Il brusio di Firenze – Raccontami Firenze

Raccontami Firenze

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Le finestre a volte fanno la differenza. Ti ritrovi a guardare fuori senza accorgertene catturata dal brusio del via vai del mondo circostante. Osservi, dal di fuori, quel flusso disordinato che attraversa trasversalmente il tempo di chi cammina, ride, mangia, parla, accompagna i figli a scuola e di chi, come te, guarda. Con semplicità e curiosità, alla finestra, ti chiedi chi alle 7.45 in Borgo Allegri ha sollevato con forza la saracinesca: sarà stato il figlio del vicino? il padre della tua amica? la fidanzata del dirimpettaio? Se quella signora sulla settantina, dai capelli corti, vestita bene ma in modo casual, ha già portato fuori la sua coppia di cani. Se oggi il fornaio ha preparato quei biscotti con le gocce di cioccolato che ti piacciono tanto.
Dietro la tua finestra, affacciata quel tanto che basta per scoprire e nascondersi al contempo, pensi alle parole in lingue diverse che s’intrecciano nell’aria: dai locali tutt’intorno s’alza il sottofondo creato da un chiacchiericcio multicolore. Gli arabi pregano. Gli americani sorseggiano long drink. I fiorentini si salutano. Le voci che si sovrappongono quasi si annullano; diventano sfondo insieme ai colori vivaci di una terra antica e fiera e ai suoi profumi regalo di cibi preziosi e di una natura rigogliosa.
Il brusio della vita di cui adesso fai parte diventa d’un tratto nebbia confondendo i tuoi sensi perché tutto è diverso, tutto è nuovo. Respiri più forte e decidi di perderti: destra o sinistra? Un giro intorno alle tue stazioni di vedetta, punti fermi e magici di un’osservazione partecipante a metà. Inizi con ciò di cui hai bisogno, dove trovarlo? Ma che meraviglia: il mercatino di Sant’Ambrogio. E più in là, invece cosa c’è? Guarda, ma certo questa strada porta a Santa Croce, e dietro? No, non ci credo: la biblioteca nazionale. E poi l’Arno, Ponte Vecchio: quanta gente! Oggi però non ho voglia di sentire il calore del caos turistico. Stop: voglio un caffè. Non ci credo: finalmente un bar che ti dà gratuitamente un bicchier d’acqua. Mi sono persa e adesso dove sono? Ma certo costeggio il Duomo. Proseguo. Vie, mura, ingressi maestosi. Piazze, monumenti, negozi. Mostre, librerie. Ristoranti, chiese.
Mi fermo. Un viso conosciuto.
“Ciao. Ma dov’eri finita?”
“A respirare l’aria della tua città”.
“Vuoi bere qualcosa?”
“D’accordo. Dove mi porti?”
“Qui un posto vale l’altro. Son tutti carini”.
“Devo scrivere. Hai carta e penna? Lascia stare. Già trovati”.
“Cosa scrivi? Ma è un disegno? Rettangoli? Ma vai già via?”

Sono due le finestre che segnano il confine tra il mio mondo e Firenze: vetri coperti da leggere tende di cotone color bianco ghiaccio da cui si intravede la cupola del Brunelleschi e dall’esterno all’interno il mio profilo in controluce. Le spalanco: questa volta mi sporgo. La notte è calda ed avvolgente. Decido di interrompere ciò che stavo facendo e di uscire. Cammino tra la folla, seguo gli odori di una nuova città, inizio a riconoscerli. Un’insolita sicurezza rende tutto più familiare. Lo cerco mentre ritrovo pezzi di me in una strada dopo l’altra. Mi faccio trascinare da melodie jazz suonate dal vivo all’ex convento di Sant’Orsola (eccezionalmente aperto al pubblico) ; resto incantata dalla bellezza dell’edera che ricopre i muri decadenti e ne delimita il perimetro. Questa volta mi disturba il brusio delle voci in sottofondo, troppi suoni che coprono il silenzio di un’atmosfera irripetibile. Sogno Firenze.
“Sei nel posto giusto”.
Una frase irrompe nei miei pensieri. Chi ha parlato?
“Non è così importante sapere chi sono io, non credi?”
“Di solito, invece, ci si presenta”.
“Basta sapere chi sei tu. Ed io lo so”.
“E cosa sai di grazia?”
“Che oggi il flusso dei tuoi pensieri ti ha portato qui da me, che cerchi la bellezza dei dettagli, che hai paura di riuscire, che pesi le parole, che soffri, che ami, che ti poni mille domande, che odi la stupidità degli esseri umani, che sei scettica ma credi. Che in questo momento ti stai chiedendo non solo chi io sia ma perché stia parlando con te. Che ami le finestre di casa tua. Che sei nel posto giusto”.

D’improvviso una fredda e fitta nebbia s’alzò da terra e investì l’intero quartiere. Le luci dei lampioni sembravano gruppi di lucciole, la musica si fermò, il mondo si zittì e tutto iniziò a girare sempre più velocemente. La gente iniziò a scappare. Uno strano vortice nero sembrava voler inghiottire tutto: la nebbia, la notte, le stelle, la città: me. Iniziai a urlare: aiuto, aiuto!

“Silvia, svegliati, ehi, va tutto bene”.
Mi misi a sedere di scatto: un incubo? Corsi alle finestre, aprii quella del salottino; un raggio di sole mi fece socchiudere gli occhi; a poco a poco mi abituai di nuovo alla luce. Sorrisi alla mia coinquilina. Tutto ok, fuori c’è il solito brusio di Firenze.

Un racconto di Simona Merlo

Sono Simona Merlo, invento alternative credibili da raccontare a me stessa quando al mattino, appena sveglia, penso: domani sarà diverso.

Ti piacerebbe vedere qui il tuo racconto? Allora partecipa a Raccontami Firenze, il nostro festival letterario online!

Credits: Xavier

 

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