L’Arno (con gli occhi di Tommy)- Raccontami Firenze

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“Maestra Mina, lo sai che ieri sera abbiamo dormito sull’Arno?”. Fosse così saremmo una famiglia di barboni o di camperisti agguerriti, per non parlare dei saccopelisti figli dei fiori che amano abbioccarsi sotto le stelle. Tommy è un cucciolo che non può ancora avere il senso, grammaticale e oltre, delle parole. Ma è già soddisfacente che recepisca i concetti geografici del paesaggio, di una disciplina, la geografia, annullata nella scuola nostrana semplicemente perché la cultura del sapere non paga in Italia, qualsiasi governo si alterni, di destra, di sinistra, di “emergenza nazionale”, bla bla bla. “L’ho detto anche a zio Cigo, a zia Laura, a zia Alessia, alla Gea, a nonna Antonella, a nonno Aldo…”. Tommy, è proprio il caso di dire, è un fiume in piena; in effetti il residence che ci ha ospitato affaccia sul percorso cittadino dell’Arno con una vista panoramica invidiabile, tra lo struscio dei passanti stranieri, italioti e italiani, europei ed extraeuropei, europeisti e non europeisti, lo scorrere incessante e a volte strombazzante delle macchine sul Lungarno e la pace bucolica delle acque fluviali, massacrate dalla commercializzazione della metropoli. “Affacciati Tommy, hai visto che bello?”. “Hai ragione papy, dalla finestra si vede tutto. Però non passano i treni…perché?”. Ovvìa, forse un giorno devieranno l’Arno per farci passare Freccia Rossa o il treno regionale, “magari – continua Tommy – passano anche i treni delle ferrovie laziali, sarebbe bello, così non dobbiamo andare solo da nonna Antonella per vederli”. Ha già capito tutto, sventrare le città e consegnarle ai palazzinari papponi è un hobby che va di moda da molto tempo, in grandi come in piccole centri urbani di casa nostra. Ma contemplare l’Arno ha un altro sapore, un po’ agrodolce, di ciò che poteva essere e non è stato, di ciò che potrebbe essere e non è. A volte si ha l’impressione che i più amareggiati siano i fiorentini, perché i turisti, tra un panino al lampredotto e l’altro, sono più distratti e si “accontentano” di trascorrere la giornata alla fila degli Uffizi. “Ma papy pure il Tevere è così?”. Il parallelismo calza che è una meraviglia. Regione che vai, Amministrazione comunale che vai, stesse politiche di salvaguardia ambientali: si fa (forse) qualcosa giusto in caso di frane e smottamenti, ed è quindi colpa della natura, degli eventi “imprevedibili”. Perché monitorare il territorio prima che accada l’irreparabile comporta dei soldi a budget che non permetterebbe l’uso dell’auto blu o di tanti altri benefit che Tommaso scoprirà leggendo e crescendo. “Guarda papy quanti gabbiani che volano…e i piccioni…è pieno…ti ricordi a Santa Croce? Guarda papà lì c’è quel signore che sta pescando… lo vedi, quello vestito di grigio, vicino-di fronte alla panchina. Secondo te, che pesci prende? E c’è un aereo laggiù…ma è lontano!”. “Meno male figliuolo, se fosse vicino mi preoccuperei!” mi tocca controbattere. Le osservazioni dai suoi occhi sono qualcosa in più della semplice innocenza, contengono già quella curiosità verso la vita che gli auguro di avere e di non smarrire mai durante la sua esistenza. Squilla il telefono, è il Cigo. Tommy ci vuole parlare, gli passo il cellulare. “Zio Cigo, zio Cigo, lo vedi quel signore laggiù? Secondo te che cosa sta pescando?”. L’amico si fa una risata, non si potrà mai sapere cosa gli dica ma Tommy è soddisfatto della risposta e mi ripassa il telefonino, mentre continua a vedere dalla finestra l’Arno che scorre. Lentamente, a due all’ora a mo’ di lumaca, ma scorre. Una volta era il padrone della città, il fiume, tutto passava per lui, il commercio, le barche, i filibustieri, i bischeri, i fedeli che tra una sponda e l’altra migravano da Chiesa e Chiesa, i signorotti arricchiti e i poveracci magri magri. L’Arno è un pezzo di storia importante del Giglio. Prima, durante e dopo Cosimo. Oggi non c’è Caronte, non ci sono altri traghettatori, benché in molti dovrebbero espiare le proprie pene, censurati e incensurati. Meglio di no. Non sporchiamo ulteriormente il fiume. Dominano le zanzare, tigri o meno che siano. “Tommy vieni qua, allunga il collo che sei secco…dai poggia i piedi qua che ti tengo io…gira la faccia a destra, lì c’è Ponte Vecchio, un altro storico monumento…”. “Si, papà… mi piace Firenze …ci torniamo ieri?”. A volte è la cognizione del tempo che ci frega, ma a Tommy tutto è permesso, almeno alla sua età.

Un racconto di Andrea Curti

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