Le riviste fiorentine nei primi anni del ‘900

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Prima dell’arrivo di Toc Toc, cosa veniva letto a Firenze? Quali erano le riviste fiorentine che raccontavano l’evoluzione della città?

 

All’inizio del secolo scorso un’ intensa attività culturale attraversava la città donando energia a varie iniziative cartacee, che godevano sia dell’entusiasmo per la belle epoquè giolittiana sia, al contrario, della polemica nei confronti di quest’ultima, a causa dei continui trasformismi dei suoi rappresentanti e della mancanza di impegno morale richiesto al parlamento.

Soffia il vento del cambiamento

I redattori sono giovani, letterati e affascinati da Nietschen e Bergson, senza aderire tutti ad una sola corrente politica, ma mantenendo come nemici comuni positivismo, materialismo, socialismo e parlamentarismo democratico (scusate tutti gli –ismo!).

Le riviste fiorentine in questo fermento sono diverse, ma alcune si stagliano per importanza ed influenza nel dibattito politico e culturale del tempo.

La Voce (1908-1916): questa rivista fondata da Prezzolini si pone all’inizio come obiettivo quello di coinvolgere gli uomini di cultura nella vita politica italiana così da influenzare l’opinione pubblica (insomma come adesso la cosiddetta “società civile” cerca di trovare spazio e appunto, Voce, tra le pieghe della politica); in un secondo stadio, segue una svolta puramente letteraria per cui i temi diventano puramente artistici e si pubblicano novelle, poesie e scritti anche di grandi autori come Ungaretti, Campana e Palazzeschi. Per questa svolta “soft”, abbandonando la militanza, venne ribattezzata “Voce Bianca”.

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Il Leonardo: ancor più di breve durata (dal 1903 al 1907) questa rivista appare in polemica con tutto; sia con il materialismo che con il cristianesimo, sia con il socialismo che con la democrazia parlamentare, sia con il positivismo che con il verismo. L’unica cosa su cui concorda è di combattere ogni forma di conformismo e costrizione attraverso l’arte; di orientamento politico nazionalista, dopo cinque anni di sforzi per descrivere “l’anima vile italiana” i fondatori decisero che anche questo era inutile e che era inutile continuare.

Il Marzocco: richiamando l’emblema di Firenze nel nome, come primo obiettivo ebbe quello di evitare ogni giudizio morale o sociologico, ma assunse presto una colorazione politica affine al capitalismo imprenditoriale e alla borghesia.

Lacerba: famosa per aver accolto tra le sue pagine l’articolo Vogliamo la Guerra! Di Papini, aveva un’impronta profondamente polemica e futurista, esaltando l’individuo.

Rassegna Nazionale: fu l’unica tra le riviste fiorentine a difendere i colori cattolici e conservatori, comunque nazionalisti, diffusa negli ambienti aristocratici e ministeriali; la pubblicazione iniziò nel 1879 e finì nel 1952.

 

credits: riviste ‘900, giornali

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  • Sono nata a Firenze, studio Economia e vivo con orgoglio da sempre in questa città: spero quindi di poterla anche raccontare.

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