Bright e i ricercatori di Firenze. Intervista con Angela Perulli

ricercatori di firenze

Siamo al penultimo incontro con i ricercatori di Firenze. Quest’oggi conosciamo la professoressa Angela Perulli

Associata del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, la professoressa Perulli insegna Sociologia Generale. Nell’ambito della sua partecipazione alla notte dei ricercatori di Firenze, le abbiamo chiesto in cosa consiste il suo lavoro all’interno del laboratorio di cui parleremo, e che presenzierà alla Via del Sapere, il prossimo 26 settembre. 

Noi siamo un laboratorio di scienze sociali, che ha, rispetto a un evento di questo genere, un primo problema: far capire di che cosa si occupano le scienze sociali e in che modo possa esistere una ricerca sociale e un laboratorio. Mentre è facile immaginare un laboratorio di chimica, perché nell’immaginario collettivo, nel senso comune, c’è lo scienziato con le provette e gli alambicchi che fa esperimenti..è molto meno chiaro quale possa essere l’attività di un laboratorio nell’ambito delle scienze sociali. Allora, se lo dobbiamo definire sinteticamente, noi siamo un gruppo di sociologi, ma anche di politologi, economisti, antropologi, di ricercatori con esperienza ed età variabile, tra docenti, assegnisti e dottorandi, che da ormai più di dieci anni, da quando il Laboratorio fu fondato da Paolo Giovannini, si occupano di comprendere la società in cui viviamo. Non un obiettivo da poco.
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Quindi, se dovessimo chiederle in cosa consiste la giornata tipo di un ricercatore, lei cosa ci direbbe?
La giornata tipo è caratterizzata da due livelli: uno è quello del lavoro fattivo, in cui alterniamo studi individuali, ricerche, costruzione di archivi, e questioni prettamente attinenti alle nostre indagini. La gran parte del nostro lavoro è collettivo, aspetto fondamentale legato all’idea del laboratorio di cui parlavamo. L’altro livello è quello che scherzosamente definirei “la maledizione del sociologo”, perché non si smette mai di fare il sociologo. Essa fa sì che io vada in giro, a far la spesa o a portare i miei figli a fare sport o in pizzeria con amici e nel mentre faccio osservazione sociologica su quello che mi accade intorno. Alle volte si vorrebbe anche staccare un po’ la testa, ma di fronte a situazioni quotidiane di interazioni tra le persone, non posso fare a meno di aguzzare il pensiero e mettere al lavoro la mia immaginazione sociologica.
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La sociologia cerca di svelare quali siano i meccanismi che consentono la convivenza umana, quali le forme del fare società, si interroga e ci interroga sui modelli che sottendono alle relazioni umane, pone dubbi, e le attività che proporremo nella notte dei ricercatori di Firenze faranno riferimento proprio a questo, ossia sfidare il senso comuneriflettere su ciò che pare ovvio e scontato.
A tale proposito, il vostro laboratorio, da cui si ispirerà l’attività che proporrete al pubblico durante la notte dei ricercatori di Firenze, porta il nome della rivista online di cui lei è direttore responsabile, “Cambio”. Dunque, sociologia 2.0.
Si. Abbiamo una rivista online, Cambio, al quarto anno di vita dal 2011, e che ha ormai una certa visibilità internazionale. Utilizziamo però molto anche degli innovativi strumenti che sono programmi pensati per l’analisi del testo e delle narrazioni. Programmi questi che impongono la necessità di superare l’idea che il computer corrisponda a un semplice elaboratore di numeri. Se si usa un programma di elaborazione di dati ci si deve aspettare che produca non solo una tabella, ma delle informazioni importanti per ricostruire in un modo scientificamente fondato, i dati quantitativi ma anche quelli derivante da tecniche qualitative.  Quanto ai laboratori previsti, questi saranno esperimenti sociologici proposti ai partecipanti, di riflessione sul significato quotidiano che diamo a codici e linguaggi che ci danno la possibilità di interagire con le persone e con il mondo.

In conclusione professoressa, qual è il messaggio che vorrebbe passare ai giovani che intendono perfezionare gli studi intraprendendo la strada della ricerca nel 2014?

Che la ricerca è una strada non semplice ma affascinante. E non è vero che i giovani e giovanissimi siano necessariamente svogliati o sfiduciati. Hanno modi diversi rispetto al passato di fare società, con limiti e potenzialità ancora da esprimere. Io vedo giovani che dedicano parte del loro tempo a gruppi studenteschi, ad attività pubbliche e impegni con la collettività. Dunque non tutto è perduto, nonostante il periodo sia indubbiamente difficile per realizzarsi. Quindi il mio consiglio è quello di provare, e non rassegnarsi.

Il prossimo incontro con i ricercatori di Firenze sarà direttamente dal CERM, istituto di cui ci ha parlato il professor Piccioli. Situato a Sesto Fiorentino nel grande polo scientifico universitario, si occupa di risonanza magnetica nucleare grazie all’apporto di un gruppo di circa cento ricercatori di vario grado (e anche provenienza) con il sostegno dell’UE. Tra loro conosceremo anche il professor Luchinat. Oltre ad averci illustrato in cosa consiste il suo campo di ricerca, ci ha gentilmente accompagnati in un tour guidato nella gigantesca struttura, che costituisce per l’ateneo fiorentino, motivo di eccellenza e rilevanza all’interno della comunità scientifica europea e internazionale. 

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Per tutte le notizie sulla notte dei ricercatori di Firenze clicca qui. Il programma dettagliato dell’evento invece, puoi trovarlo qui.

 Credits: umbimfoblogspot, tabulerase, training planet

 

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