“Lettera a un bambino mai nato”

Lettera a un bambino mai nato, Toc Toc Firenze

Oriana Fallaci è la giornalista italiana più conosciuta al mondo.

Nata nel 1929 nella nostra bellissima Firenze, affermava: “Mi ritengo una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione.”
Gira il mondo intervistando i più potenti della terra e seguendo i conflitti più importanti del nostro tempo, dal Vietnam al Medio Oriente.
Fa della propria passione il proprio lavoro e la ragione della propria esistenza.
Vive per molti anni a New York, ma nell’agosto 2006 avvertendo che il cancro le lascia ormai poco da vivere, chiede di essere riportata nella sua amata Firenze, dove muore il 15 settembre.
La sua tomba si trova al cimitero degli Allori di Firenze, vi sono incise tre parole: «Oriana Fallaci. Scrittore».

 

Oriana fallaci, Toc Toc Firenze

“Lettera a un bambino mai nato”

Oltre che giornalista Oriana era anche una scrittrice (o meglio “scrittore” come lei stessa si definiva).
Uno tra i suoi libri più celebri è “Lettera a un bambino mai nato”, pubblicato da Rizzoli nel 1975 e tradotto in ben ventisette Paesi.
Il libro è un tragico e commovente monologo di una donna al figlio che porta in grembo.
La donna non ha un nome, né un volto, né un’età; è la stessa Oriana a dichiarare in un’intervista di non aver voluto darle un volto “affinché ogni donna potesse riconoscersi in lei”.
Un libro dedicato “da una donna per tutte le donne”, ma una lettura certamente interessante anche per i maschietti che leggendolo potranno comprendere le angosce e le preoccupazioni di una donna in stato interessante.
La donna parla al figlio nascituro in modo tagliente e diretto; senza filtri gli espone i propri tormenti e i propri interrogativi: la maternità è un dovere o una scelta? Un uomo non resta “incinto”, ciò è un vantaggio o una limitazione?
È giusto imporre la vita? Se il bambino potesse scegliere, preferirebbe nascere e soffrire o restare nel nulla?

Inoltre alla focale domanda se sia giusto nei confronti del bambino dare la vita o negarla, vi è un altro importante tema su cui la protagonista si sofferma: è giusto limitare o rinunciare alla propria libertà per dare la vita?
Invero la libertà e l’individualità di una donna possono essere molto limitate dalla nascita di un bambino.
Dovrebbe ella rinunciare all’indipendenza e all’attività professionale che magari ha inseguito per tutta la vita? Dovrebbe ella ridursi ad essere un contenitore?
La donna dopo essere stata costretta a letto per diversi giorni a causa di complicazioni nella gravidanza, si domanda infatti espressamente: “cos’è questo tuo diritto ad esistere che non tiene conto del mio diritto ad esistere?”
La donna non dà mai delle risposte sicure né a sé stessa né al bambino.
Un passaggio meritevole di nota è il processo al quale la donna immagina di essere sottoposta:
Una giuria composta dalle persone che l’hanno assistita durante la gravidanza, dibatte se vi sia stata o meno, nella morte del feto, colpevolezza della donna e l’arringa tenuta da ciascuno di loro fa emergere diversi punti di vista, ognuno dotato di pregi e limiti e tutti molto stimolanti.
Questo libro non offre certezze bensì invita a porsi delle domande sulla maternità e sul discusso tema dell’aborto, muovendo da prospettive diverse, poiché è fondamentale chiedersi i perché, senza stancarsi e a costo di soffrire.

Buona lettura!

 

Oriana Italy

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