Blub, l’arte sa nuotare: street artist quasi per caso

Blub, pseudonimo di un artista fiorentino dall’identità segreta, ha raggiungo grande notorietà ritraendo, con maschera subacquea, bollicine acquatiche e sfondi generalmente blu, celebrità dell’arte, della storia, della letteratura, del cinema, dell’immaginario universale di facile riconoscibilità. Interventi precisi e integrati nel contesto urbano vanno a coprire gli sportellini del gas, dell’acqua o della luce, con il gusto della serialità e la tecnica della poster art. “Uso colla vegetale per essere il meno impattante possibile. Agisco solo su supporti rovinati, quelli con un po’ di storia alle spalle, perfetti come cornice. Faccio molta attenzione a non attaccare sul muro, su sportelli puliti o a disturbare qualcuno.”

A Blub è associata la frase: ‘L’arte sa nuotare’, una sorta di payoff di accompagnamento. Risposta positiva al classico ‘siamo con l’acqua alla gola’. Nel 2013 la crisi, in senso ampio, aveva invaso le nostre società, l’esistenze di ognuno di noi. “Bisogna prenderne atto e reagire alle avversità, se l’acqua è alla gola bisogna indossare la maschera subacquea e nuotare. Siamo artefici della nostra vita, non vittime di un sistema. Eravamo nello sconforto generale, trasformare uno sportello anonimo e deturpato in arredo urbano è di per sé una reazione positiva.” C’è il concetto di resilienza, la capacità di far fronte alle difficoltà, riorganizzarsi e ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza disperdere se stessi.

Com’è nato Blub

Ma partiamo dall’inizio e voliamo a Cadaqués, piccolo e solitario villaggio spagnolo della Catalogna, a due passi dalla Francia, situato alla fine di una strada che sale sui rilievi del Cap de Creus, posizione geografica isolata della Costa Brava. Di questa località di mare, dalle casette bianche, furono noti frequentatori Picasso, Garcìa Lorca e Mirò, mentre Salvator Dalì ne fece la sua dimora, visse e lavorò abitualmente dal 1930 al 1982, anno della morte della moglie Gala. Qui, nell’ottobre 2013, nacque l’embrione del progetto Blub.

Blub, all’epoca non ancora Blub, stava trascorrendo le vacanze a Cadaqués ospite di una amica, la quale gli chiese di dipingere un malmesso sportello del gas davanti casa. La cittadina è tradizionalmente piena di sportellini dei contatori dipinti dagli artisti del luogo, sopratutto con paesaggi marini. “Non avevo né un pennello, né la voglia. Le promisi che avrei realizzato qualcosa, ma senza averne l’intenzione. Una sera, durante un aperitivo sul mare, come un lampo mi apparve in mente una immagine: il figlio della mia amica con i capelli immersi nell’acqua e la maschera da sub. Dipingo questo. Così prima di partire ritrassi direttamente sullo sportello questo bambino subacqueo. Usai i pennelli e i colori, il bianco e il nero, che la mia amica aveva casualmente in casa, forse per decorare dei vasetti. Tornai a Firenze e tutto finì lì, si fa per dire.”

In quella serata autunnale il seme de ‘L’arte sa nuotare’ fu piantato con leggerezza e inconsapevolezza, erano già presenti tutti gli elementi significativi del progetto futuro. Pochi giorni dopo a Firenze Il secondo passaggio decisivo. Blub mostrò le foto delle vacanze spagnole a degli amici che, colpiti e entusiasti da quel ritratto, lo sollecitarono a realizzarlo in città. “Fu l’insistenza di uno di loro che mi spinse a farlo, con la mia timidezza non sarei mai andato in giro di notte con colori e pennelli, non fa per me. Comunque non aveva senso dipingere dei bambini sott’acqua a Firenze, così decisi di rappresentare il Rinascimento mettendo la maschera a Leonardo, alla Gioconda e alla Dama con l’Ermellino. Iniziò così, con questi tre soggetti. Credevo che fosse l’esperienza di una sera. E poi Firenze non è Cadaqués.”

Fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione

Nella street art l’elemento della rapidità d’intervento è decisivo. Fu proprio uno street artist a suggerire a Blub di realizzare l’opera originale in studio, per poi attaccare le riproduzioni stampate in strada. Unire l’efficacia alla velocità d’esecuzione di un’azione illegale è fondamentale. Così di giorno lavora con calma in studio, usa colori acrilici su tela, ma talvolta predilige supporti metallici datati e arrugginiti, portatori di un po’ di storia ispiratrice. Mentre gli attacchinaggi illegali hanno bisogno della notte. “Il primo e unico dipinto fatto direttamente sul luogo fu il bimbo a Cadaqués. Sai Exit Enter è geniale, fa un omino velocissimo con pochi gesti pittorici. Ma un lavoro come il mio ha bisogno di tempo, così ho trovato questa modalità: colla, pennellone e con questo mio amico ad attaccare le stampe. Sono sempre stato aiutato a diffondere i miei lavori per strada, li chiamo ‘i blubbini‘. Fosse stato solo per la mia volontà non ci sarebbe stato Blub, è nato per conto suo attraverso me.”

A Firenze la mattina del 5 novembre 2013, il giorno dopo l’anniversario dell’alluvione, nel quartiere degli artisti di San Niccolò, apparvero i primi tre lavori. “La data non fu voluta, fu sorprendente. Potrei dire casuale, ma non credo al caso.” Iniziò così l’inseminazione di Blub, un bel modo inconsapevole di ricordare quel terribile giorno dell’autunno del ’66 e l’impegno degli Angeli del fango, provenienti da tutta Italia, per salvare il patrimonio artistico fiorentino sommerso dalle acque dell’Arno. “Anche in quella prima notte c’era con me l’amico che mi aveva spinto a fare tutto questo e vedendo, probabilmente, una di quelle targhettine che segnalano dove era arrivata l’acqua durante l’alluvione se ne uscì con la frase ‘vedi l’arte non affoga’. Ma per le frequenze vibrazionali il ‘no’ nell’Universo non esiste, così risposi con ‘l’arte che sa nuotare’.”

Fin da quella prima apparizione Blub ha raccolto un fiume di attenzioni da parte di giornalisti, blogger, semplici cittadini. “Mi cercavano per le interviste e io scappavo. Non capivo tutto questo interesse e non amo i riflettori addosso. Per me dipingere è naturale, non ho mai iniziato, dipingo da quando ho memoria di me. Alle mie cose non davo il valore che davano gli altri, per me era scontato. Tutto questo interesse per Blub fu una sorpresa che mi colse impreparato. Il mio grande timore era di disturbare.” All’epoca Blub non esisteva sui social network, su Facebook e Instagram non c’erano sue tracce. “Poi mi hanno spinto ad attivarli. Con gli smartphone perdiamo il nostro del sé, diventiamo dispersivi e fuori di noi, mentre dovremo vivere con pienezza a pienamente centrati. L’aspetto piacevole è ricevere feedback, messaggi e foto sui miei lavori. Un segno di positività.”

Passo dopo passo, quasi per caso

La costruzione del progetto di Blub è un balletto tra contingenza e inconsapevolezza, man mano ha preso una forma coerente dettata da una non volontà calcolata. “Non pianifico, la vita va da sé, non avrei mai pensato di fare street art. E come ho iniziato è possibile anche che smetta. Vivo in un mondo molto etereo, non sono molto concreto. Mi appassiona la fisica quantistica. Per me niente è casuale. I grandi eventi portatori di felicità o di shock emettono frequenze e vibrazioni che permangono nell’ambiente. Un campo energetico che rimane lì, che si tramanda. Il tempo lineare è una convenzione. Se ho realizzato i primi interventi nei giorni dell’alluvione è perché c’era una risonanza con quel lontano evento, anche se io ne ero incosciente.”

Louis Pasteur sostiene che il caso favorisce la mente preparata, si può anche dire che il caso favorisce la mente connessa. Blub sposa una concezione quasi radiofonica dell’ispirazione artistica. Nell’ora e nel qui esistono contemporaneamente più frequenze, impossibile sintonizzarsi su ogni canale nel solito momento, c’è da fare una scelta. “Firenze ha tanti artisti perché ha la frequenza vibrazionale di un campo artistico. Se vibro a una determinata frequenza mi relaziono con la risonanza compatibile con la mia.”

Anche lo pseudonimo artistico è emerso spontaneamente. “Come fanno le bollicine? Blub! È nato così, senza ragionamenti, attingendo da sotto, dal profondo.” La parola ‘Blub’ suggerisce due cose: il colore dell’acqua, dominante nei suoi lavori, e un suono onomatopeico, un linguaggio pregrammaticale, un suono privo di mediazioni. Una comunicazione vitale e immediata, spesso usata nella letteratura per bambini. Come nel libro ‘Blub, blub, blub’ di Yuichi Kasano che narra il suono di qualcosa che sta per sbucare dalla profondità marine. Anche in Pinocchio, storia modellata sul parlato, l’onomatopea punteggia numerosi episodi per renderli vivi: “zin, zin, zin” fanno gli zecchini d’oro mossi dal vento, “crì-crì-crì” fa il Grillo parlante. Già dal nome c’è l’istintività di voler colpire con rapidità, essenziale per chi usa la strada come luogo di comunicazione.

L’acqua: elemento fondamentale

Nelle opere di Blub la maschera subacquea è elemento simbolo. Oggetto di largo consumo estivo, usato da grandi e piccini per esplorare i fondali dei mari. “Con la maschera vedi meglio mentre nuoti. I pesci, i coralli, le meduse, vedi quello che non vedevi prima. Il mondo di sotto, la profondità dell’oceano. Dell’iceberg notiamo la parte che esce dal mare, in realtà siamo composti di tutta un’altra parte non immediatamente visibile, il nostro lato inconscio. Tutti concentrati sulla punta dell’iceberg, mentre sotto la superficie c’è tutto un altro mondo, molto più grande, del quale siamo composti e che non conosciamo veramente.”

L’acqua è il luogo di nascita della vita, il lato nascosto della materia. “Quando sei sott’acqua non c’è né peso, né tempo, i pensieri spariscono, fluttui in un’altra dimensione, in simbiosi con questo elemento.” Ed è in questa dimensione che Blub ripropone personaggi che hanno lasciato un segno di grandezza positiva, andando oltre il Rinascimento. “Quella prima notte, con Leonardo e la Gioconda, credevo fosse l’ultima, mai avrei pensato a un seguito.” Archetipi dell’arte e protagonisti di quadri e sculture divenuti icone globali si sono moltiplicati abitanto le strade delle città: il bacio di Klimt e la ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, le donne di Modigliani e la Venere del Botticelli, le mani del Giudizio universale e il David di Michelangelo, il surrealismo di Magritte e il Putto di Raffaello, arrivando alla riproposizione del dittico di Piero della Francesca, con il doppio ritratto dei duchi di Urbino, posizionati su due sportellini, uno di fronte all’altro.

Ha raffigurato Dalì, Courbet, Picasso, l’autoritratto di Van Gogh, Warhol, le cui bollicine ‘pop’ acquatiche sono colorate. Lincoln, Mandela, lo scrittore Marquez e il compositore Verdi. L’iconica Marilyn, Totò, Hitchcock, il bacio felliniano tra Mastroianni e Anita Edberg e il Sordi vigile urbano. Hanno trovato spazio rock stars come Mercury, Winehouse, Bowie e personaggi della fantasia come Babbo Natale, ET, Cupido e Tex Willer. “Incontrare questi personaggi non è cosa consueta. Vivaldi, sempre così serio, la maschera e le bollicine lo sdrammatizzano. Il gioco e la sdrammatizzazione sono uno stile di vita. Viviamo sempre nel dramma, tutti commentano tutto, con aggressività e superficialità. Dovremmo stare più in silenzio e mettersi in ascolto, alleggerire la vita, dare una botta di colore. Non prendersi sul serio, alla fine è tutto un sogno.”

Ha fatto indossare un abito tradizionale germanico alla venere del Botticelli per dare il benvenuto all’arrivo del nuovo direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, di nazionalità tedesca. Gioca con la storia e con l’attualità. Nella sua galleria di ritratti si trovano lo stilista Armani, Papa Francesco, icone del calcio fiorentino come Batistuta. E anche Clet, street artist francese, fiorentino di adozione, insieme a uno dei suoi cartelli stradali. “Clet è stato uno dei primi street artist a Firenze. Rimasi colpito dai suoi interventi in Piazza del Campo a Siena e alla porta di San Niccolò a Firenze, trasformò due architetture in volti. Indipendentemente dal gusto, il percorso umano e artistico di Clet va omaggiato.”
Blub sceglie sempre personaggi portatori di positività. “Ogni tanto mi suggeriscono di dipingere personaggi politici negativi che affondano nell’acqua. Quello che non mi piace lo ignoro sennò, per un fatto di risonanza, dandogli importanza contribuirei a rafforzarlo.”

Le persone incontrando per strada Giulio Cesare o Willy il Coyote fanno un salto temporale e fantastico, si crea un rapporto intimo, divertito e complice con il ‘personaggio impossibile’. “Se passeggiando trovi Garibaldi dovrebbe essere spontaneo chiedergli: ‘Ciao, come stai?’ E alla Dama con l’Ermellino: ‘Come sta l’Ermellino?’ Lo spirito è questo, incontrarli nella quotidianità, messi alla nostra altezza, togliere la distanza e avvicinarli alle persone. L’approccio umano deve essere il medesimo sia se incontri il Papa che il calzolaio. Non è un problema di superiorità o inferiorità, amo l’uguaglianza che prescinde dallo status, adoro ridimensionarli a quello che sono: uomini e dintorni. Magari a qualcuno viene la voglia di prendersi un caffé con Buddha e Gesù.”

Serialità e sensibilità

In Blub si sente la vicinanza della serialità figlia di Warhol e della Pop art, i volti di questi famosi protagonisti provvisti di maschera attivano un giocoso corto circuito, si genera un’allegra empatia che raccoglie l’attenzione delle masse turistiche impegnate a rincorrere monumenti e musei. “Per un texano che viene nella culla del Rinascimento deve essere divertente trovarsi davanti Leonardo in versione subacquea. Incappare in tutta questa arte urbana diventa quasi una caccia. Attiva un aspetto ludico di scoperta di una città alternativa rispetto ai percorsi da guida turistica. La street art a Firenze in questi anni è stata rigogliosa ed eterogenea, quasi uno spirito rinascimentale.”

In alcuni casi ha toccato anche le corde della sensibilizzazione, l’opera della pistola ad acqua è emblematica, mentre quella del Sub Angel PeaceMaker, un angelo dalle grandi ali con in mano una bandiera bianca, è stata inviata in Norvegia per un’asta a favore dell’ALPC di Gaza e poi dipinto vicino al binario 10 della stazione ferroviaria di Viareggio, in memoria delle vittime dell’esplosione del treno cisterna. “Il piacere di fare cose per gli altri dà una gioia intensa, profonda, in collegamento con il mondo. Far star bene per un secondo anche una sola persona contribuisce nel suo piccolo a cambiare la risonanza del mondo.”

Firenze vuol dire casa

L’inserimento dei lavori di Blub nel contesto urbano non sono frutto di un’azione di bombing, anzi è un’attività molto parsimoniosa e curata. Ricerca un senso tra contenuto e contesto, un’armonia estetica con il luogo in cui viene incollata, come il David vicino all’Accademia oppure Dante nei pressi del Sasso omonimo, vicino all’altro Alighieri dello street artist Ache77. “Una volta trovammo uno sportellino su cui attaccammo Dante, solo dopo scoprimmo che eravamo in via dell’Inferno. Nella scelta talvolta ci si mettono di mezzo anche le vibrazioni.”

Firenze è la sua casa naturale, ma negli anni la diffusione del suo lavoro ha raggiunto moltissime città da Cadaqués a Londra, passando per Bruxelles, Roma, Venezia, Sansepolcro, Foggia, San Giminiano Pisa, Alghero, Arezzo, Rimini, Ferrara. “Adoro Lucca perché i miei lavori stanno bene in città dai piccoli spazi.” Vicino a Monteriggioni c’è l’intervento più grande che abbia mai realizzato, un murales di oltre 16 metri. Mentre per le vie di Utrecht ha omaggiato Banksy con uno dei suoi ratti. “Banksy è meraviglioso, lo ammiro per capacità che ha di sintetizzare la complessità.”

Stilare una mappa è impossibile, gli interventi in strada vengono rimossi, strappati, consumati dal tempo. È nella natura della street art quella di essere in balia del pubblico in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli deteriori. “Li hanno sciupati anche attaccando con del biadesivo delle vere e proprie maschere da sub, mascherine da carnevale, fiocchettini vari. Vai a capirne il senso.”

Blub è entrato anche nelle gallerie e nei musei, come al MANN Museo Archeologico di Napoli nel 2019. All’interno del percorso espositivo ‘Verso Thalassa’, una grande mostra sul mare, sul mito e sull’archeologia, hanno trovato spazio le opere che Blub ha costruito con i capolavori di Pompei. Carlo III di Borbone, Saffo, una maschera teatrale dell’antica Roma, le sculture antiche di Apollo, Giove Ammone, l’Efebo, Artemide, Venere Marina e Venere Lovatelli.

Nuove gabbie e innovazioni

Questo schema artistico ideato da Blub, questo meccanismo seriale di varianti, rischia di diventare un abito creativo con poco margine di manovra per nuove evoluzioni. “Il percorso è troppo breve per capire, vediamo come evolve. La ricerca di novità è una esigenza dell’ego e di una società che purtroppo, divora tutto molto velocemente, attivando ansie da prestazione. Però è vero, vivo un po’ di conflitto tra due posizioni: da un lato uscire dalla gabbia in cui Blub si è cacciato ricercando nuove evoluzioni, dall’altro lato c’è la parte sana alla quale non interessa fare cose nuove. Se devo essere sincero ci identifichiamo troppo nei ruoli che ci ingabbiano.”

La storia di Blub ci racconta come si possa trovare qualcosa di imprevisto, mentre si cerca altro. Osservare il mondo in modo non focalizzato, aperti all’opportunità inaspettate, con la voglia di suscitare una domanda, strappare un sorriso, stimolare curiosità divertendo. “Niente era programmato, tutto è avvenuto in un continuo flusso indipendente dal mio volere.”
Non sappiamo chi si cela dietro la maschera di Blub. L’anonimato distrugge l’ego dell’artista e lo salva dalle gabbie, s’intona al piacevole gusto di avere molteplici identità artistiche. Antidoto alla timidezza e riparo di sé stessi. Gli offre la possibilità di costruire altri fantasmagorici artisti che vivono parallelamente o che vivranno in futuro, essi stessi figli dell’invenzione. “Nella mia vita artistica Blub è solo un progetto che avrà una sua conclusione.”

Foto in copertina di Neil e le altre per gentile concessione dell’artista 

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  • Lorenzo Zambini

    Mi occupo di ZAP – Zona Aromatica Protetta, luogo di incontro e spazio per cultura e politiche giovanili. Laureato in Comunicazione, non mi piace né leggere, né scrivere. Amo rileggere, riscrivere, riguardare film e rivisitare città. Credo nel proverbio: non usare una accetta per togliere una mosca dalla fronte di un tuo amico.

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