Intervista a Clet, si parla di street art e autorità

clet, toc toc firenze

L’immenso patrimonio storico, artistico e culturale di Firenze appare agli occhi di alcuni così ingombrante da soffocare la città stessa in un glorioso passato.

Sembra quasi ridurla ad un magnifico relitto di epoche trascorse, gremito sì di visitatori, ma privo di vita propria.
L’artista francese trapiantato a Firenze Clet Abraham, noto a tutti semplicemente come Clet, sembra volersi opporre ad un tale andamento per affermare con la sua street art una dimensione artistica contemporanea in città. Lo abbiamo intervistato nel suo negozio/atelier in via dell’olmo.

Come è nato il rapporto con Firenze?

In realtà è stato un caso, legato a motivi personali e familiari. Non ho mai avuto l’obiettivo preciso di venire a Firenze: prima di trasferirmi ci ero stato solo in vacanza.

Come vive la sua esperienza di artista in una città già così satura di arte?

É vero: Firenze è satura di arte, sembra che non vi sia neppure un muro libero! Ma la sfida è proprio questa; per poterla vincere occorre avvicinarsi in maniera diretta alla gente: per questo colloco sulla strada le mie opere. Se in passato gli artisti cercavano un rapporto col pubblico in altre realtà, io oggi lo cerco sulla strada.

clet, toc toc firenze

E se in passato vi era una iconografia sacra, nella realtà moderna e tecnologica di oggi sembra quasi che questo ruolo lo abbiano assunto i cartelli stradali.

Sì, i cartelli stradali sono dei simboli del potere che impone regole autoritativamente. La mia arte vuole spezzare questa simbologia accettata da tutti. L’idea è quella di rovesciare il meccanismo autoritativo che si cela dietro l’apparente banalità delle indicazioni stradali, in modo da sostituire al comando il dialogo. In altre parole, rendere il rapporto che si crea non più di univocità, ma di interazione.

E quindi in cosa consiste la finalità ultima delle sue opere?

Il fine è filosofico e politico: rendere i cittadini consapevoli, e non più passivi, in modo da risvegliare una partecipazione dal basso.

Quali sono i progetti per il futuro?

Attualmente mi occupo molto di scultura. In particolare lavoro per completare questa (indica la scultura nel suo atelier), vista così non dice molto, ma il suo significato sarà chiaro quando sarà collocata nel luogo per cui l’ho pensata.

Qual è il suo rapporto con i luoghi dove vivono le sue opere?

Con i luoghi cerco un’affinità emotiva; naturalmente per raggiungerla bisogna viverli ed instaurare con essi un dialogo.

clet, toc toc firenze

Quali sono invece i rapporti con il Comune e con le autorità?

Con le autorità ho avuto modo di parlare e di instaurare qualche rapporto, non invece col Comune. La sua attitudine è sempre stata di indifferenza, al massimo di tolleranza, né ha mai cercato un rapporto con me. Probabilmente pretenderebbe che io chiedessi con preghiere le autorizzazioni per il mio lavoro, ma è proprio questo che non voglio. Sarei invece contento se esso stesso si facesse avanti e mi commissionasse qualcosa.

Come ha potuto realizzare il naso alla torre di San Niccolò?

Ero stato invitato da un comitato a fare quel lavoro, e fu il comitato a tenere i rapporti col Comune. Il Comune si comportò come se mi stesse facendo un favore, un bellissimo regalo, a permettermi di realizzare quell’installazione.

clet, toc toc firenze

Come reagirebbe se un giorno le sue opere venissero esposte in un museo?

Sarei contento perché sarebbe un bel riconoscimento! Certo, si perderebbero le caratteristiche proprie della street art, ma è anche vero che è difficile conservare nel tempo le opere sulla strada. Del resto è anche il tempo a renderle più preziose e davvero uniche.

 

Credits: Copysteria.it

Top
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE