Africa (parte 2) – La bottega di Calliope

Ecco la seconda parte dell’articolo di settimana scorsa. Anche oggi cerchiamo con l’aiuto dei racconti degli scrittori di EsseCìEffe di farvi viaggiare con la mente oltre quel bellissimo mare che ci circonda e approdare in quella terra affascinante che è l’Africa.
Noi la raccontiamo attraverso esperienze personali, sogni o semplici incontri con chi l’ha vissuta davvero sulla propria pelle, rimanerne indifferenti è impossibile.
Enjoy!!!

L’appuntamento più grande con la storia

Il Soccer City stadium sta tremando. Due nazioni si stanno giocando la semifinale, ma una delle due non è sola. Un intero continente, tutto colorato, la sostiene. Ghana e Uruguay, due squadre diverse, due nazioni diverse, due storie diverse. Sulla carta un abisso calcistico di differenza. L’Uruguay, autore del celebre “Maracanazo”, già campione di due mondiali. Il Ghana, modesta squadra africana, in questo caso Atlante del continente nero. Lo stadio a Johannesburg non ha dubbi sul chi sostenere. I giocatori, quella sera in maglia giallo-rossa, sono l’African proud, come dicono i molti striscioni allo stadio. La partita comincia ed il pittoresco tifo africano con wuwuzela e Cori è assordante. Il Ghana nonostante il gap tecnico trae dall’energia del proprio continente grande forza e riesce per lunghi tratti a sovrastare col gioco i vari Forlan, Suarez, Lugano. Ma questo non basta per vincere una partita che sembra desitinata al pareggio, e quindi ai rigori. Ma, inaspettatamente, il destino sembra voler spingere gli Africani. Calcio d’angolo, colpo di testa che batte il portiere e… parata di un giocatore. Suarez, Stella dell’Uruguay, rischia tutto con un gesto che gli Costa il cartellino rosso. Il Ghana che toccava già la semifinale, risultato storico per gli africani, viene fermato. Ora c’è un rigore tra loro e la storia. Gyan, uno dei protagonisti più brillanti del mondiale ghanese si presenta sul dischetto, le sue gambe tremano, come lo stadio. L’arbitro fischia, parte il tiro, portiere battuto… palla che batte sulla parte alta della traversa e schizza fuori. In poco meno di Cinque minuti l’urlo del popolo africano viene strozzato ben due volte… partono le prime lacrime, adesso è il momento della lotteria dei rigori. Nello stadio c’è un clima surreale, tutti provano a crederci ma sanno che nel calcio, come nella vita, quando perdi il treno per la storia non lo riprendi più. Lo stadio intero vorrebbe chiudere gli occhi e svegliarsi col Ghana che piange di gioia… Ma non è così. I rigori li vincono i più esperti sudamericani, per di più con un cucchiaio. Lo stadio piange, i giocatori piangono, soprattutto Gyan, lui che ha sbagliato l’appuntamento più grande con la storia. Il sogno era così vicino, se ne sentiva già l’odore. Finalmente una rappresentate del continente Nero, che per di più ospita per la prima volta un mondiale, può entrare tra le prime 4 al mondo… solo una bieca illusione. L’urlo del popolo africano viene soffocato ancora, come al mondiale nippo-coreano di 8 anni prima, ma in maniera più dolorosa stavolta. La ferita di Johannesburg è insanabile nel cuore africano. Dopo quella sera più nessuno crede nell’impresa. Divertenti, giovani, spregiudicati ma troppo poco smaliziati per vincere qualcosa. La storia dice questo, il calcio dice questo… Ma il cuore no.

Autore: Lorenzo Cambi

Mondi distanti

Camminare nel centro storico di Firenze ti permette di entrare in contatto con le più diverse etnie e culture internazionali. Tutti i cinque continenti hanno almeno un loro rappresentante in città sotto forma di turista, commerciante o semplice residente. Una quantità smisurata di persone tra le quali risulta spesso difficile persino riconoscere l’amico di una vita o anche solo un familiare. Eppure, tra migliaia di individui, quel giorno ci siamo riconosciuti dai lati opposti della strada così anonimi per gli altri ma rilevanti per noi stessi.

Un’amicizia nata nei due mesi passati a lavorare nei vigneti durante il periodo della vendemmia, due giovani ragazzi con poco in comune ma allo stesso tempo con tanto da condividere. La passione per il calcio ci univa, io tifoso della Fiorentina e tu dell’Arsenal, squadra inglese di cui anch’io ero simpatizzante. Sorrido ancora quando ripenso allo stupore sul tuo volto mentre ti mostravo il portachiavi della tua squadra del cuore che avevo comprato durante un viaggio a Londra. Mi raccontavi di quanto amavi quella città e l’Inghilterra e di quanto ti mancassero gli amici che eri stato costretto ad abbandonare quando eri stato espulso perché clandestino. La Francia non ti aveva riservato un trattamento migliore, volevano rispedirti nel tuo Paese, l’Eritrea, ma non vi era futuro lì e tu sognavi di nuovo Londra, dicevi che ormai era quella la tua casa. Hai chiesto asilo politico in Italia e ti è stato concesso, così hai viaggiato per tutta la penisola in cerca di lavoro per mantenerti fino a raggiungere quella piccola fattoria di periferia dove ci eravamo conosciuti.

Quel giorno ai piedi dell’entrata del treno diretto verso l’università presi la decisione di fare una passeggiata per il centro. Mai avrei pensato che una scelta così insignificante mi avrebbe portato a incontrarti di nuovo dopo un anno e mezzo che c’eravamo salutati quando eri ripartito da Firenze in cerca di altro lavoro. Mi offristi un caffè ed io non riuscii in nessun modo a farti cambiare idea e così accettai l’offerta, ricordo che fui soltanto capace di dire “la prossima volta offro io” ma ero consapevole che non ci saremmo mai più rivisti. Sono passati ormai cinque anni da quel giorno e anche se resteremo mondi distanti, conserverò per sempre il ricordo del nostro incontro.

Autore: Matteo Degl’Innocenti

BAOBABe

Strofe sparse

Dove il centro del cielo
è appena sopra gli alberi
di Baobab, tra le spine delle Acacie.

Dove le donne belle come
antiche regine del deserto
camminano con grazia,
a piedi nudi tra le spine
sulla sabbia bollente.

Dove i bambini dietro
ai loro piccoli e titubanti
occhi nascondono
bianchi e innocenti sorrisi.

Dove l’acqua non segue
naturale corso, ma viene
spinta rigogliosa dalle
viscere della terra.

Autore: Matteo Mazzoni

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Credits: Jack Zalium, Diana Robinson

 

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