Il catasto fiorentino: Robin Hood al contrario

catasto, toc toc firenze

 

L’argomento in questione è stato usato, spesso e volentieri, in maniera strumentale durante le campagne elettorali, senza che si affrontasse il problema dal verso giusto: l’equità.

Fra i tanti provvedimenti di cui sentiamo parlare ce n’è  uno che  riguarda la riforma del Catasto, che dovrebbe correggere le iniquità attuali del sistema.

E’ in base ad esso infatti che si pagano le tasse sulla proprietà degli immobili, una per tutte la famosa IMU.

Cercando un catasto più equo

In attesa dei decreti attuativi, tramite i quali sarà definito con precisione il funzionamento del Catasto, i nuovi parametri per la determinazione del valore catastale degli immobili dovrebbero essere i seguenti: metri quadri al posto dei vani, valori adeguati a quelli di mercato, sistema di calcolo che tenga conto delle specificità di ciascun immobile (l’anno di costruzione, il piano, lo stato di manutenzione ecc.).

La ratio del progetto di riforma è la seguente: gettito fiscale dello stato, invariato e spostamento della pressione fiscale dalla classe media a quella più agiata. Che un intervento del genere sia urgente appare evidente dal testo che Bankitalia ha presentato al Senato nel giugno scorso:

Una spedita revisione del catasto avrebbe effetti positivi sul piano distributivo. Lo scostamento fra valori di mercato e valori catastali tende a favorire i contribuenti più ricchi e a generare fenomeni di iniquità sia orizzontale sia verticale. L’ultimo aggiornamento del catasto risale al 1990.

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La situazione del catasto a Firenze

Dati catastali alla mano, accade, ad esempio, che il proprietario di una casa di sei vani in viale del Poggio Imperiale (rendita catastale 790) o in via del Salviatino (rendita catastale 724) paga meno imposte di un soggetto che possiede un sei vani in via Palazzuolo (rendita catastale 1347) o in via Ponte alle Mosse (rendita catastale 1053).

Se si confronta ciò con il valore patrimoniale degli immobili e con la rendita derivante dai canoni di locazione è semplice comprendere dove sta l’iniquità. La causa di quest’ultima è la classificazione degli immobili in base alla zona che, secondo il dettame di legge, dovrebbe essere omogenea.

In realtà però all’interno della stessa zona censuaria i valori degli immobili sono profondamente diversi fra loro. Per il Catasto, infatti, un immobile in Santa Croce ha lo stesso valore di uno con le medesime caratteristiche in via Palazzuolo, solo perché rientrano entrambi nella zona censuaria uno. Quest’ultima corrisponde all’area delimitata dalle vecchie mura cittadine ed è considerata la più pregiata. Ciò genera un’altra distorsione: una strada elegante come via del Poggio Imperiale, solo perché appena fuori dalle mura, è considerata di minor valore.

Aspettiamo i risultati

Resta da capire quanto tempo occorrerà perché la riforma vada in porto. L’iter legislativo e burocratico previsto per l’attuazione della riforma – sostiene il governo – terminerà tra circa cinque anni. Bankitalia è dello stesso avviso e prevede

tempi abbastanza lunghi, recentemente stimati nell’ordine di un quinquennio

La disputa sui tempi di attuazione della riforma ha coinvolto anche i tre professionisti di Viareggio che hanno ideato l’algoritmo che dovrà apportare equità fiscale all’interno del sistema, Daniele Bonuccelli, Marco Mancini e Roberto Taucci. Quest’ultimo ha dichiarato:

Ci abbiamo lavorato un anno e mezzo. Siamo in grado di determinare il valore immobiliare dell’intero Paese in meno di 10 giorni, basta che ci diano la possibilità di dimostrarlo.

Ci auguriamo che, per porre fine a questa situazione ingiusta che dura da troppo tempo, la riforma catastale venga inserita tempestivamente ai primi posti dell’agenda di governo.

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Verso una nuova equità

È un punto di partenza verso l’equità in un campo, come quello fiscale, capace di incidere in maniera determinante sulla mobilità sociale e di trasformare la cosiddetta “scala sociale” in una scala mobile, nei gradoni della Cupola del Brunelleschi o in uno scivolo viscido per le aspirazioni delle classi più svantaggiate.

È una riforma ancora più necessaria, dal momento che la crisi economica ha ulteriormente aumentato il divario tra ricchi e poveri, diventato ormai insostenibile se si vuole mantenere pace e coesione sociale.

Il 45% della ricchezza italiana, infatti, è nelle mani del 10 % della popolazione.

Credits: Repubblica Firenze, Discover Spring Texas, Comune di San Vero Milis.

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  • Ho la laurea in Giornalismo e penso di conseguire a breve la specialistica in Scienze politiche alla "Cesare Alfieri". Nel frattempo faccio anche il cameraman e scrivo.

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