Un curioso viaggio nel passato del Centro Storico di Firenze

I Romani hanno trasmesso molti usi e costumi della loro società, tra cui l’arte nel costruire le strade.

Tutto comincia nel I secolo a.C. quando Firenze diventa colonia Romana. Si chiamava Florentia ed era divisa in quattro parti dalle due strade principali: il cardo maximus e il decumanus; la prima procedeva da nord a sud, la seconda da ovest a est. Da queste si diramava tutta la rete di strade della colonia.

Un curioso viaggio nel passato del Centro Storico di Firenze...dagli antichi Romani al XVI secolo.

Le strade all’inizio erano tutte sterrate; ovviamente bastava un po’ di pioggia e diventavano un’accozzaglia di melma e fango, impossibili da percorrere a piedi o a cavallo.

La maggior parte delle strade venne quindi ricoperta da grandi lastroni di pietra di forma poligonale, di eccezionale resistenza all’usura e agli agenti atmosferici e sistemati nel terreno in modo che le fessure tra i lastroni non fossero parallele alla strada ma creassero una sorta di percorso a zig zag, così le ruote dei carri non si incastravano tra pietra e pietra. Queste strade non avevano quasi mai bisogno di riparazioni.

Il metodo fu riutilizzato nel Medioevo per la ricostruzione del Centro Storico

Il metodo a zig zag usato per connettere i lastroni era così geniale che fu ripreso anche nel Medioevo durante la ricostruzione del Centro Storico e addirittura nel Settecento e nell’Ottocento; puoi vederlo ancora oggi in alcune vie del Centro Storico come Corso degli Strozzi (chiamato oggi Via Monalda).

Oltre alle tante conoscenze scientifiche, i Romani lasciarono in eredità anche parecchi usi e costumi della loro società come la curiosa punizione usata per punire moralmente debitori insolventi, i quali dovevano denudarsi in pubblico dalla cintola in giù per poi battere violentemente il sedere su un lastrone di pietra per tre volte mentre gridavano “cedo bonis!”(cedo tutti i miei beni) ai loro creditori.

Questa punizione, che ai tempi dei Romani era chiamata bonorum cessio culo nudo super lapidem, fu ripresa nella Firenze del XVI secolo per punire pubblicamente truffaldini, disonesti o commercianti falliti (il fallimento era un atto disonorevole) ed era eseguita al centro della Loggia del Mercato Nuovo (Loggia del Porcellino), su questo lastrone di marmo:

Durante la punizione, ribattezzata AcculataAcculattata, le guardie prendevano di peso il condannato per gambe e braccia e facevano battere una o più volte il suo sedere nudo sul freddo marmo del lastrone sotto gli occhi e la derisione del pubblico; con la punizione si voleva dissuadere il condannato dal commettere di nuovo il reato (o l’atto disonorevole) e, se era un truffatore, a rendere noto al popolo il suo volto… in ogni caso tanto pesante era l’umiliazione che spesso queste persone dovevano lasciare la città.

Il poeta Lorenzo Lippi racconta in una sua poesia i poveri commercianti falliti e incolpa per i loro fallimenti le loro mogli e la loro smania di lusso:

“ Donne che feron già per ambizione,

  d’apparir gioiellate e luccicanti,

  dare il culo al marito in sul lastrone “

Chissà se era così anche al tempo degli antichi Romani.

Credits: FirenzeOnlineArcheologicaToscanaCrisisBlogosfere

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