Dal tramonto all’alba- Raccontami Firenze

Questo racconto è uno dei partecipanti al nostro festival letterario online Raccontami Firenze.

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Blah! Disgustoso sarebbe un eufemismo. Eppure gli alcolici non mi dispiacciono. Qualche istante, minuto , ora , la mente ed i sensi si annebbiano . Ridi, sempre più forte, finché il tuo riso ti rientra in testa e ti convince che sei felice. La metafisica smette finalmente di dilaniarti dall’interno. Giusto un po’.
Credo che valga la pena qualche attimo di disgusto .
E con l’anima in fiamme esco dal piccolo locale in Via dei Macci, strada con un certo fascino. Sono prossimo al centro vitale di Firenze, ma non al suo interno.
Bastano le mie abitudini ed i miei atteggiamenti a definirmi. Vegeto in luoghi che conosco solo per nome e frequento per costume. Nessuna particolare aspirazione. Vivo. Quasi.
Tentoni svolto in Via dell’Agnolo e mi fermo a fare qualche trazione aggrappato a delle inferriate sotto degli archi, vicino a Viale della Giovine Italia. Idea folle, a stento riesco a non rigettare.
Dal Viale mi ricongiungo poi al Lungarno, con l’intenzione di percorrerlo verso Gavinana, ma il riflesso della luna sull’Arno mi paralizza in uno stato contemplativo .Mi appoggio all’inferriata in mezzo a Ponte San Niccolò, gambe divaricate, sguardo trasognato. Puro istinto, i miei pensieri si contorcono e si attorcigliano su loro stessi in confusione.
Non so quanto tempo passa, qualcosa mi risveglia dal torpore. Una carezza sulla spalla destra. Una ragazza, bellissima , un sorriso da far impallidire quello delle stelle, con eleganza fuma una sigaretta. Mi invita a seguirla con un cenno. Non chiedo perché, neanche a me stesso; lo faccio.
Attraversiamo il ponte. Tutto tace. Il chiaro della luna, che sta correndo per l’ennesima volta a nascondersi dietro le colline, ci fa compagnia, così come l’artificio dei lampioni, che la ragazza accarezza compiaciuta passandovi accanto.
Altra sponda, altra faccia dell’Arno. Al primo cestino getta il mozzicone conservato con attenzione. Ci fermiamo dinanzi a Piazza Giuseppe Poggi. Voltandosi verso di me, finalmente esclama “Non sei eccitato?”. Sorride e comincia a salire verso Piazzale Michelangelo saltellando allegramente, come una gioiosa e spensierata bambina. Impacciato, la seguo.
A più riprese ci fermiamo, lei pare fresca come una rosa, ma io ho bisogno di respirare e lei lo capisce. Non ho un buon fiato. Ad ogni fermata , sempre più in alto, Firenze si stende sotto il nostro sguardo, sempre più maestosa e la fanciulla accanto a me si illumina di una luce sempre più profonda e calda. Sorride.
Finalmente arriviamo in cima, sono sudato e la mia unica speranza è quella di cadere tramortito a terra e riposarmi, ma a quanto pare il mio corpo si rifiuta di dare retta alla mia mente, che nonostante tutto sembra lentamente riacquisire barlumi di lucidità.
Ci dirigiamo a sinistra e ci affacciamo sul Giardino dell’Iris. Qui all’unisono tiriamo un respirone sollevato, inalando quanta più aria possibile. E qui, per la seconda volta, sento la sua voce.
“Che aria fresca. I miei polmoni, è qui che respiro!”. Si volta verso il Giardino delle Rose e lo indica. “Tutto il verde della città ci fa respirare, ma è qui il mio diaframma, qui i miei muscoli intercostali si contraggono ed il mio torace si espande e si ritrae. Ed è opera vostra”. Sorridendo e saltellando agilmente si avvia ad affacciarsi sul Giardino delle Rose e volge il suo sguardo verso la città distesa sotto il suo sguardo. La seguo e rimango sconcertato dalla bellezza di quella visione.
“Posso sapere chi sei?”
“Davvero non lo sai? Domandalo a te stesso!”
“Non è possibile. Non esisti, non sei reale, sei una città. INANIMATA”.
Ecco. Nel suo viso è comparso un broncio, un’espressione dispiaciuta, delusa. Un po’ come quella di mia madre che non approvava la mia passione per i videogiochi ed il tempo che prendevano ad altre attività. Non mi piace.
“Vedi quella cupola? Immagino tu sappia cosa sia.” Ed ecco che mi trovo, o forse è uno scherzo della mia mente , in Piazza del Duomo, mi rendo conto di essere dinanzi ad una delle più meravigliose ed imponenti opere dell’uomo. Il mio sguardo sale verso l’alto e mi vengono le vertigini. Cado in ginocchio, prostrato, inchinato. “Il duomo…”
“Quello è il mio cuore, il centro della mia vita, da li è sempre partito ogni mio impulso vitale verso l’esterno, verso il resto della città, verso il resto del mondo. Non sono INVISIBILE. Non sono INANIMATA. La terra è antica, io ne sono parte. Esisto indipendentemente da tutto il resto…”
La interrompo sentendomi chiamato in causa “Così piccolo ed inutile…”
Sorridendo e non curandosi delle mie parole continua il suo discorso “… come oggetto. Ciascuno di voi è parte del mio sangue, della mia linfa vitale. Partendo dal mio cuore, battito dopo battito, mi avete dato un’anima. Dalle più piccole venature e straducole da voi costruite, alle più grandi arterie, i viali, generazioni di artisti e lavoratori mi hanno conferito un corpo attraente e ben funzionante. Generazioni di menti hanno costruito il mio cervello.” Mentre parla scorrono alla velocità della luce immagini di artisti all’opera. Mi trovo dentro gli Uffizi e li percorro rapidamente. Secoli di storia scorrono ai miei lati. Riprendo fiato ai Giardini di Boboli, il tempo di uno sguardo fugace a Palazzo Pitti poi tutto riprende a muoversi e mi trovo in Piazza della Signoria, poi a Ponte Vecchio. I miei occhi non sono più in grado di reggere il confronto con un simile impetuoso torrente di bellezza e vitalità . Li chiudo.
Quando li riapro sono nuovamente in Piazzale Michelangelo, mi gira la testa. Ormai è l’alba e nel cielo con maestose ed irruente pennellate sono dipinti i colori di una nuova giornata e di nuova vita. Tiro un profondo respiro. Mi sento meglio.
Mi giro verso di lei, che diviene sempre più trasparente ed intanginbile, sempre meno reale. Due timide lacrime mi incidono gli zigomi per poi percorrere tutto il viso.
“Non andare ora! Io … Non ho molto. Sofferenza, apatia, nulla di concreto prodotto con le mie forze. La mia vita è un eterno purgatorio. Non sono parte di questo!”.
“Cammina le mie strade, parla, canta, scrivi, ama. Ho visto scorrere infinite esistenze, nel corso del tempo ed ognuna ha portato al mondo un corposo apporto. Storie di passione , di tempo, di città. E quando giungerà il momento ti potrai ricongiungere alla terra e potrai partecipare con medesimo amore alle storie che preserva il futuro. Non sarai mai solo, sei parte di me. Ricorda…”
La sua immagine, ormai evanescente, comincia a sfumarsi in una polvere eterea, che una fresca ventata mattutina sparge in tutta la città dal terrazzo del Piazzale.

“… La Vita è Fantastica!” .

Un piacevole e stranamente tiepido brivido mi scuote tutto il corpo. Chiudo gli occhi e mi coglie uno di quei rarissimi e preziosi frammenti di tempo epifanici di cui poche altre volte nella mia vita ho avuto esperienza. Sono tutt’uno con la città. Tirando un sospiro mi sento piano piano mormorare :
“ Firenze ,TU sei Fantastica…”

Un racconto di Alessandro Romano

Sono nato 21 anni fa, amo la scrittura in ogni sua forma. Attualmente frequento un corso di sceneggiatura presso la Scuola Internazionale di Comics, a Firenze.

 

Credits: Francisco Antunes

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