Sindacato, giovani e lavoro: intervista al segretario toscano della CGIL Alessio Gramolati

“Il sindacato deve offrire la propria capacità organizzativa per consentire ai giovani di avere più forza contrattuale nel contesto sociale in cui vivono”. Con queste parole franche il segretario toscano della CGIL Alessio Gramolati risponde alla nostra domanda sui compiti del sindacato del futuro. “Strumento agile e sensibile, non un fine”, aggiunge.

I giovani italiani oggi non trovano lavoro, lo viviamo quotidianamente, forse non lo cercano più. Il sindacato, tradizionale intermediario con la galassia del mercato del lavoro, fa fatica a rappresentare la Generazione X, quella “perduta”, quella che si affaccia al futuro nell’economia post-industriale.

Siamo andati alla sede toscana della CGIL per capire qual è il rapporto tra i giovani e il sindacato

Un ossimoro forse. Come può una generazione che non trova lavoro rivolgersi a un ente che fa sempre più fatica a tutelare persino i lavoratori “adulti” e parlare il linguaggio dei giovani?Il problema principale è determinato dal fatto che i giovani non trovano il lavoro o lo trovano in forma precaria e di conseguenza è più difficile l’incontro con il sindacato”, ammette Gramolati.

Ma allora cosa può fare concretamente il sindacato per i giovani? “Deve offrire la propria capacità organizzativa per consentire ad essi di avere più forza contrattuale nel contesto sociale in cui vivono”.

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La realtà fiorentina e toscana racconta d’altronde che qualcosa si è mosso.

Nel 2012 gli iscritti sono aumentati di quasi 80mila unità, “di questi”, sottolinea il segretario, “oltre 1/3 hanno meno di 30 anni e tra i delegati questa percentuale sale al 40%.

Laddove i giovani trovano occasioni di lavoro stabile non solo si iscrivono ma spesso sono i protagonisti dell’azione sindacale.” E le iniziative messe in campo ci sono. “È stato avviato un progetto formativo e organizzativo che ha coinvolto giovani provenienti da tutti i territori e dai più svariati contesti associativi: dai campi di lavoro sui terreni confiscati alla mafia, al volontariato, all’impegno nella solidarietà. Questi stessi giovani stanno organizzando i propri coetanei sul territorio con modalità e obiettivi da loro scelti, tutti tesi a migliorare la loro condizione.”

A completare il quadro si aggiunge il progetto Giovani Sì, contrattato con le parti sociali e la Regione Toscana.

Il mondo di oggi ci racconta sempre più di pratiche diffuse di “selfbranding” dove il singolo si promuove sul mercato e si relaziona autonomamente con il mondo del lavoro, scavalcando spesso l’intermediario sindacale.

A questo proposito il segretario è netto e categorico. “Sono oltre 25 anni che si è affermata una cultura dell’atomizzazione della condizione lavorativa e questo ha concorso a creare la solitudine delle nuove generazioni. “Si è spacciata l’idea”, prosegue, “che da soli si arrivasse prima, perché si affrontava la scalata sociale più rapidamente.Il bilancio di questa tesi per i giovani è stato fallimentare.”

Se alcuni errori sono stati commessi in passato riconoscerli è il miglior modo per ripartire.Il sindacato deve uscire da una posizione difensiva sul lavoro e offrire una proposta che parli anche a coloro che il lavoro non ce l’hanno.” A questo proposito il segretario cita il Piano di Lavoro nazionale recentemente proposto dalla CGIL.

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Il nostro dialogo tocca inoltre l’argomento caldo della contrapposizione generazionale, spesso una “guerra tra poveri” che contrappone i padri ai figli.
Esistono le ricette sbagliate, prima fra tutte quella di contrapporre le generazioni : i padri con i figli. Il problema che evidenzia la crisi è quello di padri che perdono il lavoro e figli che non lo trovano, serve un’altra politica economia e sociale, questa ha fallito.” E qui anche un messaggio al mondo delle istituzioni alla politica di chi si aspetta “Interlocutori preparati aperti al confronto, con una visione che non è la protesi del passato ma un progetto nuovo che ridia senso alla parola ‘futuro’.”

Infine quando chiediamo cosa possano imparare i sindacati dai giovani Gramolati risponde che “possono imparare a leggere la contemporaneità a partire dalla sua componente più dinamica”. E una buona lettura della contemporaneità è tutto quello che la nuova generazione chiede al mondo “adulto” per trovare un posto nel mondo. E un lavoro.

 

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  • Nato a Palermo nell'89 della caduta del Muro di Berlino. Girovago, laureando alla magistrale di Scienze politiche alla Cesare Alfieri di Firenze e aspirante giornalista (passionaccia!). Mi piace la storia, seguo l'attualità, osservo la politica e ascolto Rock d'annata.

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