In vino veritas – La bottega di Calliope

Quando si eccede in vizi come il bere o semplicemente quando si ha qualcosa da far annegare, il pensiero e le parole non sempre vanno di pari passo. I discorsi sono spontanei, senza filtri ed è qui che risiedono quelle piccole verità che prima non eravamo in grado di pronunciare. Questa settimana i ragazzi del gruppo di scrittura EsseCìEffe hanno cercato di imbrogliare quelle verità dentro un racconto, una poesia.

Basta un attimo

Accucciata nella sua parte del divano Vera guardava davanti a sé, oltre la tv accesa. Era già da qualche minuto che non la stava più osservando. Era stanca. Stanca di dire sempre le stesse cose, stanca di dover spiegare le sue ragioni, stanca di dover combattere per qualcosa che, probabilmente, le era dovuto. Fu questa riflessione a invaderle il cervello e a distoglierla da quel telefilm che amava tanto. Si era rannicchiata sul divano con addosso il suo plaid, ancora una volta, sperando che la tv potesse aiutarla a fermare i pensieri. I telefilm riuscivano a ipnotizzarla al punto che anche il dolore si dimenticava di farle male. Era come distaccarsi da sé e vivere la vita degli altri, quella non faceva soffrire, commuoveva, faceva sorridere, a volte lasciava un senso di amarezza profonda, ma non portava alla disperazione.

La sua situazione, invece, la esasperava. Non trovava via di uscita. Non riusciva neanche più a piangere e questo era davvero grave. Con le lacrime tutto veniva tirato fuori, espulso, messo in luce; liberarsi del dolore con il pianto era quasi una passeggiata. Perché qualsiasi fosse il problema diventava reale, concreto… lo poteva osservare come se fosse lì di fronte a lei, come se arrivasse e dicesse: “Salve, sono io il signor Problema, sono io a provocarti tutto quel male. Eccomi qui, parlami. Dimmi tutto quello che pensi e io me ne andrò!”. E di solito poi davvero la salutava, girava i tacchi e andava via. Quanti signor Problema erano passati per quel salotto, proprio nel punto dove Vera si trovava adesso. Si era asciugata le lacrime e li aveva osservati uscire dalla porta, con soddisfazione. Era sempre stata molto brava ad affrontare se stessa, una vera psicologa. Come se avesse ricevuto un dono. Era istinto, intuizione. Quella roba non si poteva certo trovare nei libri. Sapeva esattamente come doveva comportarsi. Magari a volte ci metteva più tempo. Ma era forte. Ancora di più poi con i Problemi degli altri. Ne aveva fatti uscire parecchi fuori dalla porta dei salotti altrui.

Quel signor Problema, invece, non si era mai presentato nel suo salotto. Per quanto avesse invano urlato il suo nome, per quanto avesse versato fiumi di lacrime per lui, per quanto avesse supplicato di potersi confrontare con lui faccia a faccia… niente. Quel Signore l’aveva completamente ignorata. E a poco a poco anche le lacrime erano finite. Si era arresa. Da tempo. E ora era solo stanca. Si era messa anche quel giorno davanti alla tv, per non pensare. Perché pensare non le era servito a niente. Ma quel giorno neanche i suoi cari telefilm riuscivano a tirarla su. Così si alzò e si diresse verso la cucina per prendere un bicchier d’acqua. Guardò verso la mensola dove il padre teneva gli alcolici. Fu un attimo… l’attimo dopo non c’era più.

Vera osservò il signore che le stava accanto. La sua vista era annebbiata, non riusciva a mettere a fuoco il viso della persona che cercava di rianimarla e non riusciva a capire dove si trovasse. Ma soprattutto: non aveva la minima idea di cosa fosse successo. L’ultimo ricordo che aveva era quella bottiglia, il liquido aspro e frizzante che le aveva pizzicato la lingua. Il Signore le chiese come si sentisse. “Bene, credo… Dove sono?”. “Dove hai mandato tutti coloro che ti facevano male.”. Vera si mise seduta e si guardò intorno, sembrava una stanza di ospedale. Non capì le parole di quello strano individuo… “Chi?” chiese attonita. “I tuoi problemi, e quelli degli altri… Pensavi davvero che una volta capito il problema e trovata la soluzione, questo sparisse nel nulla… con un bel calcio in culo?”. “Non può essere…”. Stava sognando. Non poteva essere altrimenti. “Tu non affronti i problemi, li fuggi… impari ad aggirarli. Impari a chiuderli in una bolla di vetro o a tenerli lì, sulla soglia della porta. Certo, ti sembra di stare bene dopo… Ma… poi sono arrivato io, il Problema dei Problemi… e sei crollata bimbina. Ti sei rivelata fragile… e stupida”. Vera abbassò gli occhi mortificata. Quel maledetto signor Problema non l’aveva considerata per giorni e ora… era arrivato e l’aveva umiliata così. E la cosa peggiore è che sì, aveva ragione lui. Altro che psicologa. Esperta nei meccanismi di difesa, non certo della cura.

Aprì gli occhi. Sua madre le carezzò la guancia. “Non sapevi di essere allergica ai solfiti. Avrai bevuto sì e no due gocce di vino… E sei svenuta. Uno shock anafilattico. Fortuna che avevo in casa le siringhe! Ma… perché hai bevuto?”. “Perché volevo smettere di fuggire, mamma”.

Autrice: Mariagiovanna Grifi

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In vino veritas

Calice,
portatore di verità.

Sorso dopo sorso,
un bicchiere dopo l’altro,
l’ebbrezza ti avvolge,
come in un caldo abbraccio.

Nudo pian piano diventa il pensiero,
senza grossi turbamenti,
fai e dici cose
senza ripensamenti.

L’inconscio si libera,
entra in circolo l’euforia.

Abbandoni per un po’ la razionalità,
fai un salto,
ti tuffi nel vuoto
nell’emozione che ormai è in gioco.

Autrice: Monica Ricci

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Credits: Gwydion M. Williams; Vitorio Benedetti

 

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