Firenze è una smart city ma non lo sapevi

smart city firenze

Dall’idea di smart city alla storia del Piano Firenze digitale, nato per trasformare la città, rendendola più semplice, efficiente e sostenibile.

Se ne discute in tv, nei convegni, ci sono libri, ricerche, se ne parla nei programmi elettorali, nei laboratori civici e di partecipazione, ma cosa è davvero una smart city?

Smart chi?

Il termine “smart” negli ultimi anni è sempre più diffuso: dalla “Smart Box” per regalare a parenti ed amici una vacanza, alla “Carrozza Smart” sui treni ad alta velocità, allo “Smartphone” che ormai ha preso il posto dei cellulari, fino alle“smart cities”, considerate le città del futuro. Ormai qualsiasi cosa sembra essere diventata “smart”. Ma cosa vuol dire?

La traduzione letterale dall’inglese non ci viene in aiuto, “smart”, infatti, secondo il dizionario (Chambers 20° Century Dictionary, Edinburgh 2013) ha diverse traduzioni: da “tagliente e pungente”, a “acuto, vivace, spiritoso”, a “forte, veloce, efficiente” fino a “di moda, notevole”. Ma allora di cosa parliamo?
Smart City è interpretato nella maggior parte dei casi come “città intelligente”, il termine ha però un significato più profondo, che si è evoluto nel tempo.

Smart City!

Le prime volte che è stato utilizzato il termine “smart” in relazione alla realtà urbana si è parlato di “smart growth” (crescita intelligente), un approccio introdotto negli anni ‘80 negli Stati Uniti, nel pieno dell’avvio della riflessione sulla sostenibilità del modello di sviluppo, che cercava di mediare tra l’evoluzione delle città ed il rispetto delle condizioni ambientali nei nuovi insediamenti.

Queste idee si affermarono a breve anche nella discussione sui cambiamenti che stavano vivendo le città post-industriali, specie in Europa: vecchie zone produttive andavano svuotandosi e si poneva il problema di come sottrarle al degrado grazie alla rigenerazione urbana.
Il termine “smart”, da attributo della crescita, comincia ad essere usato per designare politiche di miglioramento e rigenerazione della città esistente, di recupero di spazi e funzioni: da “smart growth” si passa a “smart city”.

Si intende quindi una città che si ripensa e che, anche grazie all’innovazione tecnologica e all’applicazione delle tecnologie informatiche, migliora l’efficienza dei servizi, riduce il suo impatto sull’ambiente, rilancia la sua capacità di sviluppo economico.

Ed oggi?

Oggi la smart city è ancora più centrale: le città, infatti, devono dare la spinta per un nuovo modello di sviluppo, specialmente alla luce degli impegni sottoscritti dai Paesi del mondo con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Le città, oltre ad essere centro della vita economica, culturale e sociale del nostro tempo, accolgono ad oggi la maggioranza degli abitanti mondiali, e la tendenza è destinata a crescere ancora nei prossimi anni. Di conseguenza gli studi ed i progetti per guidare le trasformazioni delle città si sono moltiplicati negli anni, di pari passo alla crescita del numero e delle dimensioni delle metropoli, messe di fronte a sfide sempre più difficili per ripensarsi e riadattarsi ai cambiamenti produttivi, ambientali, tecnologici e sociali.

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Oggi è questo il centro delle riflessioni sul futuro, ed il concetto di smart city, che nel frattempo si è evoluto, si è arricchito ben oltre la dimensione tecnologica abbracciando un panorama di tematiche molto vario ed ampio.

Secondo uno dei primi studi effettuati dal professor Giffinger dell’Università di Vienna infatti, una smart city oggi è fatta di sei assi strategici: smart economy, smart mobility, smart environment, smart governance, smart living e smart people

Ci siamo!

Adesso è più chiaro di cosa parliamo. Nella sua accezione più ampia e aggiornata, la Smart City è una città che, grazie alla collaborazione di tutti gli attori urbani, cambia se stessa, mettendo al centro il benessere della persona in un quadro di sviluppo sostenibile, e lo fa grazie a politiche sistemiche e trasversali, sfruttando le nuove tecnologie e seguendo una pianificazione di lungo periodo.

La Smart City ha quindi come obiettivo l’approccio strategico alle politiche urbane. Una visione che poi viene calata in ognuna delle azioni messe in atto per i diversi settori: dall’urbanistica, allo sviluppo economico, ai servizi al cittadino, alla qualità dell’ambiente, ai trasporti, alle politiche sociali ed educative, alla partecipazione, alla trasparenza fino all’efficienza della pubblica amministrazione.

E Firenze cosa fa?

Sicuramente qualcosa di buono, visto che secondo gli ultimi studi siamo tra le 10 città più “smart” d’Italia, addirittura al terzo posto secondo l’ICity Rate 2017 elaborato da Forum PA. Un risultato che parte da lontano, frutto del lavoro di questi anni. Un lavoro che è sempre in itinere e vede la città impegnata in progetti importanti di cui presto si vedranno nuovi risultati.

Ed è proprio il Premio di Forum Pa “10×10=100 Progetti per cambiare la PA” che nel 2017 premia il “Piano Firenze Digitale: collaborare in digitale” tra i 100 progetti più innovativi Italia e tra i primi 10 nell’ambito  “Smart city, dati e IOT”.

Il Piano Firenze Digitale

Perché è “smart”? Facile. Primo, perché l’obiettivo è creare una città più vivibile. Secondo perché lo fa grazie a progetti e servizi innovativi, digitali e non. Terzo perché lo fa non solo creando qualcosa di nuovo ma anche cercando di usare al meglio quello che c’è già e costruendo reti e scambi di risorse già disponibili.

La città, infatti, ha già tantissime risorse, materiali ed immateriali. Pensiamo ad esempio, ed è il nostro caso, a dati, infrastrutture, devices, spazi, strumenti di gestione, controllo, analisi e comunicazione, conoscenze e competenze. Un patrimonio che già esiste, ed ha bisogno di essere messo a sistema per valere ancora di più.

Oggi, il limite più evidente alla valorizzazione piena di queste risorse è la mancata capacità di condividerle per integrarle all’interno di strategie comuni che abbiano come obiettivo migliorare la qualità della vita dei cittadini. Metterle a valore permette, ad esempio, di trovare soluzioni che diano servizi più accessibili e efficienti, meno inquinamento, meno traffico, riducano le inefficienze e gli sprechi, migliorino il rapporto tra la Pubblica Amministrazione ed il cittadino, migliorino la capacità di attrazione del territorio.

Aumentare il benessere delle persone in fin dei conti. Il Piano Firenze Digitale nasce per fare questo, grazie ad un’alleanza tra istituzioni e realtà importanti: la Regione Toscana, il Comune di Firenze, la Camera di Commercio e Confservizi Cispel Toscana, in rappresentanza delle Aziende partecipate di servizio pubblico. Un obiettivo ambizioso ed un piano di lavoro innovativo!

Collaborazione è innovazione

Chi amministra una città è come se fosse un direttore di orchestra: disegna la propria visione della città e indirizza le azioni nel lungo periodo su obiettivi chiari e assi prioritari. Un lavoro difficile, specie oggi in città complesse. L’orchestra da guidare è sempre più grande ed eterogenea: i musicisti con cui suonare sono i soggetti pubblici, quelli privati, quelli semi-pubblici e, soprattutto, gli stessi cittadini.

E’ un compito difficile: non solo tutti devono saper suonare la loro parte, ma devono saperla suonare insieme agli altri. Solo così ci sarà un buon concerto, grazie all’affiatamento e all’armonia tra tutti gli strumenti. La stessa cosa succede con le città.

Ed il Piano Firenze Digitale cerca proprio di fare questo: collaborare per costruire innovazione. E lo fa ad esempio mantenendo un dialogo aperto tra le diverse scale di governo del territorio, Regione e Comune, perché possano sviluppare progetti coerenti, o cercando di coinvolgere il mondo delle imprese, grazie alla collaborazione della Camera di Commercio, e ancora mettendo a valore il potenziale, non sempre del tutto valorizzato, delle Aziende di servizio pubblico locali, le utilities.

Quest’ultime, di solito controllate o partecipate dalla pubblica amministrazione, gestiscono settori determinanti (come il trasporto pubblico, l’illuminazione, l’edilizia pubblica, la sosta, la gestione dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia ed altri ancora) ed hanno in mano alcune delle leve fondamentali per la trasformazione delle città.

Gli obiettivi: da diminuire il traffico all’educazione al digitale

Il Piano Firenze Digitale è uno strumento aperto che, grazie alla collaborazione tra tutti gli attori ed all’integrazione delle rispettive banche dati vuole raggiungere alcuni importanti obiettivi, tra cui, ad esempio: creare una piattaforma digitale unica per rendere sempre più facile il dialogo tra cittadino, PA e gestori di servizi d’interesse pubblico, sviluppare strategie e sistemi sempre più efficienti per il controllo del traffico e promuovere una mobilità cittadina sempre più sostenibile, pianificare in maniera integrata i cantieri perché si riducano i tempi ed i disagi su commercianti e city users, promuovere le competenze digitali perché i nuovi servizi siano sempre più accessibili, facili ed efficienti per i cittadini.

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Per raggiungere questi obiettivi il Piano ha una durata triennale e si basa su piani operativi annuali, sempre aggiornati anche sulla base dei progressi riscontrati. Le principali risorse sono i dati, per cui l’obiettivo è aumentare la capacità di condividerli tra attori diversi al fine di metterli a valore ottimizzando le banche informative, uniformando i linguaggi, potenziano i canali di comunicazione, avvicinando i sistemi di gestione.

I dati: la risorsa più importante del Piano

In pratica molto del lavoro sta nel riuscire a far collaborare tra loro mondi diversi, che non sempre si parlano, con l’obiettivo di lavorare per migliorare assieme la città. Le azioni sono molte e diverse, forse la più importante, perché trasversale, è l’allineamento delle banche dati cittadine.

Infatti gli attori che partecipano al Piano gestiscono enormi quantità di dati e di informazioni utili, che lo sarebbero ancora di più se fossero messe in comune. Gestiscono, ad esempio, gran parte dei sottoservizi che passano nel sottosuolo, e quindi hanno i dati sule tubazioni, sui cavi, sulla fibra, sulle utenze. Hanno poi informazioni sul “livello zero”, perché sanno dove si trovano e come si gestiscono ad esempio lampioni, colonnine di ricarica elettrica, fontanelli pubblici, aree verdi comunali, le pensiline dei bus.

E ancora, in superficie, hanno dati sulla mobilità che provengono dai sensori del traffico, ma anche dai GPS sui mezzi pubblici, dalla centrale della Polizia Municipale, dai mezzi che puliscono le strade, dai sensori dei parcheggi. Oltre ai dati hanno anche informazioni importanti su cosa succede in città: eventi sportivi, mercati rionali, nuovi cantieri delle Utilities sul suolo pubblico, ad esempio, ma gestiscono anche segnalazioni e richieste che arrivano dai diversi canali generando informazioni ulteriori.

Tutto questo è un patrimonio. Basta riuscire a condividerlo perché abbia ancora più valore. Ad oggi, invece, e non solo a Firenze, non c’è ancora un unico linguaggio per gestirlo, un unico spazio dove condividerlo, manca quindi la possibilità di avere una panoramica chiara e completa di tutti i dati e le informazioni per farne sistema e migliorare i servizi che la città offre a cittadini, city users ed imprese.

Ma in pratica?

Qualche risultato concreto il Piano l’ha già ottenuto, molti altri arriveranno a breve. Vediamone alcuni.

Informazioni ai cittadini: Per quello che riguarda il dialogo e la comunicazione con il cittadino, è stata creata la piattaforma digitale Firenze Semplice che, grazie alla collaborazione tra Comune, Utilities e Camera di Commercio, permette di trovare tutte le informazioni sui servizi pubblici nell’area fiorentina in maniera facile, veloce ed intuitiva, tutto su un solo sito.

Un esempio: vuoi avere informazioni su come iscrivere i figli a scuola, sulle principali scadenze utili al cittadino, sulle farmacie di turno, sugli autobus, su come pagare le bollette? Oggi si può fare, finalmente, su un solo sito e con una chat on line a disposizione, invece di doverne consultare decine.

A breve si prevede inoltre che sarà possibile gestire in maniera unica tutte le segnalazioni che arrivano dai cittadini attraverso i vari canali ed utilizzare in maniera integrata tutti gli strumenti a disposizione dei vari attori per veicolare campagne informative o messaggi d’emergenza ai cittadini.

Come? Ad esempio inviando un unico messaggio visibile sia sulle pensiline intelligenti degli autobus, che sui pannelli stradali a messaggio variabile che su tutti gli schermi, i siti web ed i canali social del Comune. Un passo avanti importante per informare e avvisare i cittadini in modo rapido ed efficace.

Verso la mobilità 2.0

Gestione del traffico: Altro esempio importate riguarda la gestione della mobilità cittadina. Sarà infatti attivata una Centrale unica di controllo del traffico per ottimizzare la gestione degli spostamenti, informare i cittadini in maniera tempestiva, diminuire le emissioni inquinanti. Mettendo a sistema informazioni e dati in real time proventi ad esempio dai sensori di traffico, dalla Polizia Municipale, dai mezzi di trasporto pubblico, dalle flotte operative delle utilities, dai parcheggi, da chi gestisce i cantieri, oltre che dai servizi di car-sharing, bike sharing e taxi, sarà possibile gestire i flussi in maniera migliore.

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Questo perché grazie alla collaborazione tra tutti gli attori sarà possibile avere una panoramica competa ed aggiornata della situazione della mobilità e sviluppare strumenti sempre più affinati per intervenire tempestivamente sugli scenari di traffico, sui flussi semaforici, sulla deviazione dei percorsi, per indirizzare le auto grazie a canali di info-mobilità innovativi in grado di avvisare tempestivamente gli autisti e gli automobilisti.

Educazione digitale: Un ultimo esempio riguarda i progetti per la promozione dei servizi e delle competenze digitali per i cittadini. E’ inutile infatti pensare alla smaterializzazione delle procedure, a nuove piattaforme on line ed App, a nuovi servizi, se non se ne dà una giusta informazione e se gli utenti non sono pronti al loro utilizzo.

Per questo si interverrà su informazione ed educazione al digitale cercando di coinvolgere diverse platee di cittadini: dalle scuole, alle imprese, ai centri commerciali con un programma di incontri in diversi luoghi della città rivolti a diversi target di destinatari, per avvicinare sempre più i servizi digitali alle persone.

Non solo Firenze: dalle città a tutta la regione

L’esperienza fiorentina è interessante soprattutto per il modello di collaborazione che ha saputo sviluppare: non sono soltanto i progetti ma è soprattutto la forma di governance allargata ad essere innovativa, perchè è una base su cui sviluppare un approccio nuovo all’offerta dei servizi, che metta al centro il cittadino e che potrà avere forme sempre più stabili.

E’ un percorso che sta creando interesse: un’esperienza simile a quella fiorentina è in atto a Prato, dove si sta realizzando il Piano Prato Smart City che coinvolge non solo il Comune ma anche l’Università attraverso il PIN, le 16 Aziende che gestiscono i servizi d’interesse pubblico ma anche operatori culturali, associazioni, imprese, scuole e cittadini.

Sulla linea di queste esperienze, anche a livello regionale è stato firmato da poco un “Protocollo per lo sviluppo delle smart cities in Toscana”, che vede coinvolte, oltre a Firenze e Prato, anche Pisa, Siena e Grosseto, con l’obiettivo di rendere scalabile questo approccio interdisciplinare e collaborativo dalla dimensione della città fino a quella della Regione.

Dalle città, per cambiare il mondo

Siamo partiti da cosa volesse dire una parola, andando a definire un concetto che nel tempo si è evoluto, per arrivare poi all’esperienza del Piano Firenze Digitale. Un viaggio, che non deve farci perdere però la visione d’insieme, il senso delle cose. La prospettiva della smart city, quindi la creazione di una città sostenibile, dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, in cui migliora il benessere dei cittadini, è oggi una strada imprescindibile visto che nel 2030 oltre il 60% degli abitanti del pianeta vivrà nelle città.

Affrontare le grandi questioni sociali ed ambientali delle città, accompagnarle nei cambiamenti e trovare soluzioni innovative sarà cruciale nei prossimi anni: la sfida di un modello di sviluppo sostenibile e di qualità passa inesorabilmente da quanto e come sapremo trasformarle e farle essere protagoniste di un cambiamento non più rinviabile.

E’ un cambiamento difficile e faticoso, che è fatto di azioni piccole e visioni grandi, che vive di innovazione e collaborazione, un cambiamento da costruire ogni giorno ed in cui sarà fondamentale condividere e far circolare pratiche, esperienze e soluzioni. Costruire una città smart, per chi oggi amministra, è un modo per far diventare le comunità che guidano protagoniste di un futuro migliore.

Partecipa alla discussione!
  • Sara Naldoni

    Sono un architetto e mi piace architettare: non solo case ma città, spazi comuni, servizi d'interesse pubblico e più in generale qualsiasi progetto per un futuro più sostenibile, intelligente ed inclusivo.

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