Black oaks: ovvero fare cinema a Firenze

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Fare cinema a Firenze è possibile?

Questa è la domanda che ci siamo posti e abbiamo trovato con chi parlarne: la casa di produzione Black Oaks.

Che cos’è Black Oaks e di cosa vi occupate?

Black oaks è una casa di produzione cinematografica nata dalla passione e dedizione di sei giovani ragazzi fiorentini che hanno deciso di trasformare ciò che per molti rimane una passione in una vera professione. Siamo un gruppo affiatato e competente che si occupa dell’intero percorso produttivo che nasce da un’idea e va a terminare in un progetto video completo. Questo significa che siamo in grado, a differenza di altre realtà cinematografiche, di fornire un servizio completo per qualunque autore o casa di produzione che voglia affidarsi a noi. Il nostro scopo è quello di creare una realtà stabile di professionisti del settore che possa affermarsi nel panorama cinematografico mondiale.

Chi sono i volti dietro Black Oaks?

Sono sei giovani che hanno percorso strade differenti, hanno visioni differenti e diverse competenze, ma che si sono trovati sotto l’albero della Black Oaks per portare avanti un obiettivo comune. Il gruppo è unito dalla consapevolezza che insieme ognuno di noi può migliorarsi e migliorare il lavoro degli altri ed è composto da: Matteo Laguni, direttore della fotografia, Alessandro Puccini, regista e aiuto regia, Andrea Rapallini, scrittore e sceneggiatore, Olivia Fanfani, organizzatrice e line producer, Federico Bezzi, Fotografo e Designer, Elias Goddi, regista e sceneggiatore.

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Quali sono secondo voi i pregi e i difetti di fare cinema a Firenze?

Firenze offre un patrimonio artistico che di per sé riesce ad attirare l’attenzione di una grande fetta di pubblico, specialmente all’estero. La Toscana oltre a questo ha un ventaglio di locations molto vario, che fornisce la possibilità di creare un set a cielo aperto 24h su 24. Purtroppo qui finiscono i pregi. La Toscana conta almeno 3.000 lavoratori dello spettacolo riconosciuti e dal 2006 al 2012 almeno 458 produzioni hanno girato nella Regione. Nonostante questi numeri, i mezzi per fare cinema in loco sono scarsi, se non nulli. Se parliamo di Cinenoleggi ne è presente solo uno a Firenze, di Cineporti non ve ne è nemmeno l’ombra. Tutto questo alza il costo del lavoro e le difficoltà di realizzazione. Quasi tutte le produzioni che vengono in Toscana arrivano con lavoratori e materiale di altre Regioni, per poi andare a terminare il film in teatri di posa delle Regioni confinanti. Da notare che L’Umbria ha un cineporto attivo dal 1997. Questo comporta una guerra fratricida sui prezzi dei 3000 lavoratori toscani e la mancanza di investimenti sul territorio Toscano da parte di Cinenoleggi e strutture adibite. La mancanza di una regolamentazione ferrea, inoltre, non fa che aumentare i problemi.

Oltre la parte cinematografica state anche lavorando su un progetto che si chiama Cineutopia, di cosa si tratta?

Parlando delle problematiche a cui abbiamo accennato siamo arrivati ad una serie di accorgimenti e idee, raccolti sotto il nome Cineutopia. L’obiettivo è quello di creare uno spazio ideale per chi vuole fare cinema a Firenze. Abbiamo ipotizzato la creazione di un luogo dentro il quale tutte le realtà cinematografiche toscane si possano riunire e possano usufruire dei benefici territoriali. Un polo cinematografico che possa ospitare un teatro di posa, un laboratorio di scenografia, spazi riunione e aule per workshop. Cineutopia si propone d’essere questo, ma anche molto altro: un progetto che punta sulla riqualificazione di uno degli innumerevoli edifici dismessi sul territorio, il fulcro di un’attività nascente che possa divenire centro nevralgico da cui partire per l’incontro di professionisti del settore e che, allo stesso tempo, possa contribuire alla nascita di una vera e propria industria cinematografica in città.

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Che riscontro avete trovato dalle istituzioni?

I vari incontri avuti finora con le istituzioni fanno ben sperare. Abbiamo proposto il progetto Cineutopia a livello istituzionale sia al Comune di Firenze che a rappresentanti della Regione Toscana ed è stato subito ben accolto, in quanto il suo potenziale è sotto gli occhi di tutti, ma per ora siamo ancora in attesa di riscontri ufficiali. Attualmente stiamo creando una rete di realtà simili alla nostra che sentono la necessità di cambiare qualcosa e ovunque andiamo troviamo solo conferme riguardo alla necessità di investire in questo progetto. Stiamo cercando insomma di costruire un dialogo costruttivo, proponendo Cineutopia come un progetto che possa coinvolgere il maggior numero di interessati ed essere utile a tutte queste parti.

Quali sono i vostri progetti futuri?

I progetti futuri sono tanti, ma su tutti spicca Nursery: una serie tv che siamo convinti lascerà a bocca aperta chi pensa che a Firenze non sia possibile girare film futuristici a basso budget. Il tema principale della serie, ambientata in un futuro ipotetico, è il percorso di una giovane terrorista, con tutte le implicazioni etiche e pratiche che derivano dalle sue scelte. Abbiamo poi un progetto dal carattere internazionale che si chiama The Carve, un lungometraggio dedicato alla figura artistica di Raymond Carver. Progetto che ci ha già fatto valicare i confini fino agli USA per un pitching a cui siamo stati invitati. Per chiudere abbiamo anche due cortometraggi in fase di pre-produzione: un western in collaborazione con la produzione The Clam in cui abbiamo intravisto audacia e coraggio e un thriller insieme alla Cloverthree di Milano.

Credits: Black Oaks

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