato segni indelebili, testimonianze storiche ed artistiche di primo livello. La chiesa dell’architetto Michelucci all’uscita Firenze Nord dell’autostrada è esattamente quello che un tempo erano le abbazie lungo la via Francigena o la Romea: luoghi di pausa e di ristoro spirituale in mezzo al viaggio.

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Turismo mordi e fuggi

Altro aspetto da sottolineare del viaggio è il rapporto con gli abitanti dei luoghi visitati.
Il turista moderno ha poco tempo e poca voglia di entrare in contatto con una comunità.
Il viaggiatore ottocentesco,invece, traeva da questo rapporto informazioni necessarie al viaggio e alla comprensione dell’Italia.
In qualunque luogo giungesse, aveva una lettera di presentazioni di un precedente viaggiatore o di un importante personalità che gli permetteva di entrare in contatto con gli abitanti di quella città.
Ma chi sono oggi a Firenze le personalità dell’accoglienza? Sono i tour operator? Le guide? Gli alberghi o i gestori di bed and breakfast? Oppure sono i contatti che tra di loro i viaggiatori si trasmettono e si tramandano, personalmente o tramite siti e applicazioni di viaggio?

Su Toc toc Firenze intendiamo quindi ripartire lungo le tracce della storia del turismo fiorentino, ritrovare i luoghi che da secoli sono al centro dei tour dei viaggiatori di ieri e di oggi e annotarne le differenze.
Sono sempre le stesse le attrazioni? Cosa cercano oggi i forestieri in visita alla città che non cercavano i loro antenati? A queste domande risponderemo osservando le nostre strade e cercando nei libri e nei diari di ieri e di oggi, in un viaggio che unisce – viene i brividi a pensarci – John Milton a Bret Easton Ellis, Somerset Maugham con David Nicholls.

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  • Giuseppe Gori Savellini

    Dopo una laurea e un dottorato in storia dei media, mi occupo di comunicazione culturale e politica e anche di promozione cinematografica. Collaboro con case di produzione e sono direttore artistico del Visionaria Film Festival che da ben venticinque anni si occupa di nuovi linguaggi. Scrivo, molto, dei temi che considero fondamentali in una società distratta: politiche culturali e sguardo contemporaneo.

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