Gli Archivi Storici dell’Unione Europea: un patrimonio inestimabile a due passi da casa.

Unione Europea, toc toc firenze

La storia della storia

Immersi nella florida fauna del fianco fiesolano che lambisce Firenze, collocati all’interno di una villa cinquecentesca contornata dal verde e dal silenzio, in un’atmosfera fuori dal tempo che stimola la pace dei sensi (e pure la voglia di studiare, è una bella sensazione, va provata ogni tanto), sorgono gli Archivi Storici dell’Unione Europea.

Questa formidabile risorsa che Firenze ha l’immensa fortuna di ospitare, è il luogo all’interno del quale è conservato l’intero patrimonio archivistico delle istituzioni europee e di numerosi attori che hanno segnato indelebilmente il processo di integrazione europea.

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L’Archivio nasce nel 1983, a seguito della decisione della CECA e del Consiglio Europeo di aprire al pubblico i propri archivi.

Nel 1984 un accordo tra la Commissione Europea e l’Istituto Universitario Europeo ha permesso all’archivio di trovare una collocazione sui colli Fiesolani, aprendo ufficialmente i battenti nel 1986. Nel 2012 è stata inaugurata l’attuale sede presso Villa Salviati, lungo via Bolognese.

I 5 chilometri di storia dell’Unione Europea

Dalla sua fondazione in avanti l’archivio è cresciuto notevolmente nelle dimensioni, fino ad ospitare, in questo momento, oltre 5000 metri di documenti cartacei, di cui 3600 metri appartenenti alle istituzioni e 1400 metri a collezioni private.

Ogni anno le istituzioni europee e altri donatori trasferiscono all’interno degli archivi circa 10.000 documenti. Questo grazie anche ad un recente emendamento al regolamento originale, che obbliga le istituzioni europee (con l’eccezione della Corte di Giustizia Europea e della Banca Centrale Europea) a trasferire a Fiesole tutti i documenti presenti nei loro archivi privati.

Le sezioni dell’Archivio

La sezione relativa al Parlamento Europeo (comprendente, all’incirca, 85.000 documenti) contiene, tra i documenti più importanti, una folta raccolta dei lavori che caratterizzarono il passaggio alla sua elezione diretta nel 1979. Inoltre vanno menzionati oltre 3.000 documenti sotto forma di notizie apparse sui giornali riguardanti il Parlamento, nel periodo che va dal 1956  al 1992, nonché gli archivi completi di tre dei maggiori gruppi politici all’interno del Parlamento.

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La sezione relativa al Consiglio Europeo invece conta all’incirca 27.000 documenti che coprono il periodo che va dal 1951 al 1974. Al suo interno è possibile trovare i verbali delle riunioni del Consiglio e del COREPER, oltre che numerosi documenti riguardanti i lavori del Segretariato Generale e le relazioni tra il Consiglio e i paesi membri.

Infine la sezione relativa alla Commissione Europea contiene all’incirca 55.000 documenti relativi al periodo che va dal 1951 al 1982. In essa è possibile trovare i verbali dei lavori della Commissione e dei suoi “antesignani”, compresi i documenti relativi ai rapporti tra la Commissione, le altre istituzioni ed i paesi membri.

Ma non finisce qui!

Sono inoltre disponibili gli archivi relativi alla Corte dei Conti, al Comitato Economico e Sociale, alla Banca Europea degli Investimenti e persino quelli relativi al Centro Europeo per lo Sviluppo della Formazione Professionale. Senza contare le numerose collezioni private appartenenti a personalità di spicco del processo di integrazione o a movimenti europeisti.

Insomma, per i cultori della materia c’è da perderci la vita sociale. Per tutti gli altri si tratta comunque di un’ottima opportunità per respirare un clima genuinamente europeo ed immergersi per qualche ora in quell’appassionante avventura collettiva che è stato (e per fortuna ancora è) il processo di integrazione europea.

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  • Michail Schwartz nasce a Cremona il 26 Gennaio 1990. Dopo una gioventù spensierata sulle rive del Po si trasferisce a Firenze per studiare Scienze Politiche e European Affairs. Grande fan dei Bad Religion, della Cremonese e del Campari col Bianco, quando non è impegnato a girare l'Italia in Vespa o a discutere del futuro dell'Europa e del Socialismo, si diletta eseguendo versioni acustiche di Britney Spears e calcando campi spelacchiati di periferia alla perenne ricerca di una condizione atletica ormai irrimediabilmente perduta.

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