Ache77: uno stencil per raccontare il mondo

Ache77, stencil, street art

Usare gli stencil può apparire banale, ma mai quando a farlo è Ache77: il suo ingegno e la sua perizia, riescono a creare una street art dalla grande forza comunicativa

‘Passami il bisturi, devo incidere’: non parliamo né d’un chirurgo, né d’un assassino, ma di uno street artist. Ache77 ha fatto della stencil art la sua arma principale; sul dito indice gli si è formato un grande callo, “praticamente mi sta crescendo un altro dito” a forza di utilizzare il bisturi. Incide carta e cartoncini per ottenere delle maschere normografiche, attraverso le quali, spruzzando del colore, si ottiene il disegno. Le immagini poi si realizzano usando uno o più stencil e diversificando i colori.

Da un difetto l’origine della sua creatività

Nato in Romania, Ache non è il suo nome, ma una sorta di diminutivo. “Da piccolo mi chiamavano Anilache, così ho lasciato solo Ache. Imparando l’inglese ho anche scoperto che ‘ache’ significa ‘dolore’, ma non c’entra niente. Invece, il 77 è un numero che torna e ritorna nella mia vita, mi segue da sempre, da quando sono piccolo. Anche il pin del mio bancomat inizia con il 77. Coincidenza, sincronismo.”

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Foto per gentile concessione dell’artista.

La strada l’ha sempre respirata a pieni polmoni, prima come luogo dove fare hip hop, break dance, ginnastica acrobatica. Poi, dopo aver curato la parte visiva di due eventi hip pop in Romania, ha preso il sentiero dello stencil. “Stavo visitando una città quando vidi alcuni stencil. Rimasi molto colpito, scattai un paio di foto e quando tornai a casa provai a riprodurli. Col tempo mi sono reso conto di come crearli, come differenziare la luce dalle ombre. Mi sono ritrovato a farli a quattordici anni e continuo a farlo.”

Forse ha scelto questa tecnica anche per quel problema alla vista con cui convive da sempre. Una forma di strabismo: l’ambliopia. I due occhi guardano in direzioni diverse allo stesso tempo, inviando due immagini diverse che il cervello non riesce a fondere insieme, per cui non si viene a creare la tridimensionalità. “Non vedo in 3d. Se penso allo stencil, penso a come vedo il mondo.” Da una difficoltà è nata la sua forza espressiva, il suo modo di vedere trasformato in linguaggio visivo. “Per questo mio limite ho studiato scultura, per imparare a lavorare manualmente il volume, percepirlo in maniera scultorea. Mentre collaborare con uno studio di architettura mi ha permesso di studiare il volume dal punto di vista architettonico/strutturale. Così sono riuscito a comprendere le tre dimensioni utilizzando strade diverse dagli occhi.”

Gli esordi artistici

La tecnica dello stencil si è sviluppata alla fine degli anni sessanta, uno dei primi artisti è stato John Fekner a utilizzarla già nel 1968. Ache77 è affascinato dalla ‘old school’ della stencil art, per realizzare un’opera possono bastare solo due o tre livelli. “Facile impressionare con venti livelli, si arriva praticamente al fotorealismo, ma è poco interessante. Adesso sto realizzando opere utilizzando un solo stencil, applico una leggera sfasatura usando colori diversi, creo una sorta di doppia esposizione.”

È arrivato a Firenze da due anni e mezzo tramite un tirocinio Erasmus. Laureato in scultura con una tesi sulla scultura guerrilla, cioè installazioni pubbliche non commissionate. “Quello che sta facendo Moradi il Sedicente a Firenze.” Due sono gli aspetti su cui lavora: fare arte e propagandare il movimento artistico della street art. “Il primo anno a Firenze l’ho passato per i primi sei mesi in studio, lo spazio dove adesso è nata la Street Level Gallery, gli altri sei mesi l’ho trascorsi nello studio d’architettura ‘No Dump‘, dove sono rimasto come collaboratore di fiducia.” Da questa ultima collaborazione è nata nel 2017 la parte scenografica del festival ‘Icché Ci Vah Ci Vole’. “Per delimitare alcuni percorsi abbiamo realizzato una tela lunga cento metri lineari per due di altezza, con tessuto derivante da scarti tessili. Sopra sono intervenuti Jamesboy, Exit Enter e Rmogrl8120, usando tutti materiali riciclati, anche le vernici erano scadute. Niente va buttato.”

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Foto per gentile concessione dell’artista.

Ache77 ha anche una formazione liceale e universitaria di Scienze economiche e sociali, ma ha abbandonato l’Università dopo due anni. “Ero attratto dalla parte pubblicitaria, dalle agenzie creative, dallo psico marketing. Poi un paio di esperienze mi hanno fatto cambiare ottica sulla vita. Ho avuto una piccola crisi esistenziale e ho deciso di cambiare.”

Fare street art a Firenze

Fare street art a Firenze non è come farla a Detroit o a Palermo, cambiano gli approcci perché è diverso il contesto urbano. “A Firenze la sfida per uno street artist è ulteriore, inserirsi in una architettura rinascimentale non è come intervenire nel costruttivismo metropolitano fatto di grigio, sul quale puoi interagire tranquillamente. Per esempio, il 90% della mia attività a Firenze è fatta su supporti removibili. Uso carta e colla vegetale (acqua, zucchero e farina), per non danneggiare. Ho studiato arte, e ne ho un rispetto estremo. Tutto dipende dal contesto, quando sono stato a Palermo, con un progetto della Progeas Family, la Vucciria l’abbiamo dipinta quasi tutta, erano i negozianti che ci chiedevano di dipingere serrande e muri, avevano un bisogno fortissimo di rigenerazione, di uscire dalla sensazione di degrado. In quel caso realizzo opere il più resistenti possibili.”

Il ruolo rigenerativo della street art è una scoperta degli ultimi anni. Le istituzioni pubbliche si sono rese conto della potenzialità dell’arte urbana, “i pischelli con le bombolette possono anche aumentare i valori immobiliari.”

L’arte urbana ha una doppia faccia: la parte estetica e la parte attivista. Vuoi abbellire? Vuoi diffondere un messaggio? Per Ache77 il messaggio è fondamentale.

“Il messaggio può fare il 90% dell’opera, il 10% lo fa il mezzo con il quale si trasmette. Non arrivo a mal curare l’estetica, però non le do neppure molta importanza. La mia arte, i miei personaggi trasmettono messaggi anche senza scritte, basta il linguaggio non verbale.”

Quando lo sguardo è tutto

Ache77 ha realizzato diversi personaggi più o meno famosi, animali umanizzati, teschi, ritratti maschili e femminili che hanno la capacità, tramite l’intensità dello sguardo o della posa, di entrare in relazione con le persone che distrattamente li incontrano. Questi ritratti nascono da un percorso con diverse fasi: dalla foto originale al progetto digitale col computer, per poi passare alla realizzazione dello stencil fino allo spruzzo del colore con la bomboletta.

Ache77, stencil, street art
Foto per gentile concessione dell’artista.

“Spesso le figure le sogno e poi vado a ricercare nella realtà questi volti, queste caratteristiche. Parto da una foto trovata su Instagram oppure scatto una foto o trovo sulla rete una viso particolare. Ci lavoro sopra digitalmente, poi parte tutta la parte manuale. La foto di partenza e il risultato finale sono cose completamente diverse. Il personaggio cambia durante la realizzazione. Il bisturi per me è un lapis, modifico il disegno direttamente mentre taglio. Mi rendo conto delle modifiche solo quando faccio il primo test con la bomboletta, lì capisco se devo aggiustare qualche dettaglio. Uno stencil lo utilizzo due, tre volte, poi lo rifaccio, ci sono sempre variazioni minime. Adoro complicarmi la vita, sarebbe troppo facile. Sono molto esigente con quello che realizzo, sennò sarei vittima di me stesso e della mia sfera di conforto.”

Nei ritratti moltissima attenzione la dedica agli occhi, punto di incontro tra pubblico e opera. Occhi curati nel minimo dettaglio, ritoccati a mano con il bianco. Volti e sguardi che per intensità ricordano la fotografia contemporanea di Steve McCurry. “Uno di questi volti femminili, una modella, l’ho dipinto solo quattro volte in città, ma tutti pensano di averla vista dappertutto. Una è in via Pisana, hanno rifatto il condominio e l’hanno restaurata invece di toglierla. Un onore.” Spesso su questi ritratti sperimenta abbinamenti cromatici e texture.

1+1=1

Icona e simbolo è diventato il bacio tra due amanti ‘1+1=1’, il quale ha avuto una massiccia diffusione sui social e in città tramite adesivi, poster e stencil. Realizzata su carta, muri e vetri, in versione sia gigantesca che minuta. Un’opera emotiva e razionale, capace di aprire molti cassetti dell’immaginario. L’abbinamento tra l’immagine e l’operazione aritmetica 1+1=1 è un cortocircuito che potenzia il messaggio. Un bacio è un bacio, in questo caso il bacio tra un ebreo, col suo cappello, e una palestinese, con il suo velo, è qualcosa di più. L’unione tra culture diverse e storicamente in conflitto. Se per l’aritmetica il risultato è errato, “per la chimica la somma tra due molecole ne produce una più grande.” L’incontro tra differenze, se creato in una condizione di amore, comprensione e vicinanza, realizza qualcosa di nuovo senza cancellare le diversità. L’unità trasforma la diversità in ricchezza culturale, non in conflitto.

Ache77, stencil, street art
Foto per gentile concessione dell’artista.

Il messaggio è facilmente comprensibile da tutti, così come vuole l’arte urbana. “In strada hai tempo due secondi per trasmettere un messaggio. In questo caso l’uso dei colori è stato fondamentale, il tuo cervello è costretto a riconoscere la luce nel buio, la scritta bianca 1+1=1 su sfondo nero, rimane impressa in un battito d’ali. Poi la semplicità del design fa il resto, un bacio che ricorda quello di Klimt. Non devi essere un genio per cogliere il punto, qualcosa trasmette.”

Un’opera di grande efficacia abbinata a una intensa serialità ne aumenta la potenza. “L’ho utilizzata con un colore solo: il rosso. Il nero e il bianco non sono colori. Quella è l’originale, poi in studio ho fatto diverse varianti sperimentazioni, potrei anche realizzare una edizione da collezione in foglia d’oro. Lavorare in studio e sperimentare è fondamentale. Per esempio, per facilitarmi nella riproduzione artistica di ‘1+1=1’ ho sperimentato anche la xilografia. Con lo stencil perdi molto tempo, devi essere molto preciso, se invece vuoi produrre in serie molti pezzi e mantenere il lavoro artigianale la xilografia è un’ottima alternativa, le repliche rimangano originali, una diversa dall’altra.”

Stencil: non solo immagini

Le figure che Ache77 realizza sono giocate sul linguaggio non verbale abbinato a una grande cura dei dettagli. Alcune volte però, come con il bacio di 1+1=1, usa l’abbinamento tra testo e immagine per aggiungere un ulteriore elemento di senso. Così è successo in via Calzaiuoli, a Firenze, con il suo David di Michelangelo. Una mattina, sulle assi di un cantiere, è comparsa l’enorme testa del David accompagnata dalla scritta ‘Thanks to me now you have an industry’. “Grazie a Michelangelo si è sviluppata una industria commerciale che oggi funziona benissimo. Ho realizzato il pezzo a metà della via che collega piazza Duomo, dove doveva essere collocato il David in origine, a piazza Signoria, dov’è collocato oggi. Oggi, via Calzaiuoli è il luogo dello shopping turistico per eccellenza, passano folle di turisti che possono comprare le cartoline o le riproduzioni colorate del David.”

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Foto per gentile concessione dell’artista.

L’opera di Ache77 non c’è più, si sa la street art è effimera per eccellenza e per natura, sopravvive sui social network, documentata dalle tante foto scattate dai passanti. “Per completare l’ironia ho rifatto il pezzo dentro l’albergo Street Inn Florence (il primo albergo arredato con l’arte urbana a Firenze). In questo caso è grazie a me e alla nuova generazione d’artisti che stanno nascendo altre industrie, tipo un albergo tematico.” Rosso e giallo i colori scelti per il David della ‘room n°1’ dell’albergo, colori non casuali che richiamano il fastfood di Mc Donald’s, con l’aggiunta di un particolare viola chiamato ‘vampire’, come vampiresca è Firenze secondo Ache77, “succhia soldi anziché sangue.”

Personaggi fiorentini a gogò

Altra icona fiorentina passata tra le mani di Ache77 è Dante Alighieri. Realizzato sul muro sopra al Sasso di Dante, luogo reale o leggendario, dove si narra che il sommo poeta era solito fermarsi a sedere sul sasso per riposare, pensare e osservare la costruzione del Duomo. Il ritratto di Dante è accompagnato da una scritta: ‘Cotanta speme vi rese deboli’. “Il concetto è che la speranza ti rende debole. C’è troppa gente che spera e non fa niente. Se non fai niente oggi, come può andare meglio domani? Non basta sperare per far succedere le cose. Così ho utilizzato il linguaggio dantesco per dirlo. Dante nel III Canto dell’Inferno scrive: ‘Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate’, io ho riattato la cosa.”

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Foto per gentile concessione dell’artista.

Ora sta lavorando su una serie di personaggi del passato, più o meno fiorentini. Delle reinterpretazioni come ha fatto con il David e Dante, cercando di dare loro altro significato. “Ho studiato molto la storia fiorentina, vorrei realizzare una ‘florentine inspiration’.”

L’originalità della Street Levels Gallery

L’altra missione di Ache77, oltre a quella personale artistica, è quella di organizzatore e diffusore del movimento artistico della street art. “Lo studio artistico dove ero ospitato nei miei primi mesi fiorentini oggi è la Street Levels Gallery. Finito il tirocinio ho fatto un buco nel soffitto e ho trovato altro spazio in altezza e delle travi meravigliose. C’erano già tutti gli ingredienti per trasformare lo spazio, bastava trovare la ricetta.”

Della Street Levels Gallery è uno dei cofondatori, galleria indipendente nata nel 2016 dall’incontro tra artisti e la Progeas Family, realtà organizzativa fiorentina di produttori culturali. “Da quando sono arrivato a Firenze il mio mentore è stato Vincenzo Rotundo, ed è grazie a lui, Marco Viola e Lorenzo Lorizzi se oggi la Street Levels esiste.” Oltre a essere un punto di incontro tra creativi, l’obiettivo è fare informazione ed educazione sulla street art. Una galleria che cerca una interazione costante e dinamica con la strada, promuovendo l’arte urbana con progetti, workshop e laboratori. “C’è una parte di biblioteca, dove si possono consultare libri che vanno dal graffitismo al subvertising. L’idea è di fondere informazione e cultura sulla street art. La prima mostra è stata una collettiva su artisti toscani e fiorentini. Ospitiamo e presentiamo gli artisti che vogliamo. Quasi sempre ci conosciamo già in maniera diretta, magari abbiamo dipinto anche un muro insieme.”

L’obiettivo di Ache77

L’esigenza è quella di far conoscere correttamente a un pubblico vasto la street art. “Il nostro obiettivo è fare informazione, non creare un mercato o un business. I media manipolano, mancano le informazioni giuste. È l’epoca dei tuttologi, tutti sanno tutto, tutti sanno cos’è la street art, tutti hanno una opinione, ma questo non vuol dire che sei obbligato a dirla.

È un dovere etico degli artisti uscire dal buio e far capire alle persone quello che stiamo facendo. Se non sono gli artisti che vanno a spiegare cosa fanno e perché lo fanno, chi lo deve fare?”

Per Ache77 il messaggio e la critica sono parte fondamentale della street art, più della parte estetica. “Nessuno vuole far male a nessuno. Siamo gente educata con studi alle spalle, ma vediamo il mondo e le realtà urbane sotto altri aspetti. Realizziamo un’arte critica. Oggi nello spazio pubblico tutti vogliono venderti qualcosa. Insegne pubblicitarie ovunque, anche sopra i monumenti storici. Tutti provano a manipolarti in qualche direzione. Ecco, noi invece regaliamo un’idea, una punto su cui riflettere, un’esperienza. Mentre tutti vendono, noi regaliamo. E diamo un antidoto a tutta questa mercificazione.”

Il festival ‘Gathering’

Ache77, con i ragazzi di Hubrica, ha trovato anche il tempo di organizzare il festival ‘Gathering, tra gli scheletri industriali sovietici della città di Iasi in Romania. Dentro un vecchio mobilificio abbandonato sono stati chiamati tantissimi creativi per raccogliere idee ed energie generando un hub creativo. “Sono versatile e non mi annoio mai.” Il festival è arrivato alla terza edizione, saranno sette in tutto. “Nel 2017 abbiamo reinterpretato il tema della genesi, dallo sviluppo iniziale fino alla fine. E per evitare che il posto diventasse un’insalata coloratissima ho imposto a tutti i partecipanti del festival un codice di colori: bianco, rosso, nero e sfumature di grigio.”

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Foto per gentile concessione dell’artista.

Al Gathering ha realizzato, insieme a Exit Enter, un muro di settanta metri per cinque, impiegandoci cinque giorni. “Abbiamo preso il muro più scarso, pieno di tavole di legno, quasi impossibile dipingerlo tutto. L’abbiamo dipinto in maniera primitiva, graffiandolo con delle spazzole, grattando le pareti di legno per schiarire le superfici. Mi piacciono molto le collaborazioni, si mescolano stili e teste diverse. Con Exit Enter abbiamo tirato fuori un lavoro meraviglioso, ‘Offlin god’ è uno dei pezzi che mi piacciono di più.”

L’importante è comunicare

Ache77 è artista e organizzatore/produttore culturale, coesistono dentro di sé entrambi gli aspetti. Il messaggio critico che vuole diffondere viene prima di se stesso. “Spesso neppure firmo quello che faccio, non mi interessa portare l’attenzione su di me, mi basta che la persona interagisca con l’opera. Se poi t’interessa l’autore sono sicuro che prima o poi mi troverai.”

Un lavoro di qualche tempo fa rappresentava un ‘evviva’ attraverso un provocatorio dito medio, forse è questa la sintesi perfetta, giocosa e provocatoria, di cosa significa far passare un messaggio ed esserne felici, senza troppi giri di parole.

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  • Lorenzo Zambini

    Mi occupo di ZAP – Zona Aromatica Protetta, luogo di incontro e spazio per cultura e politiche giovanili. Laureato in Comunicazione, non mi piace né leggere, né scrivere. Amo rileggere, riscrivere, riguardare film e rivisitare città. Credo nel proverbio: non usare una accetta per togliere una mosca dalla fronte di un tuo amico.

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