Gli assedi e lo sport a Firenze

Assedi, Toc Toc Firenze

A cosa pensi quando si parla di assedi?

Il cinema racconta di grandi eserciti che, accampati fuori dalle mura nemiche, scatenavano piogge di frecce e pietre su malcapitati difensori che rendevano il favore con gli interessi riversando una buona dose d’olio bollente sui malcapitati che provavano a cimentarsi nella scalata delle mura o nell’abbattimento delle porte.

Se in alcuni casi tale visione idilliaca corrisponde a verità, solitamente però le migliori armi a disposizione dell’assediante erano la paura, la fame e il tradimento. La prospettiva di morire di fame o a causa delle epidemie era terribile e spesso induceva alcuni cittadini a tradire o i governanti a firmare la resa.

Ostentare sicurezza e sprezzo del pericolo era un metodo molto usato per tenere alto il morale delle proprie truppe e sconfortare il nemico, e spesso venivano approntate delle competizioni sportive per raggiungere tale scopo. Due esempi di questo genere di competizioni sono rimaste celebri nella storia di Firenze.

L’assedio di Castruccio Castracani

Uno è quello fornito dal vicario imperiale di Lucca Castruccio Castracani, che nonostante il nome poco temibile nel 1325 fece passare a Firenze uno dei momenti più terribili della sua storia.

Questi, saccheggiate Campi e Quaracchi, accampatosi a Peretola e devastati i territori di Careggi e Rifredi, capì che non poteva sperare di assaltare una città fortificata con dentro quasi 100.000 abitanti e così optò per una guerra di logoramento.

Assedi, Toc Toc Firenze

Da quanto ci dicono i cronisti, i fiorentini erano terrorizzati e Castruccio per fiaccare ancor più il morale cittadino fece correre tre palii sotto le mura: uno a cavallo, uno a piedi e, addirittura, uno dalle prostitute.

A Firenze il terrore era palpabile, ma i cittadini tennero duro e la città si salvò perché le truppe nemiche erano troppo esigue e impellenti impegni portarono Castruccio a Roma.

Carlo V a Firenze

Il secondo esempio ci è fornito dall’assedio delle truppe imperiali di Carlo V nel 1529.

In questa occasione il terrore doveva essere palpabile già prima dell’arrivo dell’esercito nemico se è vero che l’ingegnoso Michelangelo, che si era offerto di espandere la linea difensiva fino al colle di San Miniato e di proteggerne il campanile con un’impalcatura, a lavori quasi ultimati, ebbe una crisi di nervi e fuggì dalla città per ritornarvi solo qualche giorno dopo.

Come Castruccio, anche il principe d’Orange, viste le poderose difese di Firenze, si guardò bene dallo sferrare un attacco frontale alla città e si predispose per un lungo e paziente assedio.

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Stavolta però furono i fiorentini, dopo ben 5 mesi di assedio, a voler dimostrare di non essere intimoriti e anzi di aver la loro combattività intatta. Così il 17 febbraio 1530 alcune famiglie di nobili della città disputarono in Santa Croce una partita di quello che per noi è noto come “calcio storico”.

Le truppe imperiali però, se furono impressionate, lo nascosero bene, e continuarono l’assedio fino alla capitolazione della città che avvenne il 12 agosto a causa della morte dell’eroico comandante fiorentino Francesco Ferrucci che con le sue incursioni era riuscito fino ad allora a far arrivare i rifornimenti di viveri alla città.

credits: Ronel Reyescoronapaola64

 

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  • Nato a Prato nel '90 sono laureato in storia medievale, campo nel quale continuerò a specializzarmi. Ateo non molto convinto, ma fervente celiaco ho svariate passioni, tra le quali fare informazione.

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